Quando l’autunno avanza e il mondo si veste d’oro e di silenzio, l’anima percepisce un richiamo discreto: lasciare andare, come le foglie al vento, ciò che non serve più. Non si tratta di rinnegare il passato, ma di lasciarlo scivolare via senza opporre resistenza, aprendo spazio a una presenza più limpida. La meditazione in questa stagione non è sforzo, ma abbandono naturale, un sostare quieto che rivela quanto la vera libertà non sia altrove, bensì in quel vuoto fecondo che resta quando ogni maschera si dissolve.
Le stagioni, sia quelle meteorologiche che della vita, si succedono di continuo. Ma tu sei sempre lo stesso. Osservi, partecipi, t’identifichi, per un po’ di tempo credi, poi – quando ti accorgi che qualche furbastro ti sta turlupinando – dubiti. Fintantoché rimani intrappolato nella gabbia dei pensieri volubili (indisciplinati) che – invece di servirti – assorbono, di volta in volta, tutta la tua attenzione, ti sentirai inquieto, forse persino insoddisfatto. Al contrario, non appena ti renderai conto che questa situazione di stallo, d’identità con la periferia dell’essere, di dipendenza psicologica dai giudizi o dalle dichiarazioni di una autorità morale (?) esterna – diversa, cioè, dalla tua stessa coscienza – è del tutto deleteria, t’incamminerai sulla via che conduce dal sonno al risveglio.
Meditare in autunno
Mentre la natura si spoglia e cambia d’abito ancora una volta,
mentre la ruota del tempo e della vita reitera l’ennesimo giro,
così come il sottile fermento della trasformazione coinvolge il tuo essere a tutti i livelli,
tu, solitario, rinchiuso ancora nella gabbia della mente,
aneli una fuga, una vittoria, un riscatto, che ami chiamare liberazione.
Mentre il centro e la periferia si osteggiano in una guerra senza fine
e tu li osservi stanco senza riuscire – quasi – tanto meno a reagire,
non appropriarti più, lascia cadere le foglie gialle dei pensieri.
Rimani spoglio, forse senza difese, ma nudo e libero a contemplare calmo,
il paesaggio, l’anima, la quintessenza di tutto ciò ch’é meglio.
Epilogo
Nel silenzio dell’autunno, quando gli alberi restano nudi e il cielo si fa più ampio, la meditazione sussurra la sua lezione più semplice: non temere di lasciar andare. In quel vuoto che resta non c’è mancanza, ma un respiro nuovo, uno spazio limpido dove l’essere si posa senza bisogno di altro. Così, tra foglie cadute e luce più tenue, l’anima ritrova la sua forma essenziale, lieve e presente come una carezza invisibile.
