Cos’è che può aiutarmi?

Semina un pensiero e nascerà un’azione. Semina un’azione e nascerà un’abitudine. Semina un’abitudine e nascerà un carattere. Semina un carattere e nascerà un destino. Poiché la mente precede i modi d’essere, originati dalla mente, creati dalla mente. Nella mente ha origine la sofferenza; nella mente ha origine la cessazione della sofferenza. (Anguttara Nikaya)

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Cos’è che può aiutarmi? La ricerca spirituale, la via interiore, la pratica della meditazione, dello yoga, il perseguimento dell’equilibrio, la concentrazione, la presenza di spirito, la consapevolezza, la fede? Sono temi che in ambito religioso ricorrono di continuo e, in qualche modo, apportano tutti piccoli o grandi benefici. Ma qual’é, sempre che esista, il fattore che più li accomuna? Il cardine attorno a cui ruota la giostra spirituale è sempre lo stesso …

Da una parte c’è la molla dell’insoddisfazione che spinge a sperimentare sempre nuovi espedienti. Dall’altra c’è la convinzione che ciascun espediente condurrà a buon fine. Il punto cruciale è, dunque, la convinzione? Per quanto pensiero e realtà si sovrappongano, l’oggettività prevale sempre. Sicché ritorniamo al punto di partenza, al centro della ruota.

L’esistenza è ciclica. Sequele di circostanze si succedono e alternano ripetutamente. Ma il centro permane immobile. E’ l’elemento invariante. Le gioie, i dolori, perfino i sentimenti sono periferia. La meditazione consiste nel riconoscersi soprattutto centro. I metodi per realizzare la tua vera natura sono tanti. Da parte mia posso suggerirti – sosteneva il mio maestro di meditazione – che la pratica del silenzio contemplativo è tra le più importanti.

Cos’è che può aiutarmi a superare la mancanza cronica d’energia che mi attanaglia periodicamente? Una carenza che si ripresenta, per giunta, nei momenti cruciali allorquando, ad esempio, dovrei dimostrarmi più presente, più efficiente. Un’insufficienza d’energia che si ripropone persino quando sono più aperto, disponibile, pronto a dare prim’ancora di ricevere.

Mi limito, quindi, a riportare i suggerimenti che mi offrì benevolmente il mio insegnante di meditazione, un anziano ed esperto maestro zen. Il tentativo cui m’accingo è relativamente improbo, perché quegli impartiva con la sua stessa presenza, con l’esempio, creando e ricreando situazioni d’approfondimento, paradossi e poche, davvero poche spiegazioni.

“Rivolgiti sempre all’evidenza. Ricerca il nucleo della tua personalità, fanne l’obbiettivo primario della tua pratica. Se ti dicessi concentra il tuo spirito sarebbe troppo vago. Tu, invece, scendi in profondità ed individua il centro virtuale del tuo essere. Scocca il dardo dell’attenzione. Se anelito e fermezza coincidono giungerai in prossimità della meta. Laddove i raggi della ruota convergono, ma nel contempo svaniscono. Nel punto in cui l’estrema abilità dell’essere si trasforma nell’incomprensibile mistero del non-essere per ridar luogo e linfa e illuminare ciò che c’era già, i risvolti dell’evidenza.”

Sinonimi ed esemplificazioni diventano ora ben più che comprensibili. Cogli, l’attimo, diventa consapevole della pausa, coltiva la presenza di spirito, muoviti all’unisono o interagisci senza pensare. La finalità è sempre quella di cogliere l’essenza per disvelare il rumore del silenzio, il miracolo dell’acqua che deterge ma non bagna, lo scroscio della pioggia che si ferma a mezz’aria. Più chiaro di così … prima d’accomiatarsi brandì la sciabola della discriminazione e sorrise. Sicché rimasi solo, solo coi muri, solo in ogni momento. 
 

Epilogo

Corpo-mente-psiche e spirito sono tutt’uno. Illustrano, in sintesi, il modo di rappresentare la medesima realtà. In ambito spirituale non v’è nulla che possa aiutarti veramente se non metter da parte – per brevi periodi – la mente e praticare, quindi, la meditazione.

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