Il vero bandolo della matassa esistenziale non si dipana nella furia del fare, ma nell’arte della meditazione, l’unica via per disincagliare il naviglio della consapevolezza dalle secche dell’urgenza. Quando l’orizzonte si tinge di plumbeo e l’impasse sembra definitiva, il sentiero, per chi sa attendere con fiduciosa presenza, si schiude … Questo scritto non offre soluzioni preconfezionate, ma un invito sottile a dimorare nel ritmo segreto del reale, dove ogni dissolvenza porta in grembo il seme di un’alba nuova.
La vita ha ritmi propri. In ogni momento potrebbe verificarsi un’impasse. Ma se speri di risolverla in un batter d’occhio, o forzando i tempi, non otterrai nulla, il tuo vascello esistenziale si arenerà tra le secche dell’inconsapevolezza. Al contrario, se attendi fiducioso ottemperando i tuoi obblighi, nonché gli esercizi spirituali come la meditazione, una fiammella rischiarerà l’orizzonte. Ciascuna fine, quella di un’attività, di un amore, …, è sempre un nuovo inizio.
Senza fine
Il tempo è grigio, ma quando questi versi anomali, ora come tra mille anni, finiranno in un falò, sprigioneranno scintille di gioia.
Il tempo è plumbeo, ma l’aria è tersa e la luce così vivida che l’eternità ti sembra quasi scontata.
Oggi mi piacerebbe credere alle favole. Una tra le tante di cui è costellata la nostra breve, ma incommensurabile vita.
Amo riflettere sul nulla. Chiudo gli occhi, li convergo al centro e attendo.
Il momento è propizio. Una preghiera sottile tenta di farsi strada vibrando sulle labbra dischiuse.
Che ci sarà mai al centro? Se pazienti a sufficienza credo che lo scoprirai.
Ciascuna fine è sempre un nuovo inizio.
Se sei triste, quella mestizia si rivelerà vera gioia.
Se sei ansioso, la stessa angoscia si trasformerà in portentosa fiducia.
Se sei ammalato avvertirai uno spiraglio. Non voglio illuderti, ma forse è l’inizio della guarigione.
Che ci sarà mai al centro? Bene, mi volgo fuori e tra le nubi scorgo una fenditura, uno squarcio, uno scorcio sereno che non filtra e non deforma più la realtà.
Il centro è vuoto. Nel centro non v’è nulla che tu stesso non stia già proiettando. Concentrarsi in un punto specifico? Non è importante.
Semmai convergi e concentrati sull’essenza dei pensieri, sull’avvento della non-mente che è il subentro della meditazione.
E la sola vera fine che conosco è quella che trasformerà quest’inconsueto o giocoso intermezzo in un’incredibile estatico silenzio.
Epilogo
Il centro, dunque, si rivela uno spazio inabitato, uno specchio terso che riflette solo ciò che la nostra quiete interiore vi proietta. Non è un punto geografico della mente, ma l’avvento della non-mente, la soglia ove il pensiero cessa di filtrare e deformare la realtà. È in questo squarcio sereno, nell’estatico silenzio che segue l’intermezzo giocoso dell’attività, che risiede l’unica vera e incommensurabile pace. Lì, nel vuoto che accoglie, l’ansia si stempera in fiducia e la mestizia schiude il suo volto di pura gioia.

