Nel nostro spazio interiore, un flusso incessante di frasi e pensieri si manifesta senza sosta, emergendo da una sorgente impalpabile per poi svanire, come parole affidate al vento. Queste espressioni dell’animo, simili a fremiti o a incisioni sulla sabbia, attraversano la soglia della nostra coscienza per un istante, per poi ritornare all’amalgama informe da cui hanno avuto origine. Questo moto perpetuo, che può apparire caotico, è in realtà un tentativo dell’essere di coniugare il frastuono del mondo con le note del silenzio, di ricondurre le apparenze a una realtà più salda e genuina. La pratica della meditazione ci offre la possibilità di osservare questo flusso non come un’interferenza, ma come un fenomeno naturale. Ci invita a diventare testimoni del viaggio che ogni pensiero compie, dal suo scaturire dal nulla al suo quieto ritorno, senza scopo apparente se non quello di ritemprare e portare armonia.
Le poesie sono parole al vento che tuttavia ritemprano. Tranne che in rare occasioni, le poesie non hanno scopi. Scaturiscono dal nulla, sono trasportate da un soffio, viaggiano nel regno dell’impalpabile per raggiungere la terra senza mete dell’armonia, della quiete, della meditazione. Coniugano le note del silenzio con il frastuono del mondo. Tentano di ricondurre le apparenze ad una sana realtà. Celebrano la vittoria dell’amore sulla violenza, di tutto ciò che permane sull’effimero, della gentilezza sulla crudeltà.
– Parole al vento –
Frasi che si succedono senza sosta.
Pensieri incisi sulla sabbia, impressi nella memoria individuale, poi collettiva.
Fremiti. Passioni o titubanze?
Un lessico che scaturisce dal nulla. Oltrepassa l’uscio della coscienza
per ripiombare infine nell’amalgama informe da cui è nato.
Nell’arco una moltitudine d’eventi
che tuttavia si riconducono sempre
a una circostanza primeva, tu che leggi.
Per il solo fatto di pensarlo
sei straordinariamente unico.
Epilogo
Dinanzi alla moltitudine di eventi interiori ed esteriori, alla processione di passioni, titubanze e intuizioni che popolano la nostra esistenza, potremmo sentirci smarriti. Eppure, ogni singolo frammento di questa vasta esperienza si riconduce sempre a una circostanza unica e primordiale: la tua stessa presenza, tu che in questo momento leggi e percepisci. L’intero universo di pensieri e sensazioni esiste e assume significato unicamente in funzione di un centro che lo testimonia. Il semplice fatto di essere il campo cosciente in cui tutto questo accade ti conferisce un valore straordinario e irripetibile. Questa non è una celebrazione dell’ego, ma il riconoscimento della sacralità della tua posizione di osservatore. In questa realizzazione risiede il punto di arrivo di ogni ricerca: la scoperta che la quiete non è assenza di pensieri, ma la serena consapevolezza di colui che li guarda passare.
