La meditazione è come un varco silenzioso che si apre nel cuore del presente, un gesto lieve che invita a respirare senza meta, a dimorare nell’istante. Non è un concetto, ma un sentire vivo, nudo, che disfa i veli dell’abitudine per restituire all’essere la sua semplicità. In questo spazio interiore, anche la parola si fa tenue, quasi scompare, lasciando che il silenzio parli. Così, tra versi e pause, s’intravede la quieta meraviglia di chi resta, semplicemente, ad ascoltare.
Diversi anni fa, quando cominciai a collaborare, quasi per gioco, con il sito meditare.it, non avrei pensato di rifugiarmi tanto spesso nella poesia. Il suo vantaggio è nel formulare la meditazione così in sintesi da superare agevolmente gli schemi concettuali – che l’inviluppano nella religione dell’astratto – per ricondurla alla quotidianità reale. L’adesso, vissuto e rivissuto giorno per giorno, istante per istante, con i suoi innumerevoli problemi pratici, ma con la forza, il cipiglio e il coraggio per superarli sempre, senza clamore, senza erigersi, senza abbassarsi, senza sapere cosa accadrà tra un po’ …
Meditazione silente
Taci, è semplice, no?
Non proferir, non pensare, senti solo di essere.
Così come nuvole in cielo
– li vedi quegli sprazzi di luce? –
gli stati d’animo, l’umore, s’alternano.
Ma tu rimani fermo. Cos’è che s’avvicenda?
Il respiro, un breve fremito che sorge pressoché dal nulla
per sospingerti verso i lidi senza approdo del silenzio.
Il conforto dell’eremo t’accoglie, ma è sempre dentro.
Così quando la pausa ti sembrerà conclusa
– che cicaleccio insistente –
lo condurrai con te malgrado tutto.
Epilogo
Quando tutto tace, il senso si compie. Non serve cercare altrove ciò che già vibra nel respiro, in quella pausa che non chiede nulla. La meditazione è un ritorno discreto, una soglia che non separa ma accoglie. Nel silenzio, ogni suono ritrova la sua origine, ogni pensiero si scioglie come nebbia al sole. E allora resta solo la presenza, limpida, essenziale: la parola tace, ma il vivere parla.
