La meditazione non s’impone con teorie astratte né si risolve in formule scientifiche: è un sussurro che si rinviene nei dettagli, nei margini, nei risvolti più sottili dell’esperienza. In un mondo che corre a decifrare l’enigma dell’identità con strumenti analitici, questi appunti invitano a rallentare, a sostare laddove il pensiero non basta e il cuore suggerisce. Non si tratta di negare la razionalità, ma di riconoscere che la verità più viva si cela spesso nei frammenti, in ciò che sfugge alla misura e si rivela solo nel raccoglimento.
Ci sono ancora in giro quei tipi che credono di poter risolvere l’enigma esistenziale – il quesito per eccellenza, la domanda: chi sono io? – con la scienza? Tuttavia sarà meglio precisare. Io sono favorevole a qualunque tipo di tecnologia. I miei dubbi sono rivolti a coloro che discettano sui massimi sistemi. La verità della vita, che è unità – e quindi meditazione – è soprattutto nei dettagli, nei particolari, nei risvolti che possono esser colti solo dal punto di vista del cuore.
Medita sui risvolti
Quanti risvolti,
quanta pazienza occorre,
per rinvenir la via.
Come un possente rivolo
che si tuffa rapido
per infranger lo specchio
della tua limpida e lapidaria coscienza;
come uno scroscio di pioggia a dirotto
che lambisce e rigenera
la tua interfaccia col mondo;
come un tornado di luce
che dapprima si erge, poi ti rapisce,
finché non ti conduce nell’ameno, che è candore,
nella quiete, che emana dal tuo raccoglimento,
nella tua umile e solitaria … meditazione;
come …
Epilogo
Non è nel clamore delle risposte che si trova quiete, ma nel gesto discreto di chi osserva senza pretendere. I risvolti non si afferrano, si accolgono. E se la meditazione è davvero unità, allora essa si rivela nei frammenti, nei silenzi, nei passaggi impercettibili che solo uno sguardo attento può cogliere. Non serve decifrare, basta ascoltare.
