L’andatura (storia zen)

Molto tempo fa, nella Cina dei T’ang, un monaco anziano andava in pellegrinaggio al monte Wu-t’ai, residenza di Manjusri, il bodhisattva della saggezza. Vecchio e debole com’era, andava per la lunga strada polverosa da solo, lentamente, chiedendo l’elemosina lungo la via.

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Dopo molti interminabili mesi di cammino, un bel mattino, guardando in alto, vide in lontananza la maestosa montagna. Vicino al bordo della strada c’era una vecchia che lavorava il campo. «Per favore – le chiese – dimmi quanto manca per arrivare al monte Wu-t’ai».

La donna lo guardò appena, emise un suono gutturale e si rimise a zappare. Il monaco ripeté la domanda una seconda e una terza volta, ma sempre senza risposta. Pensando che fosse sorda, decise di tirar dritto. Ma dopo aver fatto alcune dozzine di passi, udì la voce della vecchia: «Ancora due giorni. Ti ci vorranno ancora due giorni».

Piuttosto infastidito, il monaco rispose: «Pensavo che fossi sorda. Perché non hai risposto prima alla mia domanda?». E la vecchia: «Mi hai fatto la domanda mentre eri fermo, padrone. Per risponderti dovevo vedere quale fosse la tua andatura!».

(Storia zen)
 

Commento

Supponiamo che la méta della nostra esistenza sia come la montagna del monaco pellegrino. Che cercava – in realtà – l’anziano religioso? Inseguiva la saggezza. Il conseguimento della méta – come indica l’atteggiamento della matura contadina dedita a coltivare il campo della propria coscienza – sarebbe dipeso soprattutto dalla lungimiranza del monaco.

Senza l’ausilio di quegli scaltri riti che supportano le più svariate, quanto astute simulazioni; senza maschere che celino la vera natura delle proprie inconfessabili o più inconsce ambizioni; senza appigli che possano comunque giustificare la ruota smodata degli eccessi; la realizzazione spirituale è in funzione della capacità di riconoscere che méta e cammino coincidono.

La contadina centrò il suo obbiettivo pronunciandosi solo sulla base dell’esperienza concreta, manifestando quella simultaneità tra pensiero ed azione che preclude l’immaginifico a tutto vantaggio della compassione.



Franco Megali

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