E se la causa di ogni nostra insoddisfazione risiedesse in una singola, quasi banale dimenticanza? Spesso contempliamo le circostanze della vita, tra salite impervie e discese repentine, cercando la ragione dei nostri mediocri risultati nelle scelte passate, negli eventi esterni o negli arbìtri del destino. In questo affannoso tentativo di analisi, persi tra il miraggio delle vette future e il peso dei pregiudizi, tralasciamo un fattore essenziale, un elemento tanto umile quanto persistente che è sempre stato con noi. È solo quando il sentiero si fa più ripido e ci costringe a una sosta forzata che possiamo finalmente accorgerci di questa svista. La pratica della meditazione, in questo senso, non è un modo per aggiustare il percorso, ma un invito a ricordare e a onorare la presenza di questo silente fautore della nostra esperienza, il vero punto fermo al di là di ogni circostanza.
Sino a che punto gli occhi sono davvero il riflesso dell’anima? E’ possibile leggervi i sentimenti, le istanze più recondite della personalità che ti osserva? Di volta in volta può rivelarsi amorosa, compassionevole, curiosa, minacciosa, oltraggiosa, speranzosa, … Ma in realtà i desideri meno consci della psiche, dell’anima individuale, non sono affatto un segreto. …
Occhi
Occhi, occhi castani,
limpidi, essenziali,
aperti e diretti,
privi di alcunché:
passione o sentimento,
reverenza, timor, né mai sgomento.
Così mi fissan nelle pupille indagatrici, certe.
Ma non cercano nulla.
Semmai pare che attendan la luna.
Sembra, lì per lì, che preghino
pronti a ricever qualunque dono.
Ma non essere ipocrita.
Quale qualunque?
Cercano amore e se lo colgono
ti ridaranno quella scintilla indietro
come un effimero.
Epilogo
Giunge infine un momento, sulle pendici più ardue del nostro cammino, in cui la ricerca di colpe e meriti all’esterno si placa. In quella quiete forzata, si rivela la natura di quell’umile fautore che avevamo sempre trascurato. Non è una forza esterna, né un astruso concetto filosofico, ma la semplice, costante e silenziosa presenza della nostra stessa consapevolezza. È l’istanza interiore che ha assistito a ogni nostra decisione, inopinata o saggia che fosse, senza mai giudicare, rimanendo fedele a se stessa al di là di ogni evento. La vera pace non deriva allora dal correggere il passato o dal pianificare un futuro senza errori, ma dal riconoscere questo centro immutabile. Onorare la sua presenza, dimorare in essa, è l’unica azione che può realmente dare un senso a ogni passo, trasformando ogni pendice non più in un ostacolo, ma in un luogo di profonda rivelazione.