Quando il giorno si ritira e l’eco delle sue urgenze si dissolve, si apre uno spiraglio inatteso: il crepuscolo diventa soglia, invito, preludio a un raccoglimento che non chiede nulla se non la tua presenza. È in quell’intervallo sospeso, dove il brusio del mondo si attenua e il silenzio si fa più denso, che la meditazione trova il suo respiro più autentico. Non si tratta di una tecnica, né di un rituale da eseguire, ma di un abbandono consapevole, di un lasciarsi scivolare nel quieto fluire dell’essere. Il post che segue non è una guida né una riflessione didascalica: è un’intima evocazione, un sussurro poetico che s’insinua tra le pieghe della sera, là dove il pensiero si acquieta e la coscienza si distende. L’intento non è quello di spiegare, ma di suggerire, di offrire un varco sottile per chi desidera sostare, anche solo per un attimo, nel grembo della quiete.
Sono le nove, ma del mattino. Come faccio, dunque, a introdurre una poesia – sul silenzio e la meditazione – in cui si presuppone che – in linea di massima – sia meglio meditare la sera? … Sono sempre le nove, ma stavolta l’ora del crepuscolo è trascorsa. Potrei finalmente illustrare le congetture in versi che sto per proporvi, sennonché la mia verve mondana si è oramai dissolta. Il lento e inesorabile procedere del tempo l’ha diradata. Beh, quale migliore conferma del fatto che meditare la sera può essere più semplice?
Meditare la sera
C’è un momento della giornata, la sera,
in cui il tuo spirito s’adagia.
Se da una parte sembra che i riflessi della realtà al tramonto
abbiano lenito il vortice esistenziale
che ti assorbiva senza rendertene pienamente conto,
dall’altra t’avvedi che il dentro e il fuori, l’alto e il basso,
i chiaroscuri della vita, coincidono.
E mentre il tempo rallenta
e il tuo nuovo umore compenetra il silenzio,
realizzi la meditazione.
Epilogo
E così, mentre le parole si dissolvono come bruma al margine del pensiero, resta il sentore di un tempo rallentato, di un ascolto che non ha bisogno di voce. La sera non è solo fine, ma inizio di un sentiero più sottile, dove la meditazione non s’impone, ma si rivela. Che tu scelga di seguirlo o semplicemente di contemplarlo, ciò che conta è il gesto, lieve e sincero, di chi si concede il lusso di non fare, ma di essere.
