La meditazione, quando si veste di silenzio interiore e devozione, dischiude orizzonti inattesi: è l’alito dell’anima che osserva, contempla e si acquieta. In quell’abbandono sottile, il pensiero si fa linfa di quiete e la mente ritrova la sua dimora naturale, dove anche il dolore si dissolve come brina al primo raggio del mattino.
«Uno studio pubblicato sul Journal of Behavioral Medicine mette a confronto gli effetti di tue tipologie differenti di meditazione: quella “laica” che utilizza vere e proprie tecniche di rilassamento e che non ha niente a che fare con alcuna confessionalità, e la meditazione religiosa, che consiste nel rivolgere la propria attenzione e concentrazione all’idea di Dio, di qualunque religione si tratti.
Ebbene, stando agli esiti dello studio condotto da alcuni ricercatori dell’Universita’ Bowling Green dello Stato di Ohio, pensare a Dio è una pratica di gran lunga più efficace rispetto alla meditazione aconfessionale per ciò che concerne il livello di rilassamento e la capacità di resistere al dolore.
L’esperimento ha coinvolto un gruppo di volontari che è stato suddiviso in tre sottogruppi: al primo gruppo è stato chiesto di pensare, per 20 minuti al giorno e per un periodo di due settimane, a frasi come Dio e’ amore’, ‘Dio e’ pace. Il secondo gruppo, invece, doveva pensare, per un periodo della stessa durata, a frasi come ‘io sono felice’, ‘io sono allegro’, mentre il terzo gruppo era sottoposto a normali sedute di rilassamento.
Al termine del periodo ‘meditativo’, i ricercatori hanno verificato il livello di rilassamento dei soggetti e la loro soglia di tolleranza al dolore (mediante immersione delle mani in acqua ghiacciata). Ebbene, è emerso che la meditazione spirituale piu’ di quella laica riduce il livello d’ansia negli individui che l’avevano praticata. Inoltre questi riescono a tenere le mani in acqua gelata in media per il doppio del tempo degli altri.»
- Fonte: Spiritual Search News (articolo del 03-09-2005)
Epilogo
Ciò che emerge non è solo una pratica, ma un dialogo silenzioso tra mente e sacro. Nel raccoglimento più profondo, ogni confine si attenua, e il respiro stesso diventa preghiera. Riconoscere questa intimità con l’essenza significa lasciar fiorire, nel cuore, la pace che non dipende da nulla, ma che tutto abbraccia.
