L’idea di dedicare un’ampia porzione della propria giornata alla pratica interiore può apparire come un ostacolo insormontabile, un ideale per pochi eletti. Tuttavia, il valore di un percorso spirituale non si misura dalla durata delle singole sessioni, quanto piuttosto dalla costanza e dalla regolarità del gesto. Riservarsi un breve, ma sacro, intervallo di quiete ogni giorno è un atto di dedizione ben più incisivo Se l’orientamento verso la dimensione del silenzio è assiduo, anche il sentiero più arduo e irto di difficoltà iniziali si addolcisce, rivelando un andamento più fluido e spontaneo. La pratica della meditazione, intesa come questo appuntamento quotidiano con se stessi, cessa di essere uno sforzo disciplinare per divenire un moto quasi inerziale, un lasciarsi sospingere da una brezza sottile che nutre e sostiene il cammino verso una più profonda e radicata consapevolezza del presente.
Un’ora al dì per meditare è un lasso di tempo simbolico. Ben più importante sarebbe riservarsi un breve intervallo di quiete ogni giorno. Se l’approccio alla dimensione spirituale – dell’interiorità, del silenzio – è costante, in breve tempo t’incamminerai lungo il sentiero della consapevolezza. Mentre la prima parte di siffatto percorso è in salita, nonché irta d’ostacoli, il prosieguo ti sembrerà pianeggiante, seguiterai per inerzia sospinto dal vento etereo dell’amore.
L’ora di meditazione
Dedica un’ora al di’ per meditare.
Siedi e sii orgoglioso di te stesso.
La tua mente è come una farfalla: vola di fiore in fiore.
Se tenti d’imbrigliarla reagisce.
Se l’assecondi sempre sprofonderai nel nulla.
Scegli un soggetto consono, accertati che sia adeguato …
Convergi ogni energia per contemplarlo.
Considera, altresì, la quintessenza del respiro.
L’elan vital che entra: un profluvio di risorse senza fine.
L’aria che espelli: ti rilassa e concilia con il mondo.
Ti sentirai dovunque,
ma tu sei sempre qui
a sbirciare le infinite evenienze
di questa splendida e imprevedibile
avventura di vita.
Epilogo
La mente, nella sua natura vibrante e curiosa, assomiglia a una farfalla: si posa per un istante, poi vola via, attratta da mille fiori. Tentar di catturarla con la forza della volontà è un’impresa vana che genera solo agitazione; assecondarla senza guida, d’altro canto, ci disperde in un labirinto senza centro. La maestria del meditante risiede in un’arte gentile: quella di offrire alla mente un fiore prediletto — un punto focale, la sensazione del respiro — invitandola a tornare lì ogni volta che si allontana, senza rimprovero. In questo esercizio di paziente e amorevole ri-orientamento, si svela un’intuizione fondamentale. Pur sentendoci espansi, proiettati in mille luoghi e possibilità, il nostro vero essere dimora sempre e soltanto qui, in questo preciso istante, quale testimone silenzioso della splendida e imprevedibile avventura della vita.
