Avvicinare il mistero del nostro essere attraverso la meditazione è un esercizio di puro discernimento, capace di svelare quelle che sono mere proiezioni mentali, spesso dominate da timori ancestrali o dall’impulso emotivo. Il post che segue non offre risposte preconfezionate sul chi siamo, bensì propone un’esplorazione del soffio vitale, di quell’istante in cui l’eterno si fa presente individuale, suggerendo una presenza che non si esaurisce nel transitorio, ma che trova una sua persistenza oltre la caducità dell’esistenza.
Chi siamo? Le ipotesi sono tante. Di volta in volta ne adotto o antepongo qualcuna. Quella che mi sembra più idonea per scardinare i falsi costrutti della mente, i luoghi comuni più irrazionali. Le idee maggiormente impulsive, emotive, figlie della paura di non essere all’altezza, dell’ignoto, di ciò che non riusciamo a comprendere. Chi siamo?
Accesso al tempo
Quando un frammento d’eternità
che proviene dall’incommensurabile
si manifesta nel tempo
diventa coscienza individuale, anima, passione, zelo.
Tuttavia, caducità e transitorietà
non sono un effimero.
Quando un soffio vitale
compare sulla scena dell’esistenza
il suo accesso al tempo
non si cancella più.
E’ vero, ridiventerà comunque un eterno,
un rimbalzo del rientro
nella sfera d’origine.
Ma la sua sparizione non è
come il riflusso di un recesso.
Una nuova celebrazione
schiuderà le sue ali alla vita.
Epilogo
La riflessione proposta ci invita a contemplare la nostra comparsa nel tempo non come un evento isolato e destinato all’oblio. Piuttosto, rappresenta l’occasione per riconoscere la scintilla perenne che anima la nostra essenza. L’esperienza umana, se vissuta con consapevolezza, è dunque un continuo riverbero che, pur rientrando nell’illimitato, lascia un segno indelebile, preludio a nuove e luminose rivelazioni dell’essere.
