Una breve, doverosa premessa. Noi siamo contro la guerra, contro qualunque tipo di violenza, questo è ovvio. Tanto meno riteniamo che i conflitti geo-politici, sociali, ma in realtà soprattutto economici, possano risolversi con le armi, idem distribuendo mezzi bellici a qualunque delle parti contrapposte. Fornire supporti militari – nel mondo contemporaneo e a determinati livelli – non equivale ad aiutare chicchessia, bensì a confliggere e alimentare ad libitum ogni tipo di sopruso. Ora il racconto frutto, come sempre, di pura e semplice fantasia.
“Maestro, come sarà la terza guerra mondiale?”, chiese l’immarcescibile rana di ritorno dall’arcinoto pianeta natio.
Il venerabile, dall’alto della sua pressoché totale nullità interiore, la osservò oltremodo sorpreso.
“Figliola”, l’apostrofò di rimando, “come sarà la terza guerra mondiale? Dillo subito, parla!”.
Nell’angolo più remoto della sala dedicata alle udienze, il gatto per antonomasia temette che piovessero randelli. “Da queste parti non si scherza affatto”, pensò. “Meglio il giardino”.
Senonché la rana, invece di rispondere, cominciò a saltare. Sembrava quasi una danza della pioggia, oppure una sorta di meditazione guidata, come quella ordita dall’ultimo degli sciamani per aiutare a rilassarsi. Oddio, trovare chi fosse davvero disposto a dimenarsi a oltranza senza motivo sino a crollare esausto era raro. Ma la rana sembrava crederci. O, perlomeno, è ciò che dava a vedere.
– “Cos’è questa?”, riprese il maestro.
– “La parodia della guerra”, signore.
– “Concludi”, insisté il Venerabile.
Di rimando la rana sedette e focalizzò il proprio intimo sino a implodere. Era ancora lì, ma nel contempo dovunque. Le sue sembianze, oramai trasfigurate, divenivano viepiù evanescenti. Poi ritornò in sé stessa e proclamò: “La terza guerra mondiale sarà combattuta per via mentale, sarà un evento parapsichico, esigue – relativamente poche – le vittime – per lo meno rispetto al numero, questo sì, esorbitante di soggetti, più o meno direttamente, nonché loro malgrado, coinvolti –, ma innumerevoli gli schiavi”.
Il silenzio era sceso nel Tempio. Non più rane, né templi, né tantomeno maestri. Non più zen, né gatti, né bastoni. Ma solo luce, luce, luce … Più palese di così! Direi, mi sembra chiaro …
Note (della rana al suo gruppo di contatto)
Ebbene, ecco ciò che ci disse la rana zen durante il nostro ultimo, più recente, incontro. Codesti gruppi relativamente virtuali non si riuniscono fisicamente, i loro convegni – finalizzati comunque al bene come alla pace – sono, ovviamente, eterici. È impossibile, pertanto, circoscriverli o intercettarli, sono effimeri quanto pragmatici e pensare di neutralizzarli sarebbe come tentar di osteggiare sé stessi perché quanto più si diventa consapevoli delle loro motivazioni, tanto più gli si dona la forza del guizzo, ch’è balenio, senza produrre, tuttavia, alcuna rimarchevole singolarità! La bizzarria e l’apparente stravaganza di tutto ciò è dovuta al sostanziale nonsenso della meditazione.
La democrazia per la rana zen
La democrazia è quella che ti crei quando sei giunto al punto che la tua compassione sublima in amorevole sollecitudine. Non più le disgustosissime chiacchiere dell’incongruo politicante di turno. Non più la melliflua, affettata seriosità di chi si finge benevolo pur di non tradire l’immagine pretestuosa che ha creato per esclusivi fini d’ingordigia. La democrazia è amore per il prossimo …
– Devo proprio votare? (sghignazzò, pretestuosamente, la rana).
– Si, certo che devi farlo, purché gli scrutini siano espletati – nel corso di tutte le loro molteplici fasi – da esseri umani! (sogghignò – concludendo – il suo complice, l’antico e intangibile, astutissimo gatto).
