Quando la meditazione diviene aspirazione verticale, lo spirito anela a cime che trascendono la mera materia. Sebbene l’arduo cammino inizi spesso con la speranza di approdi felici, il vero vertice non esige passi faticosi, bensì un’intuizione folgorante; è nel silenzio dell’immobilità che lo sguardo si fonde infine con l’azzurro, svelando l’unità col cosmo in un istante eterno di assoluta ed estatica quiete.
Il fascino degli apici, l’ebbrezza che ti da l’altezza. Un’ascesa superba per conquistare i vertici. Ambizione? Dapprincipio è probabile. Chi è che s’incammina lungo un sentiero così arduo – come quello della ricerca spirituale e della meditazione – se non è sorretto dalla speranza di un futuro più felice? E anche se nel prosieguo le impressioni suscitate dalle svariate vicissitudini incontrate lungo la via si sovrapporranno con gli ingenui, ma puri ideali degli esordi, la stella degli auspici brillerà ed emergerà sempre.
Vetta
(Sottotitolo: conquistare la vetta del mondo)
Meditazione, un modo nuovo
per designare un metodo
antico come le montagne.
Vuoi conquistare
in un battibaleno
la vetta del mondo?
Puoi farlo subito,
ma con l’immaginazione.
Pensa di essere seduto
sopra un solido tappeto di roccia
sulla cima del più maestoso
dei picchi possibili.
Rivolgi lo sguardo intorno
e tra bigi ammassi di nuvole
e immensi stralci di spazio
blu, profondo e sereno,
cogli la maestosità dell’essere
uno, con tutto il resto del cosmo.
Epilogo
Che la visione dall’alto non sia effimera chimera, ma stabile dimora dell’anima. In quella vastità blu, dove i confini svaniscono, non vi è più scalatore né montagna, ma solo l’indivisa pienezza di un respiro che tutto accoglie e nulla esclude.
