Nella quiete della pratica meditativa, mentre il mondo continua il suo frenetico mutare, si dischiude una verità sorprendente: ciò che percepiamo come vuoto non è assenza, ma pienezza non riconosciuta. Quell’isolamento apparente che talvolta avvertiamo durante la meditazione non è un muro che ci separa dalla vita, bensì lo spazio sacro in cui riscoprire la nostra essenza più autentica, immobile e serena come roccia al centro di un mare in tempesta. La meditazione ci invita a osservare con distacco il “film” dei continui cambiamenti esterni, mentre coltiviamo la consapevolezza del nucleo interiore che rimane intatto, al di là di ogni trasformazione superficiale. È un paradosso fecondo: più ci radichiamo in questa stabilità interiore, più diventiamo capaci di accogliere con leggerezza il flusso incessante dell’esistenza, senza identificarci con esso.
Meditazione è accettare di tutto – purché benefico –, persino l’apparente vuoto che come un cuscino d’aria t’isola, in apparenza, dal resto del mondo. Ma ciò che ti appare come un assurdo respingente, non è, in realtà, che mera dimenticanza. Il film che t’avviluppa tutt’intorno t’induce a credere d’esser, anche tu, in continuo cambiamento. Mentre non t’avvedi che il nucleo, la tua pura e incoercibile essenza, è ciò che di più immobile ed eterno si possa comunque immaginare.
Meditare come la roccia
Anche se la meditazione è tutto ciò che spazia
dall’accettazione alla più tenue levità possibile,
immagina che la tua minuscola bolla animica
si espanda sino a trasformarsi via via
in solida granitica roccia.
Ferma, decisa, incrollabile.
E mentre la tua postura
assume il cipiglio dell’indecifrabile
un’assurda zanzarina da nulla
ti demolisce – come un castello d’orgogliosa sabbia
si dissolve incalzato dai marosi –
lasciando solo l’immensità del vuoto
che si credeva un nulla
mentre era già l’eterno.
Epilogo
Alla fine di questo viaggio tra apparenze e sostanza, ciò che rimane non è la roccia granitica della nostra immaginazione, ma la sorprendente rivelazione che proprio nel vuoto – quel “nulla” che temevamo – si nascondeva la porta verso l’eterno. La meditazione non ci rende invincibili alle zanzarine della vita quotidiana, ma ci mostra come ogni caduta, ogni demolizione delle nostre certezze, sia in realtà un invito a scoprire ciò che veramente non può essere scalfito. Forse il vero tesoro non sta nell’essere incrollabili, ma nel riconoscere che la nostra vera natura è già, da sempre, completa e perfetta, come il cielo che rimane immutato al di là delle nuvole passeggere.
