E se la vera meta della nostra esistenza non fosse un punto lontano all’orizzonte, ma un ritorno all’origine, all’essere che già siamo? La meditazione non è l’ennesimo strumento per fuggire, ma l’arte sottile del rimanere all’erta, qui ed ora, dinanzi al continuo mutare dei paesaggi esteriori e interiori. Questo scritto è un invito a riconsiderare il cammino, a guardare con occhi imparziali il circolo che stiamo completando, suggerendo che ogni ricerca esteriore non sia altro che un pellegrinaggio verso la dimora inalienabile del sé.
Ce l’hai una meta? Hai corso per secoli, forse millenni. Ti sei evoluto sino ad assumere questa splendida forma, il tuo attuale modo di essere, ma in realtà non sai affatto donde provieni, né tanto meno dove ti stai recando. Un’idea ce l’avrei. Non si tratta di un gioco di parole o dell’ennesima deduzione. Non è nemmeno intuizione. Stai completando un circolo. Peregrini lungo un sorprendente tragitto che ti condurrà, inevitabilmente, presso lo stesso luogo donde sei involontariamente partito, l’essere, te stesso. Rifletti, riesamina le tue circostanze in prospettiva imparziale, come se fossi un altro, un autore che rilegge il suo medesimo libro.
Senza meta
Poesia estrinseca,
poesia che non serve a meditare.
Tu che leggi, sei un pollo?
E la bellezza o la bruttezza di tutto ciò che vedi,
credi che sia reale?
Poi c’è l’indifferenza,
tutti quegli ambiti che ti sembrano neutrali,
ma non illuderti,
se non rimani all’erta
sarai riconosciuto come allocco
e i predatori mediatici
banchetteranno con la tua coscienza.
Poesia empirica,
poesia che non ammette repliche.
Mentre i paesaggi variano di continuo
tu ti nascondi dietro una foglia
– o un foglio, o una figlia? –
di fico.
Poesie che ti assorbono,
poesie che si leggono
come uno scroscio di pioggia
nel cielo limpido della chiara-mente.
Poesie senza meta.
Epilogo
Così, nel silenzio che segue l’ultima parola, rimane la nuda evidenza: il viaggio si conclude là dove è iniziato. Non vi sono terre promesse da conquistare, solo la disarmante semplicità di abitare pienamente il presente. Abbandoniamo la rincorsa affannosa verso un “altrove” e dimoriamo, senza meta, nell’integrità del nostro essere.
