L’essere umano vive costantemente in bilico tra due dimensioni: quella individuale, fatta di pensieri, paure e desideri, e quella universale, in cui ogni separazione si dissolve in un’unità più vasta. Secondo la visione di Sri Aurobindo, radicata nelle tradizioni sapienziali dell’India, la nostra percezione frammentata del mondo è solo un velo, un’illusione che ci allontana dalla comprensione profonda del nostro legame con il tutto. Attraverso pratiche come la meditazione e lo yoga, è possibile oltrepassare i confini della mente razionale e accedere a uno stato di coscienza più elevato, definito “supermente”, dove l’individuo si riconosce parte di un’unica realtà divina. Questo percorso non è una fuga dalla materia, ma un’integrazione tra spirito e esistenza concreta, un risveglio che coinvolge ogni aspetto della vita. In un’epoca dominata da conflitti e disorientamento, queste antiche conoscenze offrono una via per riconciliare l’uomo con se stesso e con l’universo, superando l’alienazione che lo spinge a lottare contro la natura e contro il proprio stesso essere. Esplorare queste prospettive significa non solo scoprire una saggezza millenaria, ma anche interrogarsi su come applicarla nel mondo moderno, dove il bisogno di unione e comprensione è più urgente che mai.
«“Non esiste simbolo, emblema o efficienza che sia monovalente o singolarizzato. Tutto è collegato, ogni cosa è legata alle altre, formando un insieme di struttura cosmica” (Mircea Eliade).
L’insegnamento di Sri Aurobindo è radicato nell’antica saggezza indiana, per la quale, nascosta dietro le apparenze dell’universo, esiste una realtà più sottile e più profonda dell’Essere, un Sé di tutte le cose, uno ed eterno. Tutti gli esseri sono uniti nello spirito di questo unico Sé, ma divisi dalla coscienza individuale e dall’ignoranza. È tuttavia possibile rimuovere il velo di Maya, della falsa coscienza, apparentemente separata dal tutto, attraverso varie tecniche, tra cui diverse discipline psicologiche, come la meditazione Yoga. Che permettono di entrare in questa sorta di entità trascendente, transpersonale, che Aurobindo chiama la “supermente”.
“Una Mente divina immanente all’universo e trascendente a esso” (Aldous Huxley)
“Il Divino Spirito che è fondamento di tutto l’Essere” (Meister Eckart)
Aurobindo afferma che la supermente coinvolge anche la materia e che l’evoluzione della coscienza è la via attraverso quale la supermente può trovare liberazione. La vita rappresenta il primo passo in questo percorso, la mente il secondo. Il prossimo passo è l’evoluzione della coscienza che si eleva ad uno stadio spirituale “supermentale”, un nuovo stadio di consapevolezza che libererà totalmente la Divinità insita in tutte le cose.
I primi passi evolutivi di questo percorso sono stati intrapresi dalla Natura fin dalla nascita dei primi micro-organismi viventi, poi evolutisi nelle piante e negli animali, ma ancora ad uno stadio di incoscienza. L’emergere della coscienza ha coinciso con quello dell’essere umano, essere dotato di intelligenza e abilità del tutto particolari, ma pur sempre animale, figlio della Natura. Queste sue particolari doti, la coscienza, l’intelligenza, il linguaggio, l’arte, che l’evoluzione gli ha donato, non sono però ancora sufficienti affinchè l’uomo porti a compimento il processo evolutivo, poiché, insieme alla coscienza, sono emersi anche i “dilemmi”, i dubbi, le paure, le debolezze, e una pericolosa tendenza al nichilismo, all’auto-distruzione.
L’uomo sembra aver interrotto l’evoluzione naturale, sembra bloccato, incatenato alla roccia come Prometeo, continuamente tentato da una hybris che lo porta ad entrare in competizione con sé stesso, con la Natura, con Dio. L’uomo, accecato dalla propria volontà di potenza, non riconosce più la propria Madre Natura, arrivando al punto di commettere incesto, di violentarla, stuprarla, ucciderla, e così facendo, uccide sè stesso.
L’uomo si è auto-imprigionato in uno stadio infantile permanente, incapace di superare quel complesso di Edipo che egli stesso si è auto-inflitto, nel desiderio-conflitto verso il proprio Padre e la propria Madre universali, e che alimenta una spirale di violenza infinita.
Se solo passassimo tutti più tempo a meditare.
Secondo Aurobindo, e in genere secondo tutte le antiche e sagge filosofie orientali, proprio perché la coscienza e il desiderio generano inevitabilmente dilemmi e conflitti, bisogna ricorrere all’aiuto di pratiche meditative come lo Yoga, che permettono di accedere alla supermente, per sanare i conflitti creati dalla coscienza individuale. Perché, quando ci si rende conto che non esiste una coscienza individuale, che siamo tutti parte di una super-coscienza, che è quella della Natura, automaticamente scompaiono le brame individuali che generano quei conflitti intestinali che si propagano come un virus per tutta la società, mettendone gravemente a repentaglio la sopravvivenza.»
Fonte: Ecplanet – di: Alessio Mannucci
