Il silenzio rivela le finte scenografie della vita: la meditazione smaschera la recita quotidiana e riporta il respiro al suo ruolo di testimone. Ci avviluppiamo, ci copriamo di soprannomi, insegne e ruoli, confezioniamo stili e bandiere come costumi di scena e poi restiamo prigionieri della parte che abbiamo scelto di recitare; la pratica meditativa invece invita a lasciar cadere le sovrastrutture, a osservare senza giudizio il teatro interiore e a ritrovare una sobria apertura dello spirito. Nel fermarsi con regolarità si accende una pura e semplice luce che dissipa l’artificio, favorisce la calma mentale e una più limpida presenza, offrendo un terreno dove l’esistenza può mostrarsi senza travestimenti e con maggiore schiettezza.
Dai resti delle perdute cronache d’un mitico pellegrino. «Simulare, questo è l’atteggiamento per eccellenza più abituale tra le masse dei cosiddetti umani. Fingere, quest’altra è l’espressione più efficace per descrivere la parodia così definita civile. Recitare, quest’ultima è la forma d’arte più seguita se non praticata dai confratelli (?) senzienti del pianetino terra.»
«Oddio, che ho combinato!», esclamò Millepennelli dopo aver disegnato il mondo, «Fantasticavo un quadro, un dipinto e invece ho architettato un film, un thriller, un giallo, una commedia. Ritornerò tra le nuvole!».
Meditare sui nomi
Vestirsi di nomi, emblemi, simboli, etichette. Camuffarsi come artisti, una commedia.
Poi nascondersi dietro veli, quasi candidi, dietro idee, quasi mai originali.
Adottare un emblema, una bandiera. Quindi creare una cultura. Lottare per le radici. Propugnare l’identità.
Inventarsi uno stile di vita. Celarsi dietro una maschera. Fingere come pagliacci, uno psicodramma.
Quanti escamotage puoi architettare per evitare te stesso?
Così, quando ti accorgi che questa recita potrebbe protrarsi all’infinito, cerchi una soluzione.
Quindi ricorri all’uno, al supremo. Lo evochi, lo preghi, ti prostri, ne implori l’intercessione.
Com’è che l’interpelli? Rivolgiti all’essenza. Chi credi che dipinse l’esistenza? Millepennelli crea, ma tu disponi.
Epilogo
Quando la recita si esaurisce, ciò che resta non è vuoto ma una fertile quiete: sedersi, osservare il respiro e rinunciare al gesto di apparire apre lo spazio a una vita meno artefatta, più semplice. La meditazione non promette palcoscenici migliori, ma restituisce il pudore della naturalezza, il valore di un’abitudine silenziosa che rende gli attimi più lucidi e più naturali.
