Nel silenzio vigile della meditazione, si affacciano spesso aspetti interiori che, se osservati con attenzione, sembrano coesistere senza mai realmente toccarsi: emozioni contrastanti, pensieri disallineati, volontà sospese. Eppure, sotto questa apparente quiete, si cela un potenziale ben più profondo. Così come nella chimica la vera unione tra gli elementi genera nuove realtà con proprietà imprevedibili, anche nella sfera psichica certi incontri, se davvero avvengono, liberano una forza inattesa. La meditazione non consiste in un raccoglimento privo di effetto, ma in un laboratorio vivo dove qualità interiori, fino a poco prima addormentate o inerti, possono fondersi e dar luogo a stati di coscienza più limpidi, più efficaci, più stabili. Non si tratta di sovrapporre pezzi, ma di avviare – ossia stimolare – quel punto invisibile in cui le parti cominciano ad agire insieme. Da questo equilibrio attivo può nascere un’energia che chiarifica, orienta e rende il sentire più saldo. In tale senso, la meditazione è sintesi vivente.
LA SINTESI. MISCUGLIO E COMBINAZIONE CHIMICA (ROBERTO ASSAGIOLI)
«Sintesi è parola derivante dal greco: syn-thesis, che corrisponde a: composizione.
Il principio base della sintesi si trova già chiaramente, nella sua forma più semplice, nella materia inorganica, e risulta evidente dalla differenza che vi è tra il miscuglio e la combinazione chimica.
Nel miscuglio due sostanze chimiche diverse si trovano a contatto, ma per quanto commiste e confuse insieme non formano nulla di nuovo.
Il miscuglio è una semplice somma delle proprietà dei singoli elementi.
Esempio tipico: l’aria, miscuglio di ossigeno, azoto e vapore acqueo (trascurando gli altri elementi che vi si trovano in piccola misura).
Ognuno di questi elementi vi si trova libero e facilmente isolabile.
Così noi respiriamo e con ciò fissiamo l’ossigeno ed emettiamo l’azoto.
D’altra parte, il vapore acqueo si forma nell’aria con l’evaporazione e l’abbandona con la condensazione, indipendentemente dall’ossigeno e dall’azoto.
Ben diversamente avviene quando si forma una combinazione chimica; quando l’ossigeno e l’idrogeno si combinano formano l’acqua, la quale ha proprietà del tutto diverse da quelle dei suoi componenti.
Questi alla temperatura normale sono gas, mentre l’acqua è allo stato liquido.
Inoltre l’acqua è qualcosa di stabile, di fisso e per scomporla occorrono speciali procedimenti, con l’impiego di forti somme di energia.
È interessante notare come nell’atto della combinazione dei corpi chimici avviene uno sprigionamento di energia spesso fortissima, che l’uomo utilizza a scopi dinamici, e anche a scopi distruttivi.
Esempio del primo tipo: il motore a scoppio, i cui poteri propulsivi sono dati dall’energia prodotta dalla combinazione della benzina con l’ossigeno.
Esempio del secondo caso è la dinamite.
Segnalerò in seguito le interessanti analogie, le combinazioni dinamiche ed esplosive di elementi psichici.
Vi è un altro fatto interessante che ha esso pure una suggestiva analogia nel campo psichico.
Spesso non basta mettere semplicemente in contatto le due sostanze chimiche; occorre che fra esse si accenda un fuoco, sprizzi una scintilla; così ci sono elementi in noi che esistono per anni, inerti l’uno accanto all’altro, ma basta una scintilla per farli combinare.
Ma i recenti progressi della fisica permettono di rifarsi ancora più indietro.
L’atomo stesso, che prima era considerato elemento semplice e indivisibile, è in realtà una sintesi dinamica di cariche elettriche: del nucleo centrale e degli elementi che roteano vertiginosamente intorno ad esso.
L’atomo è un delicato equilibrio di attrazioni e di repulsioni, di forze centripete e centrifughe.
Basta la proiezione o lo spostamento di un elettrone per cambiare le proprietà di un atomo, per produrre radiazioni di ogni genere, vibrazioni elettromagnetiche, fenomeni luminosi che sprigionano somme enormi di energia.
Sono questi continui, rapidissimi giochi di forze che producono tutti i fenomeni del cosmo, che rendono possibile ogni manifestazione vitale.»
[ Da: Psicosintesi – Roberto Assagioli ]
Conclusione
Quando l’attenzione si fa sottile e vigile, ciò che pareva frammentato può iniziare a risuonare all’unisono. Non per incanto, ma per una legge intima, essenziale, che va colta e non forzata. La meditazione, in questo contesto, diventa il luogo dove gli opposti trovano una loro modalità di convivenza, dove ciò che è stato a lungo disgiunto può operare in modo unitario. Nulla è lasciato al caso: ciò che in noi appare disordinato può, se compreso con pazienza, svelare un ordine più profondo. E in quell’equilibrio dinamico – non rigido, ma vivo – la consapevolezza trova finalmente un appoggio solido, e l’energia dell’esistenza smette di disperdersi.
