Tra le pieghe della quotidianità si cela un interrogativo essenziale che molti evitano di porre: chi siamo, realmente? Nella ricerca di risposte, spesso si guarda fuori, si inseguono idee, credenze, approvazioni. Ma la meditazione, quella autentica, spinge a volgere lo sguardo all’interno, dove non servono maestri né formule per cogliere ciò che è sempre stato presente. Non si tratta di conquistare qualcosa di nuovo, ma di lasciar cadere – con pazienza e sincerità – le sovrastrutture che appesantiscono la percezione. Osservando con calma la mente e ciò che in noi si agita, si apre lentamente un varco verso una consapevolezza più nitida. Questo riconoscimento, benché semplice, richiede fermezza e un sottile atto di onestà verso se stessi. La meditazione contemplativa diventa, allora, non un esercizio, ma un ritorno – continuo, concreto, vivo – a quella luce quieta che, da sempre, ci accompagna.
«Verrà un tempo in cui si riuscirà a conoscere il vero Sé, e non ci sarà bisogno di un maestro, di un libro o di un vicino che ci dica: “Sì, sei illuminato”. In realtà raggiungere l’illuminazione è il vero obiettivo umano e non si deve smettere nella vita di seguire questa meta. Poniamoci la domanda: come poter raggiungere tale obiettivo? Prima di tutto è necessario eliminare le idee confuse su di sé, altrimenti queste ultime creano conflitti mentali. Così come non bisogna disperatamente cercare di conoscere Dio, senza aver prima compreso chi si è, perché è un controsenso. È vitale conoscersi, solo allora sarà possibile riconoscere facilmente Dio, il Sé di tutto, che è appunto Dio. Come si può conoscere questo Sé? È attraverso la contemplazione che riusciamo a percepire che il corpo non è il vero Sé; poi si impara a padroneggiare i sensi, a modificare l’energia Vitale (prana), l’ego e infine la mente. Ricordiamo che è la nostra volontà che ci mette in grado di modificarli, e quello che rimane infine è il vero Sé. Per comprendere la differenza fra il vero Sé e questi livelli superficiali, immaginiamo una luce filtrata da molte ombre, se eliminiamo uno ad uno tutti i filtri creati dai vari strati esteriori, dentro si troverà la luce. Da un punto di vista pragmatico si può affermare che la luce percepita all’interno, e che vediamo offuscata, la riconosciamo proprio grazie alla vera luce che è già al nostro interno. Si riconosce la luce di una lampadina, del sole, della luna e del fuoco grazie al fatto che c’è già una luce interiore attraverso cui si distinguono tutte le altre. Tuttavia, solitamente ignoriamo la nostra luce interiore, temiamo il buio e andiamo in cerca di quella del sole o quella all’esterno di noi; ma una volta individuata e riconosciuta la vera fonte luminosa che abbiamo internamente riusciremo a vedere con chiarezza la natura di tutte le altre luci.»
[ Da: L’arte di vivere allegri di Swami Rama ]
Conclusione
Quando si smette di cercare altrove e si impara a distinguere l’essenziale dallo sfondo, si scopre che ciò che si cercava non era mai lontano. Il Sé autentico, limpido e presente, non si conquista: si svela. La meditazione non è che il gesto silenzioso di togliere i veli, di restare immobili mentre i riflessi si acquietano. In quell’apparente vuoto si manifesta la pienezza che non ha bisogno di conferme. È la luce che illumina ogni cosa, senza mai dichiararsi.
