La meditazione induista ci invita a riconoscere il divino non come entità distante, ma come presenza viva in ogni aspetto dell’esistenza. Questa antica preghiera di Dhan Gopal Mukerji esprime la consapevolezza che il Supremo permea ogni forma: dalla cima del monte al grido dell’animale ferito, dal respiro del nascituro al silenzio che accoglie ogni suono. Nella pratica meditativa induista, contemplare questa onnipresenza dissolve la separazione tra osservatore e osservato, tra devoto e divinità. Il divino è simultaneamente la via, la meta irraggiungibile e il sostentamento di tutto ciò che esiste. Meditare su questa verità significa riconoscere che nell’agonia come nella gioia, nel silenzio come nel canto, nella vita come sulla soglia della morte, dimora la stessa essenza sacra. La consapevolezza meditativa ci conduce oltre il bene e il male, verso quella santità che trascende ogni dualità e ci rivela l’unità fondamentale di tutta l’esistenza.
Preghiera induista – Dhan Gopal Mukerji
Tu sei la via, l’irraggiungibile metà, l’unico Signore.
In te le leggi muoiono come fiumi nel mare.
Di quanto esiste
tu sei il sostentamento e il pane,
non placabile la tua fame d’amore.
Non estinguibile la tua sete.
I tempi sono la veste mai consunta,
gli spazi i calzari dei piedi.
Tu sei nell’agonia dell’uomo,
nel grido dell’animale ferito,
Tu l’elevata cima del monte,
e l’aquila che cala nel piano.
Tu il canto del piccolo sotto il cuore della madre,
e il grido vittorioso del bimbo che nasce.
Tu la melodia sulle labbra dell’amante,
e la luce gioconda negli occhi dell’amata.
Sulla soglia della morte tu sei la vita,
il lenimento nelle torture del male.
Tu la mano che dà fiducia all’ansioso,
e il segreto rimprovero all’orgoglioso.
Tu la castità dell’acqua,
e la luce del sole e delle stelle.
Tu il suono che si placa nel silenzio,
e la santità dei libri sacri.
Tu la solidità del Reale,il Bene che consuma il male
e la santità che va oltre il bene.
– Foto di Polina Kuzovkova su Unsplash
– Fonte
