In certi insegnamenti tradizionali, spesso trascurati dalla cultura corrente, si suggerisce che la realtà non sia uniforme, ma si presenti stratificata in livelli distinti, ognuno soggetto a una densità variabile di leggi. La meditazione, intesa nel suo senso più profondo, ci consente – se praticata con rigore e consapevolezza – di alleggerire gradualmente la pressione delle influenze più grossolane e meccaniche, favorendo un avvicinamento a stati di presenza meno condizionati. Il nostro mondo ordinario, governato da una molteplicità di forze, tende a illuderci che ogni evento sia del tutto rigido, privo di alternative. Tuttavia, vi è chi afferma che l’apparente immutabilità dei fenomeni cela in realtà il riflesso di un ordine superiore, meno visibile ma non per questo inaccessibile. Non si tratta di immaginare eventi straordinari come rotture improvvise delle regole conosciute, quanto piuttosto di riconoscere l’affiorare di leggi più sottili che, pur non infrangendo alcunché, si sovrappongono a ciò che appare inevitabile. In questa prospettiva, anche ciò che chiamiamo “miracolo” può essere visto non come un’eccezione, ma come l’eco di una realtà che opera su un altro piano, con ritmi e modalità ancora da scoprire. In tale luce, la meditazione diventa un esercizio silenzioso ma potente, capace di affinare la percezione e preparare il terreno all’imprevisto più autentico.
LA VOLONTÀ DELL’ASSOLUTO E I MIRACOLI (P. D. OUSPENSKY)
«Per riassumere tutto quanto abbiamo detto sul raggio di creazione, dal mondo 1 fino al mondo 96, ricordiamo che le cifre con le quali i mondi sono designati indicano il numero delle forze o ordini di leggi che governano i mondi in questione.
Nell’Assoluto non vi è che una sola forza e una sola legge: l’unica e indipendente volontà dell’Assoluto.
Nel mondo successivo vi sono tre forze e tre ordini di leggi.
Nel successivo, sei ordini di leggi, nel successivo ancora dodici e così via.
Nel nostro mondo, ossia la terra, siamo assoggettati a quarantotto ordini di leggi che governano tutta la nostra vita.
Se vivessimo sulla luna, saremmo assoggettati a novantasei ordini di leggi, ossia la nostra vita e la nostra attività sarebbero ancora più meccaniche e non avremmo le possibilità che abbiamo ora di sfuggire alla meccanicità.
Come ho già detto, la volontà dell’Assoluto si manifesta soltanto nel mondo direttamente creato da lui, all’interno di se stesso, cioè nel mondo 3: la volontà immediata dell’Assoluto non raggiunge il mondo 6 e non si manifesta in esso che sotto forma di leggi meccaniche.
Più oltre, nei mondi 12, 24, 48, 96, la volontà dell’Assoluto ha sempre meno possibilità di manifestarsi.
Questo significa che nel mondo 3 l’Assoluto crea, in un certo senso, un piano generale di tutto il resto dell’Universo che, ulteriormente, si sviluppa in modo meccanico.
La volontà dell’Assoluto non può manifestarsi nei mondi successivi che in accordo con questo piano; la sua manifestazione prende allora la forma di leggi meccaniche.
In altri termini, se l’Assoluto volesse manifestare la sua volontà, diciamo, nel nostro mondo, in opposizione alle leggi meccaniche alle quali quest’ultimo è assoggettato, dovrebbe distruggere tutti i mondi intermedi tra se stesso e il nostro mondo.
L’idea di un miracolo, nel senso di una violazione di leggi da parte della volontà che le ha fatte, si oppone non soltanto al senso comune, ma alla stessa idea di volontà.
Un miracolo non può essere che una manifestazione di certe leggi ignorate dagli uomini o raramente conosciute.
Un miracolo è la manifestazione, in questo mondo, di leggi di un altro mondo.»
Conclusione
Di fronte a un universo così ordinato e articolato, ciò che spesso appare straordinario potrebbe essere solo il frutto di una visione parziale. È l’occhio a dover cambiare, non le leggi. La meditazione, se vissuta come vera disciplina interiore, non si limita ad acquietare i pensieri, ma può predisporre la mente a riconoscere un ordine più ampio, sottile, non sempre evidente. Non è questione di negare il mondo visibile, ma di coglierne le fessure, i varchi, le armonie più nascoste. E in questo spazio più vasto, ciò che chiamiamo miracolo smette di essere un’eccezione e si rivela per quello che è: un’altra forma della realtà, che attende solo di essere compresa.
