Spesso ci perdiamo tra definizioni e concetti astratti senza mai soffermarci su ciò che siamo realmente. La meditazione, in questo senso, diventa uno strumento delicato, ma profondo, per riscoprire un rapporto diretto con la nostra essenza più autentica. Non si tratta di inseguire verità lontane o di costruire immagini idealizzate di noi stessi, bensì di accogliere una prospettiva nuova: quella in cui ogni individuo non è separato da ciò che osserva, ma ne è parte integrante. Il cammino interiore non cerca di cambiare chi siamo, quanto piuttosto di riconoscere il potenziale insito nell’esistenza stessa. Attraverso una pratica quotidiana, silenziosa e costante, si aprono squarci di comprensione che sfuggono al controllo della mente abituale. È allora che possiamo cominciare a intravedere come ogni atto, ogni respiro, possa risuonare con qualcosa di molto più vasto, pur rimanendo radicato nel qui e ora.
IL DIO DI UN MONDO PICCOLO (G. I. GURDJIEFF)
«Non è senza significato che fin dall’origine dell’umanità è stato detto e affermato da tutte le religioni che l’uomo… è stato creato da Dio a sua immagine.
A sua immagine vuol dire che, nella sua preveggenza, egli ha dato alla nostra presenza generale una struttura che ha la possibilità di inglobare e di manifestare le proprietà che Egli ha in se stesso.
Egli è Dio e di conseguenza anche io sono Dio.
La sola differenza tra Lui e me deve essere – e naturalmente è – una differenza di scala.
Egli è il Dio di un mondo grande e io devo essere, io stesso, il Dio di un mondo piccolo.
Egli è il Dio di tutte le presenze dell’universo e di tutto il mondo esteriore.
Anche io sono Dio, ma di tutto il mio mondo interiore.
In tutto e per tutto abbiamo le stesse possibilità e le stesse impossibilità…
Come ho fatto a non notare fino ad ora un’analogia così evidente?
Avevo molto pensato alla creazione e all’esistenza del mondo e in generale a Dio e alla Sua opera, avevo molto parlato di tutto questo con gli altri, ma non mi era mai venuto in mente questo semplice pensiero.»
[ Da: La vita è reale solo quando «Io sono» – Georges I. Gurdjieff ]
Conclusione
Arrivare a questa visione non richiede dogmi né riti, ma una semplice disponibilità a guardare con occhi nuovi. Non si tratta di raggiungere chissà quale altezza spirituale, ma di riconoscere che ogni momento può trasformarsi in un’occasione per sentire, comprendere e vivere pienamente. La meditazione non aggiunge nulla: riporta alla luce ciò che c’è già, nascosto tra le pieghe dell’abitudine e del pensiero ripetitivo. Ecco allora che quel senso di completezza che sembrava irraggiungibile si rivela, piano piano, nella quiete di un respiro, nel silenzio tra un’idea e l’altra, nel semplice essere.
