Capita spesso, sul sentiero della meditazione, di imbatterci in un malinteso tanto radicato quanto sottile: la convinzione che il sacro e il quotidiano, lo spirituale e il materiale, appartengano a mondi separati, come se Dio abitasse altrove e l’esistenza fosse un luogo profano da cui evadere. Questa dicotomia, profondamente incisa nel pensiero occidentale, ha prodotto un senso di frattura interiore, una distanza immaginaria tra il cielo e la terra. Ma la meditazione autentica – priva di orpelli e non votata all’evasione – ci riporta al semplice, al presente, al tangibile, ridestando la comprensione che ciò che è davvero reale non ha bisogno di essere diviso. Nessuna vetta da raggiungere, nessun altrove da rincorrere: il silenzio dello spirito coincide con l’immediatezza dell’adesso, dove ogni cosa è già compresa, se soltanto la mente smette di frammentare.
DIO E IL MONDO (A. H. ALMAAS)
«Noi stessi, il mondo e Dio non siamo cose diverse, ma siamo stati separati l’uno dall’altro nella nostra mente durante la crescita e lo sviluppo.
Nell’infanzia, di pari passo con la perdita della connessione e dell’innata unitarietà con la realtà, si formano nella nostra mente numerosi tipi di scissioni, dualità, fratture e separazioni.
In una cultura prevalentemente cristiana come la nostra, una delle principali divisioni è la scissione di Dio dal mondo: vi è il mondo celeste e quello terrestre; da una parte esiste la spiritualità e dall’altra la materialità.
Perciò, quando imbocchiamo un sentiero spirituale, crediamo inconsciamente di partire per il paradiso.
Pensiamo che il sentiero equivalga a recarsi in un universo spirituale che consideriamo in qualche modo distinto dalla realtà fisica, dal qui e ora, dal mondo in cui viviamo.
Questa profonda frattura è implicita nella cultura occidentale e le religioni occidentali la corroborano.
Sostanzialmente, tutte le religioni teistiche vedono le cose in tale dicotomia: c’è Dio e c’è il mondo della materia.
Le nostre dottrine religiose si fondano su questa distinzione e solo attingendo agli elementi mistici delle medesime tradizioni religiose possiamo risolvere questa frattura.
Tale separazione fra regno celeste e regno terreno non è soltanto un errore della cultura occidentale quanto il riflesso di una caratteristica dello sviluppo dell’ego: la sua perdita di contatto con la realtà.»
[ Da: L’Enneagramma delle Idee Sacre. Aspetti molteplici della realtà — A.H. Almaas ]
Conclusione
Ciò che chiamiamo mondo non è altro che lo specchio dell’invisibile, il volto quotidiano di ciò che da sempre cerchiamo altrove. L’errore non risiede nella materia, ma nella nostra abitudine a separare. Meditare, in fondo, è accorgersi che il divino non ha un luogo, né una distanza da colmare. È presenza silenziosa che permea l’istante. E proprio qui, dove i piedi toccano la terra e lo sguardo incontra la semplicità del reale, si apre la possibilità di ritrovare quell’unità originaria che nessuna teoria potrà mai spiegare, ma che un cuore quieto può riconoscere senza sforzo.
