La pratica della meditazione, per non restare uno sterile e pedissequo esercizio, esige una raffinata alchimia interiore. Non è solo la mente a dover essere vigile, ma è il cuore che deve vibrare, emanando un calore e una sensazione di pienezza. Se l’esperienza spirituale non produce gioia o stupore, l’intero meccanismo è inceppato. Occorre allora indagare le cause di quest’aridità, ricercando la giusta sinergia tra la lucidità del pensiero e la fecondità del sentimento.
«Quando meditate e quando pregate, osservate la natura delle vostre sensazioni. La meditazione e la preghiera devono farvi sentire un calore, una luce, una forza, una gioia, uno stupore… Se così non è, dovete cercarne la causa.
A volte, sfregando un fiammifero, questo non si accende perché è umido, oppure lo è la scatola. E se uno accendino non si accende, significa che manca benzina o che la pietrina è consumata. Nelle pratiche spirituali, come nel piano materiale, i fallimenti hanno sempre una causa e occorre trovarla. L’intelletto non deve mai essere umido e il cuore non deve mai essere asciutto. È necessario che il cuore sia umido e caldo, e che l’intelletto sia asciutto e freddo. Un cuore arido diventa egoista, e se è freddo manca d’amore. Se lo si riscalda, l’intelletto si addormenta, e se lo s’inumidisce troppo, marcisce. Queste immagini semplici e chiare devono aiutarvi a rimediare alle difficoltà della vostra vita interiore.»
Omraam Mikhaël Aïvanhov
– Aivanhov (amazon)
– Aivanhov (macrolibrarsi)
– Aivanhov su Wikipedia
– Prosveta pubblica le opere d’Aivanhov
Epilogo
La vita interiore è una sorta di ecosistema – relativamente fragile – che richiede un equilibrio tra facoltà opposte. Un intelletto – per quanto acuto – non può alimentare da solo la devozione, e un cuore ardente senza lucidità rischia di smarrirsi. La vera maestria spirituale consiste nel mantenere insieme la chiarezza mentale e il calore emotivo. Solo quando queste due forze lavorano in armonia, la pratica diventa una fonte spontanea di luce, equilibrio e meraviglia.
