{"id":110669,"date":"2025-04-20T01:00:50","date_gmt":"2025-04-19T23:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meditare.it\/wp\/?p=110669"},"modified":"2025-04-16T14:16:38","modified_gmt":"2025-04-16T12:16:38","slug":"meditazione-e-benevolenza-trasforma-il-dolore-in-consapevolezza-ven-ajahn-tiradhammo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meditare.it\/wp\/risorse\/meditazione-e-benevolenza-trasforma-il-dolore-in-consapevolezza-ven-ajahn-tiradhammo\/","title":{"rendered":"Meditazione e benevolenza: trasforma il dolore in consapevolezza (Ven. Ajahn Tiradhammo)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #333333;\"><span style=\"color: #333399;\">La pratica della &#8220;benevolenza amorevole&#8221; (Metta) non \u00e8 solo un esercizio di tranquillit\u00e0, ma un potente strumento di &#8220;meditazione di visione profonda&#8221;. Spesso resistiamo alle esperienze spiacevoli, cercando di fuggire o distrarci, ma questo non risolve il problema. Attraverso la benevolenza, impariamo ad accogliere il dolore con apertura e serenit\u00e0, osservandolo senza giudizio. Questo cambiamento di atteggiamento ci permette di vedere la vera natura delle cose, liberandoci dalla sofferenza creata dalla resistenza. Il Ven. Ajahn Tiradhammo ci rammenta che il dolore \u00e8 soggettivo: cambiando il proprio stato mentale, possiamo trasformare, altres\u00ec, la nostra esperienza.<\/span> Intraprendi, dunque, il cammino della meditazione, coltivando un atteggiamento di amorevolezza verso ogni aspetto dell&#8217;esistenza, trovando la quiete nel cuore della tempesta. Scopri come la benevolenza pu\u00f2 svelare nuove dimensioni di consapevolezza, illuminando il tuo cammino interiore.<\/span><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?ssl=1\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-111395\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=1920%2C1920&#038;ssl=1\" alt=\"Meditare.it (meditazione, yoga, meditation, mindfulness, zen, buddhismo, benessere, salute)\" width=\"1920\" height=\"1920\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=900%2C900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=1280%2C1280&amp;ssl=1 1280w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=120%2C120&amp;ssl=1 120w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=1536%2C1536&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=80%2C80&amp;ssl=1 80w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=320%2C320&amp;ssl=1 320w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=720%2C720&amp;ssl=1 720w, https:\/\/i0.wp.com\/www.meditare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/dreamstime_xxl_70688743.jpg?resize=520%2C520&amp;ssl=1 520w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #333333;\">&#8220;Versione riveduta e corretta di un discorso fatto durante un ritiro nel 1993.&#8221;<\/span><\/p>\n<p>\u00abLa pratica di \u201cMetta\u201d \u00e8 un esercizio di meditazione che generalmente viene insegnato come un tipo di meditazione di tranquillit\u00e0. I meditanti coltivano pensieri di benevolenza nei propri confronti e poi condividono questa benevolenza con altri, includendo infine, in modo equanime, tutti gli esseri dell\u2019universo.<\/p>\n<p>Ma ho scoperto che \u00e8 anche molto utile come esercizio di meditazione di visione profonda. E questo, in parte, perch\u00e9 il solito modo di relazionarci all\u2019esperienza \u2013 soprattutto a quella spiacevole \u2013 \u00e8 opporvi resistenza. Se potessimo in qualche modo cambiare il nostro atteggiamento ed essere un po\u2019 pi\u00f9 tranquilli, o anche amichevoli, verso le cosiddette esperienze negative, ci\u00f2 ci darebbe la possibilit\u00e0 di avvicinarci ad esse, vederle chiaramente, e averne perci\u00f2 una visione profonda e pi\u00f9 chiara della loro vera natura.<\/p>\n<p>La parola pali \u201cmetta\u201d \u00e8 spesso tradotta con \u201cgentilezza amorevole\u201d, tuttavia, per molta gente ci\u00f2 potrebbe essere alquanto idealistico. Quindi io preferisco di solito tradurla con \u2018benevolenza, amorevolezza e a volte anche \u2018non conflittualit\u00e0\u2019, \u2018tranquillit\u00e0\u2019, \u2018apertura\u2019 o \u2018ricettivit\u00e0\u2019, a seconda del contesto in cui la si usa.<\/p>\n<p>Questa pratica \u00e8 di particolare utilit\u00e0 per quanto riguarda le cosiddette esperienze spiacevoli della vita. La maggior parte delle persone, non appena si accorge di qualcosa di spiacevole o doloroso, cerca di fuggire. Ma ci\u00f2 in realt\u00e0 non risolve il problema: cercando le distrazioni non riusciamo a risalire alla vera origine della situazione. Per prima cosa bisogna riconoscere: c\u2019\u00e8 della sofferenza, del disagio, del dolore, e poi bisogna andargli incontro per trovarne l\u2019origine. Soltanto rimuovendone l\u2019origine lo risolviamo veramente. Pensiamo di allontanarlo distraendoci, ma poich\u00e9 la radice \u00e8 ancora l\u00ec, continua a crescere. Solo che prende altre forme: con questo tipo di resistenza rispunta in altro modo.<\/p>\n<p>Naturalmente, come sapete, per molte persone ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 facile a dirsi che a farsi. Chi vuole andare all\u2019origine dei propri dolori? La nostra reazione abituale \u00e8 quella di allontanarcene. Ma sviluppando un atteggiamento pi\u00f9 amichevole e pacifico verso la cosiddetta esperienza negativa e spiacevole, possiamo cambiare il nostro abituale modo di relazionarci ad essa. Quanto meno non peggioriamo la situazione, non reagiamo pi\u00f9, per l\u2019ennesima volta, nel solito modo automatico e avremo cos\u00ec la possibilit\u00e0 di metterci in relazione con essa in modo nuovo. E questo, insieme ad una base di concentrazione e chiara consapevolezza, ci permette di vedere le cose con un po\u2019 pi\u00f9 di chiarezza, per quello che realmente sono.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Il dolore \u00e8 soggettivo<\/h3>\n<p>\u00abEcco perch\u00e9 dico che \u00e8 soltanto cosiddetto \u201cnegativo\u201d o cosiddetto \u201cspiacevole\u201d. Come ho gi\u00e0 detto, ci\u00f2 che chiamiamo \u201cdolore\u201d \u00e8 soggettivo. Ognuno di noi d\u00e0 la propria definizione: c\u2019\u00e8 una sensazione, c\u2019\u00e8 uno stato mentale, una persona dice \u201cahi!\u201d, un\u2019altra persona dice \u201cnon \u00e8 niente\u201d. E non solo. Dipende anche dal nostro stato d\u2019animo individuale. Se ci sentiamo molto turbati, in uno stato d\u2019animo infelice, il pi\u00f9 piccolo disagio fisico pu\u00f2 essere molto doloroso. Invece, se ci sentiamo in uno stato d\u2019animo pi\u00f9 felice o pacifico, possiamo tollerare un maggior disagio. Allora dov\u2019\u00e8 il vero disagio?<\/p>\n<p>Nell\u2019insegnamento Buddhista ci\u00f2 che noi chiamiamo dolore e ci\u00f2 che \u00e8 spiacevole \u00e8 nella nostra mente. E\u2019 un aspetto particolare dei fenomeni mentali. Cos\u00ec, cambiando semplicemente il nostro stato mentale, possiamo anche cambiare la nostra esperienza del dolore o del disagio.<\/p>\n<p>Certamente per alcune persone la pratica della benevolenza amichevole suona in effetti un po\u2019 folle, essere amichevole con il proprio dolore sembra folle: \u201cCosa?!\u201d Non ha senso essere benevolo verso il proprio dolore! Bisognerebbe disfarsene, reprimerlo, conquistarlo, sconfiggerlo, piuttosto che esserne amico.\u201d<\/p>\n<p>Ma tutto questo viene dal potere della volont\u00e0, che \u00e8 la base dell\u2019ego. \u201cVoglio scacciare il dolore, voglio disfarmi del mio malessere\u201d viene tutto dal nostro ego. E forse dobbiamo accettare il fatto che a volte funziona. Ma in una prospettiva pi\u00f9 ampia e a lungo termine, vediamo che in realt\u00e0 non funziona. Abbiamo un sollievo temporaneo, una gratificazione temporanea, ma nessuna vera soluzione. Almeno un atteggiamento pi\u00f9 amichevole ci permette di avvicinarci un po\u2019 di pi\u00f9 a queste cose, in modo pi\u00f9 aperto, ricettivo, pacifico.<\/p>\n<p>Prendiamo qualcosa di pratico, come il dolore fisico, per esempio. A chi piace il dolore? Se piace il dolore allora vuol dire che si \u00e8 masochisti. A nessun essere senziente che abbia sensazioni, a nessun essere cosciente, sia esso un essere umano o una zanzara, piace il dolore. E\u2019 una cosa istintiva allontanarsi dal dolore! Infatti, se vi fate male, se mettete il dito sul fuoco, non vi fermate un attimo a pensare: \u201cFa male, dovrei spostare il dito\u201d. E\u2019 un riflesso automatico. A volte, in realt\u00e0, non si registra immediatamente il dolore, ma c\u2019\u00e8 un riflesso e poi \u201cahi, mi sto bruciando il dito\u201d. All\u2019inizio c\u2019\u00e8 un tipo di riflesso automatico.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Il Corpo pi\u00f9 intelligente della Mente<\/h3>\n<p>\u00abIo ho questa teoria \u2013 penso che sia pi\u00f9 di una teoria, un credo forse \u2013 che il nostro corpo sia molto pi\u00f9 intelligente della nostra mente. Non che potrebbe superare un test di intelligenza, ma voglio dire che il corpo \u00e8 incredibilmente semplice. La mente \u00e8 cos\u00ec complicata che deve passare attraverso tutte le diramazioni nervose per rendersi conto della situazione. \u201cEhi, ehi, il dito sta bruciando!\u201d, mentre invece il nostro corpo semplicemente risponde.<\/p>\n<p>Una volta ebbi un piccolo incidente in montagna. Stavo percorrendo un pendio roccioso molto ripido e scivolai. Improvvisamente scivolai gi\u00f9 senza controllo, sempre pi\u00f9 veloce, verso il precipizio. Mentre scivolavo gi\u00f9 il mio cervello pensava a come uscirne. Ma separatamente dal processo del pensiero, per un qualche motivo, il mio corpo rotol\u00f2 verso il lato della roccia e, scivolando sul bordo di questa, atterr\u00f2 sull\u2019unico punto pianeggiante di tutta la zona \u2013 solo grande abbastanza per i due piedi!. Mi fermai immediatamente e rimasi incredulo. Cosa?! Non avevo neanche minimamente pensato di dire al mio corpo di rotolare proprio l\u00e0. Ma in qualche modo esso lo aveva fatto automaticamente e io rimasi l\u00ec un po\u2019 tremante, con una specie di meraviglia incredula.<\/p>\n<p>E\u2019 spesso cos\u00ec: quando siamo messi veramente alle strette, quando la nostra mente non pu\u00f2 pi\u00f9 pensare, il corpo in qualche modo sa cosa fare. E molte volte queste situazioni ci mostrano che c\u2019\u00e8 un altro modo di rapportarci alla realt\u00e0. Se rimaniamo a pensare secondo la nostra solita mente, rotoleremmo senza speranza verso il precipizio, e addio! Ma c\u2019\u00e8 un modo diverso di rapportarci alle cose.<\/p>\n<p>Lo stesso succede con le situazioni cosiddette \u201cnegative\u201d o \u201cspiacevoli\u201d. Ad esempio, notando un dolore particolare nel nostro corpo, se cerchiamo di vederlo in un modo nuovo, se siamo capaci di guardarlo con pi\u00f9 concentrazione \u2013 il che significa che la mente non turbina tra tutti i vecchi ricordi che questo suscita, che non fantastica su che cosa potrebbe succedere \u2013 forse allora possiamo cominciare a farne esperienza in modo diverso. E, se a questo aggiungiamo un atteggiamento pi\u00f9 aperto, pacifico e amichevole, possiamo cambiare completamente la prospettiva con la quale ci rapportiamo a queste cose.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Realt\u00e0 Soggettiva<\/h3>\n<p>\u00abQuello che succede \u00e8 che noi di solito discerniamo la realt\u00e0 in modo alquanto soggettivo. Nella realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 piacevole o spiacevole intendo nella vera realt\u00e0. Ognuno di noi si forma la propria personalit\u00e0: \u201cIo sono colui il quale dice che \u00e8 spiacevole, io sono la persona che dice che \u00e8 piacevole\u201d. E\u2019 cos\u00ec che si stratifica la personalit\u00e0, che si accumula il passato: un ammasso di cose che sono piacevoli e spiacevoli, e poi continuiamo a rinforzarlo, ad alimentarlo. E quando in qualche modo c\u2019\u00e8 la minaccia che vengano intaccate alcune di queste cose, ecco che emerge la resistenza. In questo modo stiamo solo creando un nemico, il nostro nemico e tutta questa cosa \u00e8 nostra nemica. Poi vogliamo combatterlo, eliminarlo, magari distruggerlo, bruciarlo, seppellirlo, nella speranza di trovar pace.<\/p>\n<p>Tuttavia, se riusciamo ad avere un atteggiamento pi\u00f9 calmo, alcune di queste cose possono venire a galla e possiamo vederle in modo diverso \u2013 cio\u00e8 possiamo vederle come realmente sono. E quando iniziamo a vederle come realmente sono, senza tutta la parte soggettiva, tutta la colorazione soggettiva, che ci fa esclamare:\u201dE\u2019 una minaccia per me. Mi fa male\u2026\u201d quando le vediamo invece dal punto di vista: \u201cE\u2019 solo un pensiero, \u00e8 solo un ricordo, \u00e8 solo una sensazione, una impressione\u201d, esse perdono il mordente emotivo personale. O almeno riusciamo in qualche modo a neutralizzarlo, perch\u00e9 la loro intera natura \u00e8 basata sul rapporto che abbiamo con esse. Per esempio se notiamo che sorge qualcosa, tipo un dolore fisico, non appena diciamo \u201cdolore\u201d o \u201csono io e il mio dolore\u201d, rimaniamo bloccati in questo rapporto dualistico \u2013 io e il mio dolore. E il nostro solito modo di agire \u00e8 cercare di liberarcene: voglio liberarmi del mio dolore. Naturalmente ci\u00f2 \u00e8 alquanto assurdo \u2013 come posso liberarmi del mio dolore, che \u00e8 me? \u2013 E questo tipo di lotta continua.<\/p>\n<p>Ma se lo guardiamo con consapevolezza allora \u00e8 un\u2019altra storia. Prima di tutto non ci identifichiamo con esso, \u201c\u00e8 il mio dolore.\u201d C\u2019\u00e8 una sensazione particolare che avviene proprio in questo momento, in questo luogo, e a un livello che quanto meno taglia fuori i ricordi e le associazioni che abbiamo costruito attorno ad esso.<\/p>\n<p>E se spunta un nuovo \u201cvecchio\u201d dolore, diciamo che \u00e8 proprio come l\u2019ultima volta che \u00e8 successo. E cos\u00ec veniamo presi in questo ripetere gli stessi vecchi schemi basati sui ricordi, non su quello che succede ora \u2013 in questo momento, in questa particolare sensazione, in questo luogo particolare, in questo particolare stato mentale.<\/p>\n<p>La prima volta che sono stato a Sri Lanka avevo una piccola capanna in un monastero. Arrivammo in due e c\u2019erano due capanne, cos\u00ec tirammo a sorte e io ebbi la capanna migliore, quella che aveva le zanzariere alle finestre. Fu un grande successo, perch\u00e9 ci trovavamo in una depressione circondata da acquitrini per cui c\u2019erano un sacco di zanzare. Cos\u00ec pensai \u201cAh, questa volta, tanto per cambiare, sono stato davvero fortunato\u201d Cos\u00ec me ne andai nella capanna e pensavo di essere al sicuro dalle zanzare. Ma il problema con le zanzariere \u00e8 che ne tiene fuori molte, ma quando una riesce ad entrare non pu\u00f2 pi\u00f9 uscire. Cos\u00ec arriv\u00f2 la sera e io chiusi tutte le porte e le finestre e pensavo di essere al sicuro. Stavo l\u00ec seduto e a un certo punto \u201czzzzzzzzzzzz\u201d \u2013 una zanzara! E naturalmente, visto che era la mia prima esperienza con le zanzare pensai, \u201czanzare uguale malaria\u201d. Cos\u00ec quando questa cosa volava in giro per la stanza, andava bene. Ma quando non la sentivo pi\u00f9 volare, sapevo che si era posata da qualche parte, probabilmente sopra di me. Be\u2019, non c\u2019\u00e8 bisogno di dire che quella notte non chiusi occhio. Mi sedevo solo per qualche minuto e finch\u00e9 la sentivo volare andava bene, poi si fermava e io scattavo in piedi, e poi ricominciava a volare\u2026<\/p>\n<p>Non potei dormire per l\u2019intera notte e tutto a causa di una zanzara. Il mattino seguente lo raccontai al mio amico. Lui non aveva zanzariere nel suo alloggio. Disse: \u201cIo non ho avuto alcun problema a dormire\u201d. E allora io dissi: \u201cE la malaria?\u201d E lui \u201cQui non ci sono zanzare della malaria.\u201d Era un monastero buddhista e io ovviamente non potevo uccidere le zanzare, anche se loro potevano uccidere me con la malaria, l\u2019infarto forse, o che so io.<\/p>\n<p>Ma proprio questo particolare modo di pensare ci pu\u00f2 creare molta sofferenza in pi\u00f9. Pi\u00f9 in l\u00e0 imparai, dopo molti anni, varie lezioni sulle zanzare. Qualcuno di voi \u00e8 stato in Thailandia? Posso darvi una copia inedita del mio libro \u201cLa vita segreta delle zanzare\u201d. Se lasci che la zanzara ti punga, lei ti punge una volta e vola via, basta, puoi di nuovo ritornare a dormire. Ma la preoccupazione, la preoccupazione di essere punto mi teneva sveglio tutta la notte.<\/p>\n<p>Ma se possiamo avere un atteggiamento pi\u00f9 aperto verso alcune delle cose che consideriamo negative o spiacevoli, cambia completamente tutta la situazione intorno a noi. E il punto \u00e8 che ci\u00f2 che abbiamo definito negativo \u00e8 relativo al mio punto di vista \u2013 al mio ego, in altre parole. Cos\u00ec quello che succede \u00e8 che quando ci imbattiamo in una situazione spiacevole e diciamo \u201cOh, ho un problema\u201d, non appena lo abbiamo definito cos\u00ec, \u00e8 finita, abbiamo racchiuso e solidificato l\u2019intero flusso della realt\u00e0.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Nemici benevoli<\/h3>\n<p>\u00abQuello che ci dice la presenza mentale \u00e8: ci sono sensazioni. Queste sorgono e svaniscono. Vanno e vengono. Sorge una sensazione e dici \u201cAhi! fa male\u201d e piuttosto che lasciare che termini, che percorra il ciclo della sua esistenza, cerchiamo di afferrarla con la nostra mente, ci identifichiamo con essa e diciamo \u201cAh questo \u00e8 doloroso. Devo occuparmi di una situazione dolorosa.\u201d E veniamo bloccati da questo rapporto, e il pi\u00f9 delle volte \u00e8 proprio questo il vero problema questo \u201d io e il mio problema, io e il mio problema\u201d.<\/p>\n<p>Se possiamo cambiare il nostro atteggiamento, per esempio avere un atteggiamento un po\u2019 pi\u00f9 aperto e pacifico, quello che succede \u00e8 che, giacch\u00e9 &lt;io e il problema&gt; significa &lt;io e il nemico&gt;, per essere amichevole devo cambiare, devo essere diverso. Cambio. Se si cambia, anche il problema del nemico cambia.<\/p>\n<p>Se sei amichevole con i tuoi nemici cosa succede loro? Semplice! Sono solo nemici a met\u00e0! Ma quando li definiamo nemici, rimangono tali. I nemici che vediamo acquistano forza proprio perch\u00e9 guardiamo tutte le cose negative che ci sono in loro: sono gli esseri pi\u00f9 brutti, pi\u00f9 sporchi, peggiori, ecc, ecc. Ma se cambiamo atteggiamento, e siamo almeno un po\u2019 pi\u00f9 amichevoli nei loro confronti, dicendo \u201cBe\u2019, anche loro sono esseri umani. Forse hanno anche degli amici, pu\u00f2 darsi che abbiano anche un cagnolino, o anche un gatto nero, come il nostro.\u201d Allora, improvvisamente, non sono pi\u00f9 acerrimi nemici. Insomma, non \u00e8 che ci devono piacere per forza. Possono avere ancora i loro aspetti negativi. Ma non sono cattivi al cento per cento, negativi con tutto quello che ne consegue. E parlando praticamente, forse sono ancora per il novanta per cento nostri nemici, ma il dieci per cento cambia, e allora c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di rapportarci in qualche altro modo. Un dieci per cento di possibilit\u00e0 d qualcosa di diverso.<\/p>\n<p>E lo stesso tipo di relazione esiste con il cosiddetto \u201cspiacevole\u201d. Abbiamo creato questo \u201cSono io\u201d, siamo rimasti aggrappati a questo \u201cio\u201d come ad una certa persona che ha questo dolore, questo problema. Ci identifichiamo con questo ed \u00e8 fatta. Il problema \u00e8 l\u00e0. Dobbiamo anche accettare alcuni aspetti alquanto strani della natura umana \u2013 e ci fa persino piacere. Almeno sappiamo chi siamo. Se io ho un problema, so chi sono \u2013 sono quello con il problema!<\/p>\n<p>Tuttavia avere un atteggiamento pi\u00f9 amichevole verso il problema, almeno lo apre, gli d\u00e0 pi\u00f9 flessibilit\u00e0. E se possiamo sviluppare questo atteggiamento, ne vediamo i risultati, ne vediamo i benefici, e questo pu\u00f2 aumentare e dare molta pi\u00f9 flessibilit\u00e0 nell\u2019interazione. Voglio dire, \u00e8 un po\u2019 troppo idealistico dire \u201cBe\u2019, in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 un \u201cio\u201d, quindi non c\u2019\u00e8 nessun problema. Ma si pu\u00f2 arrivare a un semplice \u201cahi, fa ancora male.\u201d e basta Alcune di queste cosiddette cose negative sono potentemente alimentate dai nostri ricordi.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Cambiamento amichevole<\/h3>\n<p>\u00abSe possiamo continuare a praticare questa benevolenza o amicizia, veramente cambieremo. Il nostro ego \u00e8 quello che vuole controllare e liberarsi di questo o di quello, cos\u00ec da rimanere con la sua isoletta di controllo. Ma per poter essere in grado di essere in pace e in amicizia con tutte le cose bisogna abbandonare la propria posizione egoica e lasciare che tutto sia cos\u00ec com\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>Chi lo pu\u00f2 fare? Voi lasciate che le cose siano cos\u00ec come sono? \u201cS\u00ec, bene, ma\u2026. non \u00e8 molto carino, non mi piace,\u2026\u2026..\u201d Ci\u00f2 non significa che bisogna essere d\u2019accordo con tutto e che tutto sia meraviglioso. Ma, vedete, ogni cosa ha il suo posto. Anche ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato, ci\u00f2 che \u00e8 cattivo ha il suo posto. Non stiamo dicendo che \u201cil male \u00e8 buono\u201d. Sarebbe ridicolo. Ma si vede che ha un suo posto nella trama della realt\u00e0. Solo quando effettivamente si riconosce che c\u2019\u00e8 un errore, allora si pu\u00f2 iniziare a correggerlo. La gente dice che non dovrebbe essere in questo modo, non ci si dovrebbe uccidere l\u2019un l\u2019altro. Be\u2019, spiacente! Se ci limitiamo ai \u201cnon si dovrebbe\u201d quando iniziamo a cercare di cambiare la situazione? Se sappiamo riconoscere che, be\u2019, ci si uccide l\u2019un l\u2019altro, allora possiamo considerare il da farsi. Perch\u00e9 ci\u00f2 accade? Non ci si uccide per magia come in una favola. C\u2019\u00e8 una profonda radice che causa questo. E noi possiamo riconoscerla, e ci\u00f2 significa essere aperti a quella realt\u00e0 piuttosto che dire che non dovrebbe essere cos\u00ec, che non lo si dovrebbe fare \u2013 ma si fa.<\/p>\n<p>La stessa cosa succede con i dolori del corpo, \u201cNon dovrei avere questo dolore\u201d. La realt\u00e0 e la consapevolezza dicono: \u201cMa ce l\u2019hai\u201d E allora ribattiamo, \u201cGi\u00e0, ma non dovrei averlo,\u201d Ma questo \u00e8 quello che c\u2019\u00e8 ora, in questo momento (qui non si sta dicendo che sar\u00e0 sempre cos\u00ec). Il solo aprirsi a questo, lo cambia. Perch\u00e9 era l\u00ec, nella nostra mancanza di consapevolezza. Il nostro inconscio lo sapeva, ma noi non lo volevamo sapere. E\u2019 l\u00ec. E la nostra mente inconscia sa che c\u2019\u00e8 \u2013 sa che c\u2019\u00e8 tutto questo, tutta questa negativit\u00e0, tutte le parti oscure in noi. La nostra incoscienza fa del suo meglio per tenerci nascosto tutto questo. Cos\u00ec stanno le cose. Ma se possiamo portarlo alla coscienza, \u00e8 alquanto diverso \u2013 non rimane nascosto e congelato. Quando lo si porta alla coscienza lo si vede in modo diverso. Quando alcune delle cose alle quali noi ci aggrappiamo cominciano ad apparire alla coscienza, si scongelano ed entrano nel flusso della realt\u00e0. E molte di queste cose non hanno una sostanza propria, \u00e8 solo la nostra mente che ci si aggrappa.<\/p>\n<p>Con lo sviluppo di una maggiore concentrazione e chiara consapevolezza possiamo rimanere ad osservare i pensieri confusi, i pensieri di rabbia, di frustrazione. Essi generalmente sorgono e scompaiono. Questa \u00e8 la natura della mente. La maggior parte della gente se vede un pensiero di rabbia pensa, \u201cOh, liberatene! Svelto, nascondilo!\u201d E quando si fa cos\u00ec, lo si rinforza, gli si d\u00e0 nuova vita, lo si trattiene. E poi rimane l\u00ec. Facendolo entrare nella nostra coscienza, ha la sua durata di vita: sorge e passa, proprio come il respiro. Viene e va.<\/p>\n<p>Il punto, per\u00f2, \u00e8 che noi di solito abbiamo bisogno di un atteggiamento pi\u00f9 aperto, ricettivo, pacifico verso queste cose, invece che mettere in atto la nostra solita reazione che \u00e8 quella di giudicarle, di manipolarle, di farne qualcosa. Ecco perch\u00e9 se abbiamo un certo grado di concentrazione, quando la mente \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 raccolta e stabile e calma, non butta fuori tutte queste cose. La benevolenza ci permette di avvicinarci alle cose, di vedere come realmente sono. La maggior parte delle volte sorgono quelle cosiddette spiacevoli perch\u00e9 le si tiene l\u00ec, ferme, in una idea fissa, in un ricordo fisso.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Nessuna cosa<\/h3>\n<p>\u00abQuando analizziamo pi\u00f9 in dettaglio, cosa c\u2019\u00e8 veramente nella realt\u00e0? Non c\u2019\u00e8 alcuna reale sostanza al di fuori della memoria? Quanto peso ha la nostra memoria? Che forma ha la nostra memoria? possiamo fare sorgere le nostre memorie e metterle davanti a noi? Ma se le teniamo nella mente, sono piuttosto pesanti, vero? Quando le facciamo sorgere, dove sono? Possiamo mettere tutti i nostri ricordi in questa stanza e ancora non sarebbe completamente piena. Ma se con il nostro atteggiamento ci aggrappiamo ad essi, diventano molto pesanti.<\/p>\n<p>L\u2019intuizione del Buddha fu che tutti i problemi non sorgono da soli, ma perch\u00e9 ci teniamo aggrappati ad essi. Li tratteniamo, li afferriamo, restiamo attaccati, e questa \u00e8 l\u2019origine di tutta la nostra sofferenza. Ma il punto \u00e8 che questa \u00e8 anche una reazione fondamentale, la reazione fondamentale dell\u2019ego. L\u2019ego \u00e8 tutto qui, esiste perch\u00e9 ha qualche cosa alla quale aggrapparsi. All\u2019epoca buddhista c\u2019erano vari filosofi che si chiedevano, \u201cCom\u2019\u00e8 questo ego?\u201d O per usare un termine spirituale: \u201cCom\u2019\u00e8 l\u2019anima?\u201d C\u2019erano tutta una serie di teorie su questo \u2013 \u00e8 un piccolo seme al centro del nostro cervello, o dietro il cuore. Il Buddha usava la pratica della meditazione, non il filosofeggiare, usava la meditazione per vedere chiaramente \u2013 \u201cAllora, che cosa \u00e8 l\u2019anima? Guardiamola! Investighiamola!\u201d, senza credere ad alcuna teoria su di essa o ad alcuna filosofia. Guardiamola, investighiamola con chiarezza. E mentre investigava la natura dell\u2019anima, dell\u2019ego, non trov\u00f2 niente. Questa \u00e8 chiamata \u201cilluminazione\u201d. Semplice. Facciamolo di nuovo. Il corso \u00e8 terminato!<\/p>\n<p>Ma quanti di noi possono guardare con chiarezza la natura del senso dell\u2019io e non fermarsi in alcun luogo? Voi dite \u201cBe\u2019, va bene, io non sono il mio corpo. Si, certo, ma sono una mente intelligente!\u201d Ecco, non riusciamo a rinunciare a questo.<\/p>\n<p>E\u2019 facile pensare, teorizzare: bene, il corpo, s\u00ec. Ma poi: chi \u00e8 che sta pensando al corpo? C\u2019\u00e8 questa piccola mente da qualche parte che dice. \u201cS\u00ec, \u00e8 tutto molto ragionevole, s\u00ec.\u201d Ma anche la mente razionale sta lavorando. Perch\u00e9 \u00e8 tutta una creazione, una cosa condizionata, condizionata dalle nostre regole logiche, dalla nostra cultura. E con la pratica della meditazione di visione profonda cerchiamo di risvegliare questo nuovo modo di vedere. Il modo di vedere che viene dall\u2019esperienza diretta. Si tratta di consapevolezza, di un vedere consapevole, non di ragionamento, non di logica, non di concetti, ma di una consapevolezza che vede ci\u00f2 che sta realmente accadendo.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Consapevolezza<\/h3>\n<p>\u00abNaturalmente per molte persone anche questa consapevolezza \u00e8 parte integrante del loro ego. Quando ci concediamo di vedere soltanto ci\u00f2 che vogliamo vedere, ci\u00f2 che ci fa comodo, questa non \u00e8 vera consapevolezza, \u00e8 una consapevolezza con una \u201cc\u201d minuscola, una consapevolezza schiava del nostro ego. Ma con gli esercizi di meditazione possiamo accrescere questa consapevolezza, possiamo darle pi\u00f9 potere autonomo. Iniziamo con \u201cVa bene, sto sviluppando consapevolezza\u201d Questa \u00e8 la piccola consapevolezza. Ma questa parola che io traduco con consapevolezza sapete che cosa significa? Per saperlo bisogna farne esperienza personalmente. In Pali si chiama \u201csati\u201c. E ci sono molti tipi diversi di questa \u201csati\u201d. La sua radice \u00e8 \u201cricordare\u201d Si tratta proprio di ricordare nella maniera pi\u00f9 semplice. Ad esempio ricordare di tornare al respiro, ricordare di tornare al corpo. Poi c\u2019\u00e8 quello che si direbbe un livello un po\u2019 pi\u00f9 avanzato di concentrazione. Non solo ricordarsi di tornare, ma effettivamente farlo. Pu\u00f2 succedere a volte abbastanza spontaneamente. Non appena la mente diventa un po\u2019 pi\u00f9 chiara, si ritorna al respiro. Non c\u2019\u00e8 bisogno di ricordarsene \u201cOh, s\u00ec. Che cosa faccio qui? s\u00ec 1993, s\u00ec questo \u00e8 Kandersteg, s\u00ec la meditazione, ah s\u00ec!, certo, s\u00ec, respirare in modo corretto.\u201d E\u2019 l\u00ec! Don! \u2013 la campana suona. Allora ci si ricorda di tornare molto pi\u00f9 velocemente.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 il livello di ci\u00f2 che chiamo \u201cconsapevolezza\u201d. La consapevolezza \u00e8 molto pi\u00f9 flessibile. Tutti noi abbiamo un certo grado di consapevolezza. Possiamo salire le scale, scenderle, trovare il bagno e cose simili. Abbiamo un certo livello di consapevolezza anche se le luci non sono accese. E pu\u00f2 essere sviluppato, non \u00e8 vero? Oltre ad avere consapevolezza di dove sono le scale, si pu\u00f2 avere consapevolezza delle sensazioni fisiche nel proprio corpo. E forse, in un paio di giorni, la si pu\u00f2 migliorare sensibilmente e la nostra consapevolezza pu\u00f2 aumentare.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Io e il mio controllo<\/h3>\n<p>\u00abNoi diciamo \u201caumentare la auto-consapevolezza\u201d, che nel Buddhismo \u00e8 consapevolezza del corpo, della mente, delle sensazioni. E se ci sforziamo un po\u2019, partendo per il primo gradino da un livello egoistico (io sto sviluppando la mia consapevolezza), una volta che questa si \u00e8 messa in moto, diventiamo consapevoli di certi aspetti, per esempio del corpo, dei quali prima non ci accorgevamo. Notiamo sensazioni particolari, stati mentali particolari, sentimenti particolari che prima notavamo solo se veramente attiravano la nostra attenzione o se erano veramente interessanti e potevano esserci utili.<\/p>\n<p>Appena notiamo queste cose vediamo che, \u201cEhi, questo corpo va avanti senza di me. Non ho bisogno di stare attento: piede muoviti l\u00ec, gamba vai l\u00e0, braccio vieni qui!\u201d Ti accorgi che \u201cEhi, funziona comunque. Posso anche addormentarmi!\u201d E noti che la maggior parte delle attivit\u00e0 del corpo avvengono senza alcuna interferenza da parte tua \u2013 il cibo viene digerito, la respirazione avviene, i capelli crescono, si invecchia, ecc. Accade automaticamente.<\/p>\n<p>Siamo coscienti del nostro corpo, almeno entro la sfera limitata del nostro ego, \u201cBe\u2019, perbacco, controllo questo corpo\u201d, per cui possiamo dire: \u201cAllora braccio, muoviti! Wow, guarda quanto sono potente, posso muovere il braccio.\u201d Ma agli scienziati ci sono voluti anni per far fare questo a un robot! Io posso sedermi, muovermi, ballare, cantare (be\u2019, non da monaco).<\/p>\n<p>Ma poi ci sono altre cose\u2026. Va bene, puoi muovere il braccio, ma puoi dire \u201cDigestione fermati, smetti di digerire!\u201d? Forse potrebbe essere utile se si potessero fare alcune cose del tipo \u201cPeli, smettete di crescere! Risparmiamo il rasoio!\u201d<\/p>\n<p>Ma quante volte guardiamo i limiti del corpo? Di solito guardiamo solo le cose sulle quali abbiamo controllo. Se il corpo si ammala, non vogliamo ascoltare, non vogliamo sapere niente, \u201cNon sto male, avanti, andiamo.\u201d Ma alla fine dobbiamo accettare, \u201cOh, sono malato, non ce la faccio\u201d. Riscontriamo i limiti del nostro controllo sul corpo, direi solo in questo tipo di situazioni critiche.<\/p>\n<p>Nella storia del Buddha, fu la vecchiaia, la malattia e la morte che egli dovette affrontare, e non c\u2019era soluzione. Egli chiese alla gente cosa fossero la vecchiaia, la malattia e la morte. Ma che significa \u201cChe cosa \u00e8\u201d \u2013 succede a tutti. E allora, non c\u2019\u00e8 alcun rimedio? Be\u2019, no, spiacente. Perbacco! La vita allora non \u00e8 cos\u00ec rosea, dopo tutto! Meglio avere una buona pensione. Ma furono proprio questi limiti del senso dell\u2019 io che portarono il Buddha a indagare, a investigare \u2013 ah, l\u2019io non \u00e8 onnipotente, non \u00e8 la realt\u00e0 ultima, non dura per sempre, ha anche lui i suoi limiti.<\/p>\n<p>Per alcune persone all\u2019inizio \u00e8 un po\u2019 uno shock. Quando vediamo a 40 anni i primi capelli grigi, \u00e8 un po\u2019 uno shock, ma ci facciamo l\u2019abitudine. E poi ci adeguiamo alla situazione, si fanno le opportune modifiche e si rientra nel regno dell\u2019io: ora ci troviamo a nostro agio. Ma quando iniziamo a vedere realmente questi limiti, allora impariamo a vedere pi\u00f9 chiaramente qual \u00e8 la vera natura di questo corpo, a vedere chiaramente ci\u00f2 che \u00e8. Ci\u00f2 non vuol dire che ci dobbiamo fare venire la depressione, o irritarci \u2013 \u00e8 semplicemente cos\u00ec. E questo significa essere pi\u00f9 in pace con la propria natura.<\/p>\n<p>A volte alcune esperienze che abbiamo avuto in precedenza e che fanno parte dei nostri ricordi, si sovraccaricano pesantemente di contenuti emotivi. E dire di \u201caprirsi a loro\u201d \u00e8 un po\u2019 ottimistico perch\u00e9 aprirsi ad essi, vuol dire aprirsi anche a tutta la negativit\u00e0 che vi abbiamo costruito sopra. Ma se cambiamo atteggiamento e diventiamo pi\u00f9 pacifici nei confronti di queste cose, pi\u00f9 tranquilli nei confronti di tutta la negativit\u00e0 che portano con s\u00e9, allora questo ci permette di aprirle, di vederle per quello che realmente sono.<\/p>\n<p>Quindi che succede? Se potete veramente aprirvi a ci\u00f2 che \u00e8 spiacevole, alle situazioni cosiddette negative, che cosa succede? A volte se riusciamo ad essere pi\u00f9 benevoli verso le cosiddette esperienze spiacevoli, queste cominciano ad aprirsi, si aprono come una nuvola. Non sono pi\u00f9 tanto solide. Sono solo apparentemente solide, perch\u00e9 siamo abituati ad aggrapparci ad esse, a trattenerle. Per essere aperti bisogna allentare la presa, il controllo. E questo ci permette di diventare un po\u2019 pi\u00f9 flessibili. Prima, quando guardavamo il dolore, avevamo soltanto una risposta \u2013 \u201cAhi!\u201d Ma ora se lo guardiamo di nuovo vediamo che ci sono diversi tipi di \u201cAhi!\u201d, diversi tipi di dolore, per cos\u00ec dire. Non \u00e8 pi\u00f9 tanto semplice. E dobbiamo anche accettare il fatto che abbiamo i nostri limiti. Non significa che dovete rimanere qui seduti fino a domani, \u201cNon \u00e8 dolore, comunque. E\u2019 solo benevolenza, pace, apertura\u2026\u201d questo viene dalle nostre idee piuttosto che dalla nostra esperienza.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 qualcosa con cui possiamo lavorare. Non \u00e8 una soluzione magica. Perch\u00e9 alcune persone pensano, \u201cAh, ora ho la formula magica per liberarmi di tutte le mie sofferenze!\u201d Oh, oh. Ecco di nuovo l\u2019io che parla. L\u2019io sta nuovamente affermando se stesso per impadronirsi dei nostri tentativi di apertura e di amicizia. Se c\u2019\u00e8 il coinvolgimento dell\u2019io, le cose non possono funzionare veramente bene. Perch\u00e9 per essere pienamente aperti bisogna arrendersi completamente. La vera benevolenza esiste solo quando ci poniamo al di fuori dei confini del nostro io, abbandoniamo le identit\u00e0 del nostro io, le definizioni del nostro io. Bene, nella pratica questo succede poco a poco. Pi\u00f9 sviluppiamo benevolenza e pi\u00f9 allentiamo il controllo del nostro io, passo dopo passo.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Irragionevolmente amichevole<\/h3>\n<p>\u00abIn uno dei libri post-canonici c\u2019\u00e8 una storia su quattro persone sedute su una panchina. Tu, il tuo migliore amico, una persona che ti \u00e8 indifferente e il tuo peggiore nemico. Siete seduti e state bevendo un te. Il tuo peggiore nemico no, per\u00f2. No. Lui beve latte acido! Degli assassini arrivano e dicono che devono sacrificare uno di voi. Tu devi scegliere una di queste quattro persone perch\u00e9 venga uccisa. Bene, chi sceglieresti? Questo \u00e8 un grande dilemma morale, non \u00e8 vero? Puoi scegliere te stesso e dire, \u201cBe\u2019, io sono cos\u00ec altruista e santo. Prendete me!\u201d O potresti dire, \u201cBene, prendete il mio peggiore nemico. Non vale niente comunque. Ripulite la terra da quest\u2019individuo\u201d E la persona indifferente? Non \u00e8 nessuno di speciale. O potresti essere veramente generoso, \u201cBe\u2019, io non posso proprio andare, sto prendendo una decisione, quindi prendete il mio migliore amico, \u00e8 come se prendeste me.\u201d<\/p>\n<p>Qui, con le risposte che danno le persone, si potrebbe fare un test di personalit\u00e0. Allora, chi scegliereste? Ve l\u2019ho detto che questa era difficile \u2013 magari lo rimandiamo a domani? Deve venire dal cuore, una decisione presa col cuore perch\u00e9 \u00e8 una cosa seria. Potete lasciare le vostre risposte sul mio sedile e per favore mettete il vostro nome, cos\u00ec so da chi devo stare lontano, o con chi, forse, sedere sulla panchina. Ma vi do un suggerimento: non ci arriverete pensandoci. La risposta non \u00e8 tra quelle che si possono pensare, \u00e8 impensabile. Cos\u00ec \u00e8 meglio che aspettiamo fino a domani.<\/p>\n<p>Se continuiamo con questa pratica di benevolenza amorevole pu\u00f2 succedere che arriviamo ad una esperienza che \u00e8 completamente inaspettata, completamente irragionevole, illogica, perch\u00e9 trascendere i limiti dell\u2019io. Per essere veramente amorevole verso il proprio peggiore nemico, verso le cose che consideriamo le pi\u00f9 spiacevoli, bisogna cambiare. Bisogna abbandonare tutti i propri punti di riferimento, tutte le situazioni a cui ci teniamo aggrappati. E poi il risultato \u00e8 impensabile.<\/p>\n<p>Nella storia di prima, la risposta impensabile, se veramente si pratica la benevolenza amorevole ad un livello molto alto, \u00e8 che non puoi scegliere nessuno dei quattro. L\u2019amorevolezza \u00e8 sviluppata cos\u00ec ampiamente che non si fa pi\u00f9 alcuna discriminazione tra le quattro persone, si \u00e8 completamente aperti e amichevoli verso tutti loro, in egual misura \u2013 e persino anche verso gli assassini! Vedete? Ve lo avevo detto che era impensabile.<\/p>\n<p>Possiamo applicare tutto ci\u00f2 alla pratica. Per prima cosa cominciamo a vedere la nostra resistenza, anche la resistenza ad essere amorevoli. C\u2019\u00e8 il cercare di essere benevoli nei confronti della resistenza, ma c\u2019\u00e8 la resistenza ad essere benevoli. Dopo alcuni giorni di pratica qualcuno \u00e8 venuto da me e mi ha detto: \u201cNon posso proprio essere amorevole. Non ne sono proprio capace\u201d. Cos\u00ec vi do un suggerimento che vi pu\u00f2 essere veramente di aiuto: forse bisogna prima perdonare, perdonare prima di potere essere amorevoli. Perdonare significa ricevere pienamente questa esperienza senza giudicarla, riceverla integralmente per quello che \u00e8. Quando siamo in grado di riceverla interamente per quello che \u00e8, allora la possiamo lasciare andare \u2013 perch\u00e9 l\u2019abbiamo assorbita, l\u2019abbiamo accolta, quindi non abbiamo pi\u00f9 bisogno di trattenerla. Se non la riceviamo pienamente, se non ci apriamo ad essa, se non la assorbiamo, rimaniamo con il nostro giudizio su di essa e finiamo per provare una giusta indignazione. Questo deriva dalla nostra mente razionale basata sull\u2019io \u2013 \u201cS\u00ec, posso perdonare, \u00e8 bene perdonare. Ma loro hanno fatto questo, e non \u00e8 giusto! Non lo dovrebbero fare, non \u00e8 giusto, \u00e8 sbagliato, dovrebbero fare cos\u00ec\u201d Ma il punto \u00e8 che, in un certo senso, \u00e8 gi\u00e0 successo, \u00e8 ormai cosa fatta. Cos\u00ec forse dobbiamo perdonare, ricevere, assorbire quella particolare esperienza, quella particolare situazione, prima di potere cominciare nuovamente. Questo \u00e8 particolarmente vero per quanto riguarda il passato \u2013 non potremmo mai cambiare il passato. L\u2019unico vero beneficio che possiamo trarre dal passato \u00e8 quello di imparare da esso, e magari non ripetere gli stessi errori. Ma dobbiamo veramente aprirci al dolore e al torto e alle ingiustizie che sono successe. Aprirsi ad esse, riceverle, non significa che dobbiamo essere d\u2019accordo o che ci devono piacere. Questo \u00e8 quello che \u00e8 capitato prima. Ricominciate di nuovo, da adesso.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Benevolenza universale<\/h3>\n<p>\u00abQuesta pratica della benevolenza \u2013 vorrei sottolineare \u2013 \u00e8 l\u2019esercizio di meditazione pi\u00f9 utile dell\u2019intera pratica di meditazione. Quando le persone incontrano delle difficolt\u00e0 nella pratica, la soluzione pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 pratica \u00e8 quella di avere pi\u00f9 amorevolezza, pi\u00f9 serenit\u00e0, pi\u00f9 apertura e ricettivit\u00e0 nei suoi confronti. Cos\u00ec dovunque ci sia un problema, il problema non sta nel problema in s\u00e9. La vera difficolt\u00e0 \u00e8 la relazione che abbiamo con esso. Fondamentalmente \u00e8 \u201cIo\u201d (soggetto) ho un \u201cproblema\u201d (oggetto). Se manteniamo questa posizione allora soggetto e oggetto si faranno guerra finch\u00e9 uno dei due avr\u00e0 il sopravvento \u2013 io conquisto il problema o il problema conquista me! Con un atteggiamento pi\u00f9 amichevole e pi\u00f9 pacifico, tuttavia, possiamo almeno convivere in pace. E forse, se sviluppiamo ulteriormente questo atteggiamento, possiamo stabilire una relazione completamente nuova. Cio\u00e8, quando si cambia e si diventa aperti, anche il problema cambia! La benevolenza implica una apertura, un ammorbidimento. E poi vediamo che anche il problema si apre e diventa pi\u00f9 morbido. E pi\u00f9 ci apriamo e ci ammorbidiamo con amorevolezza, pi\u00f9 il problema si apre e si ammorbidisce \u2013 si apre e si ammorbidisce fino a che il soggetto e l\u2019oggetto si dissolvono, si amalgamano nell\u2019amorevolezza (\u00e8 possibile!). Vi \u00e8 un detto: \u201cCon l\u2019amore si conquista tutto\u201d.<\/p>\n<p>Ma anche in questa pratica dobbiamo lavorare sodo. Non \u00e8 qualcosa che avviene cos\u00ec facilmente, abbiamo tutto un bagaglio di abitudini di sopraffazione dell\u2019io. Cos\u00ec a volte sembra un po\u2019 folle essere aperti con le cose che non ci piacciono, con le cose che troviamo spiacevoli. Ma se le vediamo come l\u2019apertura di una dimensione nuova dalla quale relazionarci, acquistiamo fiducia nel cambiare il nostro atteggiamento e vediamo quello che veramente sta succedendo in modo molto pi\u00f9 chiaro. Ecco perch\u00e9 lo trovo utile per la meditazione di visione profonda. Per essere in grado di vedere chiaramente, dobbiamo poterci avvicinare con un atteggiamento amichevole, cordiale, per vedere quello che veramente c\u2019\u00e8. Non si pu\u00f2 vedere niente chiaramente se \u00e8 lontano e coperto da una nuvola di resistenza.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<h3>Distrazione benevola<\/h3>\n<p>\u00abSe riuscite a essere calmi anche quando la mente si distrae, allora la mente distratta non \u00e8 un problema. Ci sono due modi di relazionarsi alla mente distratta. Alcune persone pensano che non bisogna avere una mente distratta e lottano contro di essa (e la mente si distrae ancora di pi\u00f9!), altre riescono a rimanere pi\u00f9 calme nei suoi confronti. La mente distratta \u00e8 l\u00ec ma non c\u2019\u00e8 conflitto con essa. Capita a volte che la mente sia distratta, e allora perch\u00e9 prendersela?<\/p>\n<p>E quando si diventa pi\u00f9 benevoli nei suoi confronti, inizia a dirci i suoi pi\u00f9 profondi segreti, proprio come fa un amico fidato. La mente distratta \u00e8 solo una faccia della mente, e neanche la vera faccia. Ma finch\u00e9 non avr\u00e0 fiducia in te, finch\u00e9 non sa che non sar\u00e0 criticata, condannata e aggredita, non ti confider\u00e0 i suoi pi\u00f9 reconditi segreti. Se ci si rapporta con amicizia nei suoi confronti, le si permette di rilassarsi, di non dovere mantenere la sua \u201cfacciata\u201d particolare e di trasformarsi in qualche cosa di meravigliosamente diverso. Noi non sappiamo che cosa sia, ma siamo in pace anche con essa.<\/p>\n<p>Ci sono anche diversi tipi di pace. C\u2019\u00e8 una pace \u201clontano da\u201d, pace senza disturbi, quando i fastidi non ci sono pi\u00f9 ed \u00e8 tutto tranquillo. Ma quello di cui parlo \u00e8 la \u201cpace con disturbo\u201d, essere in pace con il rumore, essere in pace con il dolore, essere in pace con la mente distratta \u2013 \u00e8 un tipo diverso di esperienza. E in pratica, quante volte possiamo vivere veramente senza fastidi? Ce ne andiamo nella pace della montagna, facciamo tranquille passeggiate, \u201cOh, tanto tranquille\u201d, finch\u00e9 uno di questi jet svizzeri non ci fa saltare in aria: Wrooooaammm! Oppure qui, specialmente in primavera, \u00e8 un posto particolarmente buono per il risveglio della consapevolezza. Se si fa una passeggiata su per questo sentiero, scendono un mucchio di piccole slavine. Si cammina in un sogno ad occhi aperti, e poi Craaaash! Questo \u00e8 un tipo diverso di pace.<\/p>\n<p>La meditazione di visione profonda significa vedere le cose per quello che realmente sono. Quando si vedono come realmente sono, si pu\u00f2 essere in pace con loro. Qualsiasi cosa ci sia va bene, \u00e8 proprio cos\u00ec com\u2019\u00e8. Non ci costruiamo sopra sofferenza e complicazioni. Ma nella pratica \u00e8 diverso. E\u2019 un tipo diverso di mente distratta. Quando siamo in pace con il dolore, esso \u00e8 ancora l\u00ec, ma \u00e8 un tipo di dolore diverso \u2013 un dolore morbido, pacifico. Cercate di sviluppare un atteggiamento pi\u00f9 benevolo, pi\u00f9 amichevole nei confronti del cosiddetto spiacevole e vedrete da soli che cosa succede. Quella sar\u00e0 la vostra esperienza.\u00bb<br \/>\n\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"color: #333399;\">Possa la vostra pratica di amorevole comprensione intuitiva svilupparsi bene e portare buoni frutti. State bene.<\/span><\/p>\n<p>[ <a href=\"https:\/\/tiradhammo.blogspot.com\/\">Ajahn Tiradhammo<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/santacittarama.org\/tag\/ajahn-tiradhammo\/\">Fonte<\/a> ]<\/p>\n<p><span style=\"color: #333333;\">\u00a9 Ass. Santacittarama, 2005. Tutti i diritti sono riservati.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333333;\">SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #333333;\">Traduzione di Gabriela De Franchis.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pratica della &#8220;benevolenza amorevole&#8221; (Metta) non \u00e8 solo un esercizio di tranquillit\u00e0, ma un potente strumento di &#8220;meditazione di visione profonda&#8221;. 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