A volte, nella pratica di meditazione, basta poco per penetrare oltre la superficie del quotidiano. Un atto semplice come aprire e chiudere gli occhi, se vissuto con coscienza, diventa una porta silenziosa verso l’interno. Il buio che emerge chiudendo le palpebre invita al raccoglimento, mentre il ritorno alla luce conduce nuovamente al mondo visibile. In questa alternanza si svela un ritmo naturale: l’esteriorità e la quiete, il movimento e la calma. Coltivare questa attenzione significa lasciare che il corpo e l’animo ritrovino spontaneamente equilibrio e armonia, senza sforzo, quasi come un respiro che si rigenera da sé.
“Esercitatevi ogni giorno a ristabilire il legame con il centro del vostro essere, il vostro spirito, Dio. Esistono per questo moltissimi metodi, ma eccone uno molto semplice. Di tanto in tanto fermatevi, chiudete gli occhi, entrate in voi stessi e cercate di ritrovare quel centro che è la sorgente pura della vita.
Aprire e chiudere gli occhi è uno degli atti più frequenti della vita quotidiana, ma lo si fa inconsciamente e perciò non s’impara nulla. D’ora in avanti, cercate di fare coscientemente questo esercizio: chiudete gli occhi lentamente e teneteli chiusi per un po’. Poi apriteli di nuovo, lentamente, e studiate i cambiamenti che avvengono in voi. A poco a poco riuscirete a comprendere come questa alternanza di apertura e chiusura degli occhi abbia la sua corrispondenza nella vita interiore: aprire gli occhi significa andare verso il mondo esterno, l’agitazione, il rumore; chiuderli significa ritornare verso il centro del vostro essere, che è pace e silenzio.
Quando sarete riusciti a toccare quel centro in voi, sentirete affluire delle correnti che vi daranno l’equilibrio, l’armonia e la luce.”
Conclusione
Ogni volta che ci concediamo questo piccolo esercizio, aprire e chiudere gli occhi diventa più di un gesto. È un ritorno alla sorgente di pace che dimora in ciascuno, sempre vicina, sempre presente. Basta ricordarsene e lasciarsi guidare dal silenzio che ne scaturisce.
