Quando si intraprende la pratica della meditazione con intento sincero, è naturale interrogarsi su quali siano i veri segnali di un cammino che inizia a svilupparsi. Non si tratta di effetti spettacolari, né tantomeno di visioni straordinarie, bensì di indizi più sottili, ma profondamente eloquenti. La quiete che affiora con maggiore regolarità, il semplice piacere di dimorare nel silenzio interiore, il gusto di tornare alla meditazione come a un’abitudine vitale: sono questi i primi segnali di un lavoro interiore che va oltre ogni apparenza. Al di là di ogni aspettativa, si sviluppa una chiarezza spontanea, che risponde senza fretta ai quesiti più intimi. Il desiderio di centrarsi si afferma come naturale preferenza rispetto alle tante distrazioni. La meditazione, praticata con costanza, non solo affina la mente, ma armonizza il cuore a una disposizione più ampia, libera e sincera. E mentre le abitudini pesanti si fanno meno pressanti, nasce un’inclinazione più limpida verso il bene, senza sforzo, senza clamore.
I VERI SEGNI DEL PROGRESSO NELLA MEDITAZIONE – PARAMAHANSA YOGANANDA – 1930 CIRCA
«Mentre prosegue il cammino della vita, scopriamo con l’aiuto della vista interiore quale sia la vera ricerca: “Chi sono io? Perché sono qui?”. Gli animali non hanno la capacità di analizzare la condizione e l’ambiente in cui vivono; soltanto l’essere umano è dotato di raziocinio e, pertanto, ha il dovere di usare questa facoltà per migliorare se stesso e per trarre il massimo vantaggio dalla vita. Gli uomini non sono stati dotati di un’intelligenza superiore soltanto per mangiare a colazione, a pranzo e a cena, per sposarsi e mettere al mondo dei figli. È stata data loro l’intelligenza perché potessero comprendere il significato della vita e potessero trovare la libertà dell’anima.
Fra tutti i libri che sono stati scritti, il libro della natura scritto da Dio è quello più difficile da capire. Ma la creazione intera, incluso il capitolo sulla vita dell’uomo, può essere compresa quando Dio diventa il vostro Maestro. L’India ha mostrato la via che conduce alla comunione con Lui grazie ai metodi giusti di meditazione. La comunione con Dio diventa possibile quando il devoto, per mezzo della meditazione, riesce a dominare l’irrequietudine della mente. Non si può meditare se i pensieri corrono in ogni direzione. Una mente distratta, una mente del tutto assorbita dai sensi, non può essere offerta a Dio né accolta da Lui. Dovunque si rivolge il vostro cuore, là si rivolgerà anche la vostra mente. Se riuscite a controllare i sentimenti e le emozioni, allora potete rivolgere la vostra mente a Dio.(1) Quando Dio farà parte di voi, ogni altra cosa vi apparterrà. Questo è il motivo per cui Gesù ha detto: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e queste cose vi saranno date in aggiunta”. (2)
Quando entrate in comunione con Dio per mezzo della meditazione, scoprite di essere risorti in Lui. Soltanto il suo spirito può porre rimedio a tutti i mali del mondo e a quelli dell’essere umano, ma l’uomo deve fare di tutto per realizzare la coscienza divina e per manifestare dentro di sé l’infinita bontà del Signore. Il devoto che si impegna seriamente nella sua ricerca sa che la virtù è più affascinante del vizio; sa che agire influenzati dalle buone abitudini è più piacevole che agire influenzati da quelle cattive ingannevolmente benigne. Le buone abitudini portano la gioia; quelle cattive il dolore.
L’abitudine di cedere alle passioni ha come risultato la sofferenza. L’abitudine di cedere al ritmo meccanico della vita terrena genera la monotonia, l’indifferenza, la contrarietà, la preoccupazione, la paura, il disgusto e la disillusione. L’abitudine di frequentare la chiesa e di partecipare a conferenze di carattere sacro porta un’ispirazione discontinua e un momentaneo desiderio di Dio. Ma l’abitudine di meditare e di concentrarsi con devozione porta alla realizzazione.
La meditazione può sembrare una delle abitudini più difficili da coltivare, perché il principiante è preda di molti pensieri ingannevoli sulla possibilità di ottenere risultati immediati. I frutti della meditazione si ottengono lentamente, ma sono certi. Molti principianti desiderano qualche forma di ‘divertimento’ spirituale. Altri si aspettano che i loro sforzi siano premiati subito dall’apparizione di luci celestiali, di santi e di dèi; ma questa attesa è prematura. Le visioni autentiche sono il frutto del progresso spirituale regolare e costante. Le esperienze precoci di questi fenomeni sono generalmente una forma di allucinazione. Per evitare l’intrusione delle false visioni che provengono dalla mente subconscia, durante la meditazione è utile tenere gli occhi semiaperti e costantemente rivolti verso il punto tra le sopracciglia, la sede della concentrazione e della percezione superconscia. Soprattutto, le visioni non devono essere amate né desiderate più di Dio.
I veri segni del progresso ottenuto grazie alla meditazione sono i seguenti:
- Una crescente sensazione di pace.
- Una consapevole esperienza interiore di calma che si trasforma in felicità sempre più grande
- Una comprensione più profonda e la capacità di trovare la risposta ai propri interrogativi grazie allo stato di calma intuitiva della percezione interiore.
- Una crescente efficienza mentale e fisica nella vita quotidiana.
- L’amore per la meditazione e il desiderio di conservare la pace e la gioia provate proprio durante la meditazione, a preferenza dell’attrazione che esercitano tutte le cose del mondo.
- Una consapevolezza crescente di amare tutti gli esseri umani con l’amore incondizionato che si prova per le persone più care.
- La vera comunione con Dio e il desiderio di adorarlo quale beatitudine sempre nuova, percepita nella meditazione e nelle sue onnipresenti manifestazioni in tutto il creato e al di là di esso.»
(1) II sentiero del Kriyā Yoga, insegnato da Paramahansa Yogananda nelle Lezioni della Self-Realization Fellowship, include tecniche scientifiche che aiutano il devoto a interiorizzare la coscienza e a liberare la mente dalle distrazioni sensorie, così da poter essere completamente assorto nella divina comunione interiore.
(2) Matteo, VI, 33.
[ Da “Verso la realizzazione del Sé”, Paramahansa Yogananda ]
Conclusione
Quando l’esperienza interiore comincia a offrire una quiete non forzata, una gioia senza motivo apparente, una comprensione che non si affida più solo al pensiero discorsivo, allora si può iniziare a intuire che qualcosa si sta disponendo in modo nuovo. Non serve cercare conferme esterne, né aspettarsi eventi clamorosi. Il segno più chiaro è forse proprio questa nuova semplicità, che orienta verso ciò che conta davvero. Non come sforzo, ma come inclinazione naturale. E meditare, allora, non è più un esercizio fra gli altri, ma diventa ciò che si è.
