C’è chi pensa alla meditazione come a una sorta di rifugio sterile, un’esile parentesi di immobilità nella frenesia quotidiana. Eppure, ridurla a una pausa passiva, a un semplice esercizio di distacco dal mondo, ne svilisce la portata più autentica e viva. La meditazione non è una fuga, né tantomeno un pretesto per evitare il confronto con le sfide dell’esistenza. Al contrario, essa può divenire un punto di partenza concreto, lucido, da cui lasciar emergere gesti consapevoli, parole ponderate, decisioni che sanno di presenza e ascolto. È una pratica che risveglia, che raffina l’attenzione, che ci invita a entrare nella realtà con sguardo rinnovato, senza perdersi nei vecchi automatismi. In questo senso, meditare non significa sospendere la volontà, ma imparare a orientarla con maggiore discernimento. Non è isolamento, ma risonanza interiore che ci guida nel vivere, nell’agire, nel sostenere ciò che conta, con energia quieta ma salda. Chi coltiva il vero silenzio non si sottrae, ma impara a scegliere come e quando partecipare. Ecco perché la meditazione non si esaurisce in un gesto contemplativo: è anche gesto vitale, scelta coraggiosa, apertura disponibile al presente così com’è, pronto per essere accolto, magari anche migliorato, con una presenza non reattiva ma lucidamente partecipe.
MEDITAZIONE NON SIGNIFICA INAZIONE
«Meditare non è una scusa.
Lo ripeto:
Meditare non è una scusa.
Non è una scusa per non agire.
Non è una scusa per “sedersi in giro a non far niente”.
Non si tratta di credere che il mondo sia un’illusione – perché dovrei impegnarmi con un mondo illusorio?
Non si tratta di credere che il mondo sia perfetto.
Perché dovrei avere bisogno di interagire con un mondo già perfetto?
Secondo la mia esperienza, la meditazione taglia in realtà tutti questi dogmi e credenze.
Ammorbidisce gli estremi e porta flusso dove c’è stato ristagno.
Possiamo meditare E agire.
Possiamo meditare E fare cose, cose consapevoli, cose gentili, cose feroci, cose coraggiose, cose morbide, cose autentiche, per cambiare il mondo, aiutare il mondo, guarire il mondo, rendere il mondo un posto migliore.
Possiamo meditare E rialzarci, protestare, dire la verità, fare arte, agire, avere conversazioni difficili, difendere i vulnerabili, proteggere coloro che amiamo.
La meditazione, secondo la mia esperienza, non è mai una scusa per non agire.
Proprio il contrario.
La meditazione può aiutarci a elaborare la nostra rabbia, il nostro dolore, la nostra resistenza al cambiamento, i nostri blocchi contro il movimento nel mondo.
La meditazione può calmare il cuore, lenire il sistema nervoso, aiutarci a vedere le cose in modo più chiaro, più amorevole, più giustamente, toglierci dalla mente, dal vecchio pensiero, e aiutarci a trovare nuove soluzioni e nuove prospettive.
La meditazione può aiutarci ad ascoltare più profondamente gli altri, e Dio sa, ne abbiamo bisogno proprio ora.
La meditazione può davvero AIUTArci ad agire, vedi. Può darci la forza e il coraggio di agire.
E già…. a volte vogliamo solo allontanarci dal mondo, stare in silenzio, fare il bagno nella quiete, andare nel nostro santuario privato lontano dai miliardi di cose della dualità, e va bene anche questo.
La meditazione non ci dice cosa fare.
Meditazione non significa inazione, è davvero abbastanza attiva, e abbastanza viva, quando ne capisci veramente le radici.»
[ Jeff Foster ]
– Fonte
Conclusione
Chi medita con sincerità sa che il silenzio interiore non è mai sinonimo di rinuncia, ma terreno fertile per un agire che nasce dalla chiarezza e non dall’urgenza. È proprio nell’intervallo in cui ci concediamo di stare – con tutto ciò che siamo – che si affaccia una spinta nuova, meno impulsiva, ma più radicata, essenziale. L’arte del meditare, dunque, non esclude la vita: la accompagna, la nutre e spesso la orienta con precisione sottile. Perché non serve urlare per lasciare il segno: a volte basta un gesto, un sì detto con il cuore centrato, per cambiare davvero qualcosa.
