La meditazione di osservazione invita a superare la separazione tra osservatore e osservato. Nella consapevolezza non-duale, corpo e mente si riconoscono come un solo respiro. Oltre attaccamento e avversione, si schiude l’esperienza diretta del reale. La pratica della contemplazione fenomenica dissolve dunque l’antinomia tra il soggetto percipiente e l’oggetto esperito. L’asceta non si pone quale spettatore estrinseco, bensì s’immerge nell’unità dell’atto: scrutando il soma, egli si fa carne; penetrando la psiche, egli diviene pensiero. È questo il sentiero non-duale verso l’intuizione suprema.
Meditazione
“La chiave della ‘meditazione di osservazione’ sta nel non considerare come due cose distinte il soggetto dell’osservazione e l’oggetto dell’osservazione. Uno scienziato può cercare di separare se stesso dall’oggetto che sta osservando o misurando, ma gli studenti di meditazione devono rimuovere il confine tra soggetto e oggetto. Quando osserviamo qualcosa, noi siamo quella cosa. La parola chiave è non dualità. “Osservare il corpo nel corpo” significa che, nel processo di osservazione, non ci dobbiamo porre fuori dal nostro corpo come osservatori indipendenti, ma dobbiamo identificarci con l’oggetto osservato. È l’unico sentiero che ci possa condurre alla penetrazione e alla diretta esperienza della realtà. Nella meditazione di osservazione, il corpo e la mente sono una sola entità e così sono il soggetto e l’oggetto della meditazione.
Nella meditazione di osservazione non esiste una spada del discernimento che tagli la realtà in tante parti. Chi medita è un partecipante impegnato, non un osservatore separato.
La meditazione di osservazione è lucida consapevolezza di ciò che accade nei quattro fondamenti: corpo, sensazioni, mente e tutti i dharma: ” perseverante, pienamente attento, comprendendo chiaramente il suo stato, al di là di ogni attaccamento e avversione per questa vita”. Vita significa tutto ciò che esiste. Attaccarsi ostinatamente a tutto ciò che esiste, o resistergli e rifiutarlo, è in tutti e due i casi mancanza di quella lucidità propria di una mente risvegliata. Per riuscire nel lavoro di osservazione, dobbiamo andare al di là sia dell’attaccamento sia dell’avversione”.
