Capita, nei momenti più semplici della vita quotidiana, di inciampare in interrogativi che vanno ben oltre l’apparenza degli eventi. Un gesto compiuto d’istinto, un’offerta dettata da slancio, può rivelare più di quanto si immagini sul nostro orientamento interiore. Questo breve episodio tratto dalla tradizione sufi, che coinvolge Nasruddin e un paio di calze di lana, non si limita a far sorridere; è invece uno spunto sottile per una meditazione più profonda sul discernimento tra ciò che sgorga da una disposizione sincera e ciò che nasce dal retroterra dell’ego. In una narrazione tanto essenziale quanto penetrante, si insinua l’invito a riflettere su ciò che anima davvero le nostre azioni: l’impulso generoso che non chiede nulla in cambio o la successiva recriminazione che, come una corrente fredda, allontana il cuore dalla sua quiete. La pratica della meditazione aiuta a riconoscere questi moti interiori, a osservarli senza giudizio e a lasciar affiorare, nel silenzio, quella voce limpida che non confonde né divide.
NASRUDDIN E LE CALZE DI LANA (RACCONTO SUFI)
«In un giorno molto freddo, Nasruddin vide, mentre camminava su strade impervie, che il suo maestro soffriva molto da un piede.
Allora gli cedette le sue calze di lana, ma, in seguito, iniziò a gemere per il gelo e si chiese chi glielo aveva fatto fare di essere così generoso.
La sera, alla fine del tragitto, al caldo, i discepoli parlavano con il maestro e Nasruddin gli chiese come si tacevano a distinguere le ispirazioni divine da quelle diaboliche.
Così il maestro gli rispose che quando gli aveva prestato le calze, quelle erano ispirazioni divine, mentre quando si era pentito, quelle erano diaboliche.
COMMENTO
Il diavolo rappresenta la nostra inclinazione cattiva ed egoistica che. segue l’istinto dei nostri nafs (ego, vizi) e ci distacca dal Bene e quindi da Dio. “Diavolo” deriva, infatti, dal termine “separato, separazione”.»
[ Da: I racconti di Nasruddin – Maurizio Cusani ]
Conclusione
L’autenticità di un gesto non si misura nell’immediatezza dell’atto, ma nell’eco che lascia quando il pensiero si posa. L’insegnamento, nascosto fra le pieghe di questo aneddoto, invita alla vigilanza sottile che solo la meditazione può coltivare con naturalezza. L’attenzione al presente, priva di pretese, dischiude uno spazio dove il bene emerge senza clamore e l’inganno del rimpianto svanisce come nebbia al sole. Solo allora si può dire che il dono, piccolo o grande che sia, ha davvero trovato la sua dimora.
