Nel silenzio che segue un ascolto profondo, quando le parole si fanno lievi e la mente rinuncia a descrivere, si apre una soglia sottile, quasi impercettibile … Non si tratta di aggiungere, ma di lasciar cadere. Così, nella pratica della meditazione contemplativa, qualcosa inizia a modificarsi: non per effetto di una volontà comune, ma per una tensione più intima, simile al movimento invisibile che guida una foglia nel vento. Il corpo, pur rimanendo presente, si fa più trasparente, come se rispondesse a un ordine più profondo del pensiero consueto. A quel punto, la consapevolezza non è più distribuita a comparti tra interno ed esterno, ma si raccoglie in un solo gesto, vigile e silente. È in questa semplicità che s’intuisce l’intento: non come concetto, ma come forza viva. La meditazione, allora, smette di essere un esercizio e diviene un modo discreto di esserci, senza cercare altro che una presenza essenziale, quieta, capace di percepire senza sforzo, come se tutto fosse già pronto da tempo.
“Stai focalizzando l’energia dell’intento, che è astrazione pura, e ti stai spostando dal livello fisico verso il regno della pura energia.”
“Spiegò che l’intento è la forza che tiene insieme le cose, dà loro ordine e potere.
La contemplazione risveglia la consapevolezza sottostante, che collega il nostro corpo direttamente all’intento.
L’intento è la forza che ci permette di percepire, ed è proprio questa forza ferma e inflessibile che distingue gli atti di potere dagli atti superficiali e arbitrari della vita quotidiana.
“Praticando la contemplazione, il corpo fisico si trasforma gradualmente per adattarsi ai contenuti dell’attività mentale. Alla fine il corpo diventa così leggero da trasformarsi in pura energia.
Quando ciò accade, si sogna con la totalità di se stessi. A quel punto, l’unica cosa da fare è intendere qualcosa e il corpo lo percepirà.
Questo accade perché ci si è collegati all’intento e si sta sognando se stessi usando il potere della creazione.
Le tecniche di contemplazione sono state progettate dagli antichi stregoni per arrivare a questa sottile manipolazione della percezione.” Zuleica prese la piuma e la lasciò cadere delicatamente sul tavolo.
“Esercitati a contemplare, così purifichi poco a poco il corpo, e alla fine diventi leggera come questa piuma”, disse.
“Quando il corpo si trasformerà in pura energia come la mente, non ci sarà differenza tra ciò che pensi e ciò che sei. Il qua e là dello spazio e del tempo si fonderanno in un’unica consapevolezza di qui e ora, e la mente e il corpo non saranno più separati, ma saranno una singola unità energetica dell’essere, qui e ora.”
[ Taisha Abelar – “Cacciare con il doppio” ]
– https://en.wikipedia.org/wiki/Taisha_Abelar
Taisha Abelar faceva parte di un gruppo di tre donne messicane istruite sotto la guida di don Juan Matus alla conoscenza magica degli sciamani toltechi.
Conclusione
Quando si giunge a percepire il corpo non più come massa ma come eco dell’intento, qualcosa si semplifica. Non si tratta di cambiare, ma di lasciar fiorire una qualità d’essere che spesso resta celata sotto il frastuono dell’abitudine. Alcuni chiamano questa condizione “leggerezza”, altri “silenzio interiore”. In ogni caso, non è questione di definizioni, bensì di una disposizione che si affina col tempo, nella quiete e nell’attenzione. La meditazione, se non è ridotta a un rituale, accompagna verso questa soglia senza nome, dove il pensare e l’essere non si oppongono più. Là, ogni gesto diventa essenziale, ogni pensiero un riflesso del puro sentire. E se accade, anche per poco, basta: si sa di aver toccato qualcosa che conta.
