Judy Lief sottolinea che la meditazione deve essere praticata nel contesto della retta visione, retta meditazione e retta azione, secondo l’insegnamento buddhista. Senza una corretta comprensione, la pratica può rafforzare l’ego e l’attaccamento invece di liberarli. La meditazione non è una soluzione automatica, ma richiede motivazione e consapevolezza etica. Solo con retta visione e intenzione diventa un autentico mezzo di risveglio e connessione col mondo.
«La pratica della consapevolezza meditativa non ha luogo nel vuoto. Avviene in un certo contesto e da un determinato punto di vista. Nella tradizione buddista, la meditazione viene spesso presentata nel contesto di retta visione, retta meditazione e retta azione.
Ognuno di questi tre è essenziale, come un sistema di controlli e contrappesi. Se non comprendiamo la retta visione (vedi: Nobile Ottuplice Sentiero), la pratica della meditazione può essere più una trappola che un mezzo per liberarci dall’inganno; invece di allentare l’aggrappamento all’ego, potrebbe perpetuare ulteriormente l’ignoranza e l’attaccamento; invece di collegarci al mondo, ci potrebbe allontanare da esso.
La meditazione in sé e per sé non è una cura magica per ogni cosa. La retta comprensione e la retta motivazione sono importanti. La convinzione in-forma la pratica».
(Judy Lief, “Is Meditation Enough?”)
– Buddhismo & Meditazione (amazon)
– Buddha e Buddismo (macrolibrarsi)
