Affidarsi al silenzio della meditazione non significa rincorrere una perfezione astratta, ma accogliere con benevolenza ogni inciampo che scuote la nostra quiete. Le ombre che proiettiamo sul cammino sono spesso luci che indicano l’attaccamento a certezze troppo rigide. Dimorare, seppur in via del tutto temporanea, nell’incertezza consente di trascendere il bisogno di mete pre-definite, ri-velando che la vera libertà risiede nel procedere nudi e attenti, proprio lì dove il passo si fa più faticoso.
«Se trovate qualche difficoltà nella pratica, si tratta di un campanello d’allarme che vi segnala la presenza in voi di qualche idea erronea, per cui dovete stare attenti. Però non sospendete la pratica; andate avanti, conoscendo la vostra debolezza. Qui, allora, non c’è più alcuna idea di conseguimento. Qui non c’è alcuna idea fissa di realizzazione. Voi non dite: “Ecco l’illuminazione” oppure: “Non è questa la pratica giusta”. Anche nella pratica errata, se ve ne accorgete e continuate a andare avanti, è presente la retta pratica. La nostra pratica non può essere perfetta, ma, senza lasciarci scoraggiare, dobbiamo andare avanti. Ecco il segreto della pratica.
E, se volete trovare un incoraggiamento nel vostro sconforto, stancarsi della pratica costituisce di per sé un incoraggiamento. Vi incoraggiate quando ne diventate stanchi. Quando non volete più andare avanti con la pratica, è questo il segnale d’allarme. È come avere il mal di denti quando i vostri denti sono malati. Se sentite dolore ai denti, andate dal dentista. Ecco la nostra via.
La causa del conflitto consiste in qualche idea fissa o unilaterale. Quando tutti conosceranno il valore della pratica pura, i nostri conflitti diverranno sempre più rari. Ecco qual è il segreto della nostra pratica, la via di Dogen-zenji. Dogen ripete questo punto nel suo libro, Shobogenzo (Un Tesoro del Vero Dharma).
Se comprendete che la causa del conflitto è costituita da un’idea fissa o unilaterale, riuscirete a penetrare il significato di varie pratiche senza diventare schiavi di nessuna di esse. Se non prendete coscienza di ciò, diventerete facilmente schiavi di qualche via particolare, e arriverete a dire: “Ecco l’illuminazione! Ecco la pratica perfetta. Ecco la nostra via. Tutte le altre non sono perfette. La migliore è questa”. Ci troviamo di fronte a un grosso errore. Non c’è alcuna via particolare nella vera pratica. Dovete trovare la vostra propria via particolare e sapere che genere di pratica avete fra le mani nel momento presente, adesso. Conoscendo sia i vantaggi sia gli svantaggi di una determinata pratica, potete praticare quella via particolare senza pericolo. Ma se avete un atteggiamento unilaterale, ne ignorerete gli svantaggi rilevando solo gli aspetti positivi. Alla fine scoprirete il lato peggiore della pratica e vi scoraggerete quando ormai sarà troppo tardi. È sciocco tutto ciò. Dovremmo essere grati agli antichi maestri che hanno puntualizzato questo errore.»
[ Da: Shunryu Suzuki-roshi, “Mente zen, mente di principiante“ ]
– Shunryu Suzuki-Roshi (amazon)
– Shunryu Suzuki-Roshi (macrolibrarsi)
Epilogo
Oltre il miraggio di un traguardo finale, risplende la dignità di un impegno che si rinnova in ogni istante. Quando smettiamo di misurare il valore della nostra introspezione in base a presunti successi, ogni stanchezza diviene un richiamo alla realtà. Non esiste un’unica via valida per tutti, ma solo il battito incessante di un cuore che si apre a ciò che c’è, qui e ora. È in questa resa fiduciosa, priva di pretese e di dogmi, che la pratica si spoglia di ogni artificio, restituendoci alla nostra essenziale e luminosa natura.
