Nel costante fluire della quotidianità, la meditazione offre una tregua preziosa dove il pensiero trova spazio per posarsi e osservare se stesso senza fretta. L’abitudine a rincorrere situazioni rassicuranti distrae – sovente – dalla percezione autentica del presente; la mente, attratta da comodità immediate, sfugge il confronto con l’imprevedibile e il mistero che sfocia nell’irrazionale. Tuttavia, proprio nel cuore di questo invito al silenzio, si apre una dimensione nuova: abbandonando ciò che appare necessario, si scopre la freschezza di un attimo che non trattiene, ma lascia scorrere. Meditare significa concedersi la possibilità di sostare sull’orlo di ciò che è indefinito, liberando la coscienza dai legami inutili; un invito a fermarsi nella quiete e attendere fiduciosi che il superfluo si dissolva, come nuvole nei cieli tersi dell’essere. Questo percorso non è fuga ma invito a esperire la semplice presenza, senza desiderio di possesso o ansia di risposte definitive, lasciando che la verità emerga senza forzature, nella trasparenza di un cielo che accoglie ogni sfumatura della mente.
Qualche breve suggerimento meditativo. Prima la descrizione della mente che sembra attratta sempre dalle situazioni che lì per lì appaiono più comode, da ciò che si mostra più sicuro. Poi il rapporto con l’irrazionale. Infine la ricerca della verità che tuttavia si manifesta solo quando l’indagine non si esaurisce da sé.
Nei cieli chiari e limpidi
A ridosso dell’intramontabile.
Di là un declivio, un pendio
dove la mente scivola
senza fermarsi mai.
Di qua un pianoro
dove i pensieri non contano più.
Ora sei sul ciglio dell’intramontabile,
dell’immediato presente,
ossia qui, ora.
Un ulteriore passo e ci sei dentro.
Fermati, dunque, alla prima oasi di silenzio,
abbandona il superfluo,
molla la presa su ciò che ti sembra
ancora indispensabile
e attendi risoluto
che il tempo voli via
nei cieli chiari e limpidi
dell’infinito.
Epilogo
Quando si dipanano i legami con il conosciuto e si affida lo sguardo a quel margine sospeso tra chiarezza e abbandono, si apre una distesa di tranquillità inattesa. In quell’istante senza tempo, ogni interrogativo può attendere: la mente si acquieta, il superfluo svanisce e rimane soltanto la dolcezza di una coscienza limpida, leggera, raccolta nel respiro dell’infinito.
