Accade all’improvviso, come una brezza che squarcia le nubi e illumina il cuore: la meditazione non si lascia catturare da schemi, né piegare a volontà, ma si rivela talvolta come un dono inatteso, un lampo che dischiude la profondità dell’essere. Lungo il cammino dello spirito, non conta il rigore con cui inseguiamo il silenzio, bensì la disponibilità a lasciare che accada ciò che va oltre ogni sforzo: un evento che nessuna strategia può garantire, ma che resta, per chi si dedica, una possibilità viva e sorprendente.
Qualche anno fa scrissi una certa poesia a cui assegnai il titolo meditazione. Ora mi sono sentito di attribuire a questi ennesimi versi – scaturiti, come sempre, durante un periodo di particolare sollecitudine esistenziale – l’appellativo meditare. Come ho ripetuto più volte, in realtà la meditazione è un accadimento. Per quanto possa applicarti al tuo specifico esercizio o approccio – e ve ne sono tanti – non v’è nessuna garanzia che l’evento cosiddetto meditazione possa verificarsi davvero. Ma siccome la scelta è tra il vivere una vita caratterizzata dall’inconsapevolezza e della dimenticanza o in alternativa meditare comunque, ossia contemplare, pregare, se non dedicarsi al prossimo, credo sia meglio insistere. Un giorno potrebbe piovere all’incontrario, le nuvole emanare luce e tu ritrovarti, per l’appunto, in meditazione.
Meditare
Eccolo,
senza che l’avessi nemmeno chiamato,
senza neppure averlo più sperato,
eccolo infine, il quid (1) si manifesta.
Sicché ti volgi intorno e la vita ti sembra tutto un colore
fin quando la sintonia che avevi appena appena colto
non svanisce da sé
nel breve arco di tre fantastici giorni.
Che posso dire, che posso fare
per reiterare quell’esperienza sublime?
Atteggiarmi, pregare, meditare, rinunciare, …
Com’é che accadde?
Il fatto è che la presa
si era mollata da sé.
Per quanto credo d’aver capito,
tu esegui i tuoi compiti (2)
mentre la vita si occuperà del resto.
(1) Con lessico zen, si potrebbe trattare di un satori.
(2) Contemplazione, meditazione, ma pure preghiera, se non rinuncia e, soprattutto, volontariato.
Epilogo
Quando smetti di stringere e lasci che la vita respiri da sé, l’eco della meditazione affiora come presenza discreta. Non servono forzature né attese: ciò che accade nel silenzio resta inciso come un ricordo luminoso, pronto a riemergere ogni volta che il cuore torna ad ascoltare.
