Benvenuti nella pagina dedicata allo Yoga.
I libri sacri degli indù sono i Veda, termine che significa conoscenza spirituale.
I Veda, ultimati prima del 600 a.C., sono anteriori al buddhismo, Buddha
nacque nel 563 a.C.
Il Vedanta, che ne è lo sviluppo intrinseco è composto dalle Upanishad,
in cui si riscontrano le basi metafisiche degli Yoga indiani.
Bhagavad Gita:
Si può dire che la Bhagavad Gita, contenuta nel poema epico Mahabharata
(autore Vyasa, data incerta tra il 500 e il 200a.C.), sia la "Bibbia indù".
Naturalmente, come tutte le "sacre scritture" deve essere opportunamente
interpretata. Essa esprime autenticamente l' aspirazione al "divino" la
cui realizzazione va perseguita mediante la ricerca interiore, la meditazione,
lo Yoga. Seguite il link per consultare
il sacro testo...»
Yoga Sutra di Patanjali:
Gli "Aforismi Yoga" o "Yoga Sutra di Patanjali" sono ritenuti il testo base
del Raja Yoga. Il saggio Patanjali, vissuto intorno al 300 o 200 a.C., indaga
la mente umana e indica alcune regole
ben precise per consentirne il controllo...»
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Om è la sillaba più sacra dell'induismo, un mantra dello Yoga. Un suono assoluto, indistruttibile, che sostiene l'intero cosmo. E' anche il simbolo di Brahma, la realtà suprema.
Vivekananda diceva che esistono tante forme di Yoga quanto sono gli individui.
Eccone solo alcuni tipi:
Hatha - Karma - Bhakti - Raja - Jnana - Mantra - Laya - Tantra - Kundalini
...
Tentiamo di comprendere, rapidamente, le basi dello Yoga in relazione
al buddhismo.
Per il Vedanta la realtà è Sat, pura esistenza; Cit, pura coscienza, Ananda,
pura felicità.
Il Buddha fu un riformatore progressista e nel contempo un epigono dei rishi,
autori delle Upanishad.
I buddhisti si discostano dai vedantisti proclamando la dottrina dell'impermanenza
(anatta).
Anatta, locuzione pali, significa senza atman, cioè senza substrato permanente.
Per i buddhisti la realtà è sunyatta, cioè il vuoto.
Tralasciamo la disputa tra il Tutto dei vedantisti e il Nulla dei buddhisti
perché in realtà è solo una questione di prospettiva, sono complementari
e coincidono.
Tranne che per l'opinabile controversia sull'esistenza dell'atman (sé),
buddhisti e vedantisti concordano sulla costituzione dell'uomo.
L'ottuplice cammino dei buddhisti
è analogo alle otto fasi della disciplina Yoga,
eccetto che per il nuovo ultimo livello, al di là della gioia e del dolore,
conseguito dal Buddha.
Tuttavia le due ascesi hanno in comune la credenza nella trasmigrazione
e il medesimo fine, sottrarsi alla spietata legge del Karman, ovvero svincolarsi
dal destino di subire ulteriori rinascite.
Per concludere, il Buddhismo dà risalto all'aspetto del Divenire eterno,
il Vedanta sottolinea l'aspetto sat dell'Essere.
§
La saggezza nasce dallo yoga; senza yoga la saggezza svanisce: avendo
compreso in che modo ci guadagni e ci perdi comportati in modo da accrescere
la saggezza.
(Dhammapada, 282)
Il nostro approccio alla conoscenza della meditazione comincia con una
disamina flash dello Yoga.
Introduzione
| Definizione |
Caratteristiche
| Obiettivi |
Pratica
Lo Yoga è una scienza soggettiva. In quanto tale studia l'interiorità
umana. Il suo scopo primario è quello di far emergere in ciascuno la consapevolezza
della propria natura essenziale.
Ma, che cos’è questa natura essenziale? Che differenza farebbe, teoricamente,
s’intende, se la chiamassimo anima o corpo astrale, così come le opinioni
o le dottrine più diffuse pretenderebbero?
E se la sua caratteristica fondamentale fosse o meno l’impersonalità, cambierebbe
davvero qualcosa? Quelli che variano, invece, sono i metodi, più o meno
artificiosi, più o meno spontanei, con cui si tenta di conseguire questa
consapevolezza.
In genere lo Yoga, dal sanscrito yuj, si definisce "unione o unificazione dell'anima individuale con il principio divino". Così come numerosi Yogi, nel corso dei secoli, hanno da sempre testimoniato, esisterebbe una coincidenza tra l’essenza della natura individuale e tale principio. Semplificando, Yoga è prendere coscienza della propria essenza che, di per se, è già un riflesso divino.
Lo Yoga non crede nella separazione tra spirito e materia. Ciascuna tappa
del mondo fenomenico è uno stato di coscienza che si palesa grazie alle
vibrazioni della forza vitale unica o Prana, più genericamente per una serie
di oscillazioni eteriche. Quanto maggiori sono le vibrazioni, tanto più
la coscienza si manifesta come entità fisica.
Yoga, unione del proprio piccolo, minuscolo e limitato sé con l'incommensurabile,
sempiterno, Sé universale? Non è esatto! L'atman (anima, piccolo sé, ego),
responsabile del mellifluo senso d'insoddisfazione, separazione e incompletezza,
percepito da numerose creature particolarmente sensibili, è soltanto un
ingegnoso artificio della mente per perpetrare se stessa, un fugace riflesso
del Sè assoluto. I tentativi di conoscere l'atman ne rivelano il suo lato
chimerico e fittizio. Infatti taluni propendono per la sua impermanenza
e vacuità. Tal'altri, approfondendo, ne deducono la salda convinzione che
a ben vedere noi siamo già il Sé universale, il Brahman, la singolarità
iniziale.
Quale sarebbe, dunque, il legame tra il proprio piccolo sé o anima e il
Sé omnicomprensivo? Tutto dipende dalle proprie identificazioni, da ciò
che crediamo o supponiamo di essere.
Yoga è, quindi, riconoscere la natura egocentrica della propria mente e
la sua tendenza a creare fenomeni fittizi senza riscontri oggettivi; non
aggrapparsi a persone o cose in maniera morbosa; ravvisare e respingere
i sentimenti immaginari o ingannevoli; ricercare l'equilibrio in tutte le
proprie attività, sia quelle di natura fisica, come il lavoro, lo sport
e l'alimentazione, che di ordine psichico, come la cura dei rapporti affettivi,
lo studio, le disposizioni creative.
Cosa implica, in pratica, la Via dello Yoga? Pur mantenendo la specificità
del nostro essere individuale, le identificazioni con le peculiarità del
proprio piccolo e ipotetico sé fittizio si attenueranno sempre di più e
la coscienza personale, espandendosi in una sfera d'influenza molto più
estesa, percepirà un senso di unità e interdipendenza con il tutto, lo spirito
assoluto, il Brahman. Le intuizioni diverranno più profonde, vere e proprie
certezze.
Naturalmente, gli "Aforismi Yoga",
riportati nella seguente pagina...» sono solo indicativi. Tuttavia già
da essi si evince come il criterio della meditazione, secondo lo Yoga tradizionale,
presupponga una metodologia introduttiva ed un nucleo essenziale ed inalienabile.
Quest’ultimo consiste in un’appropriata tranquillizzazione dei processi
mentale e respiratorio al fine di percepire la propria coscienza, la sua
incoercibile vitalità naturale, la sua irriducibile natura divina.
E’ su tali basi, di ricerca senza pregiudizi della Verità, che intendiamo
ri-scoprire la specifica dimensione meditativa dello Yoga, per valutarne
liberamente ed autonomamente la reale importanza.
L'applicazione dei principi dello Yoga comporta, per i neofiti, almeno
inizialmente, l'adozione di una disciplina psicofisica piuttosto severa
(sadhana), che si sviluppa secondo otto fasi (ashtanga):
le restrizioni (yama), le osservanze (nyama), le posizioni (asana), gli
esercizi respiratori (pranayama), la concentrazione su un punto (pratyahara),
la concentrazione su un oggetto specifico (dharana), la meditazione (dhyana),
supercoscienza o consapevolezza del principio divino (samadhi).
L'insieme dei tre stati: dharana, dhyana e samadhi viene detto samyama (Swami
Vivekananda). Samya significa equilibrio e la realizzazione di samyama la
padronanza di tutti i poteri (siddhi).
I testi specifici per approfondire lo studio dello Yoga non mancano certamente.
Nel contesto di questo sito ci occupiamo, in modo relativamente diretto,
di meditazione. Ma in realtà, senza perseguire preliminarmente alcuni presupposti
imprescindibili quali equilibrio e moderazione, s'incontreranno sempre numerose
e inutili difficoltà.
Supponiamo che alcuni naviganti abbiano deciso, a questo punto, d'intraprendere
lo studio dello Yoga e iniziare la pratica meditativa. Sapete qual'è uno
dei primi errori cui in genere s'incorre? Ebbene è quello di confondere
gli obiettivi perseguiti con la "tecnica" adottata per raggiungerli. Ma
spieghiamoci meglio con un esempio: sovente si tenta di ottenere la tranquillizzazione
dei processi mentale e respiratorio in modo diretto. Come nel caso in cui
ci si impone, quasi sempre inutilmente, di non pensare. Niente di più errato.
La calma, il silenzio interiore, la pace, il senso di beatitudine, sentimenti
che poi si riflettono positivamente nei rapporti con gli altri sono, per
quanto riguarda il nostro orientamento, la conseguenza dell'applicazione
costante e perseverante di alcuni metodi.
Il coronamento della meditazione viene definito dallo Yoga come Samadhi.
L’ottavo grado di conseguimento. Samadhi, uno stato che una volta conquistato,
ben difficilmente può essere perso.
Nella pagina seguente, dedicata alla meditazione, introdurremo, in modo sintetico, ma essenziale, la tecnica principale cui abbiamo accennato, l'attenzione sulla respirazione. Essa viene utilizzata, con qualche modifica, da molte forme di Yoga. Noi, però, l'adotteremo nella sua forma originaria.
Puoi proseguire la lettura in Meditazione...»
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