Tra meditazione e preghiera

«Che tutti gli esseri possano avere la serenità necessaria ad accettare le cose che non possono cambiare, il coraggio necessario a cambiare le cose che possono cambiare e la saggezza necessaria a distinguere le une dalle altre». (Preghiera dei buddhisti anonimi)

Dove sei Spirito? Ti ho pregato, ho meditato a lungo, ho contemplato la vita, ma non vi ho scorto nessun segno. I frutti non crescono con gli ideali. Eppure la luce sopraggiunge sempre senza preavviso.

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Dio, ti prego, guariscimi! Quante volte hai formulato questo pensiero, quante volte hai pronunciato, declamato, recitato questa preghiera? Quante volte ti sarà capitato di trovarti a tu per tu con una difficoltà, un’emergenza, se non – pressoché – col destino?

In linea di massima dipende dall’età, dai tuoi vissuti. E raramente – eccezionalmente – hai constatato riscontri immediati. Certo, se ora stai leggendo dopo aver subito quella dura prova significa che l’hai superata. E col senno di poi puoi razionalizzare la provvidenza sostenendo che c’è stato bisogno di tempo, o che la mano di Dio, dell’essenza primordiale dell’universo, della natura, ha agito – ad esempio – attraverso i medici. Ma si tratterà sempre di formulazioni a posteriori. Sennonché ti rimarrà sempre un dubbio. perché lo “spirito” non è intervenuto subito in mio soccorso?
Guarigione, una parolina magica che fiorisce sempre, ma all’orizzonte, o in una prossima vita … Eppure nel corso della storia ci sono stati dei casi – parapsichici, miracolosi? – in cui gli eventi hanno subito delle svolte così inspiegabili e improvvise che la tua domanda esistenziale di fondo rimane sospesa. perché non ho ricevuto risposta?

A questo punto i teologi si adoperano con altre spiegazioni. Non ne eri degno. Dovevi subire una prova per il tuo progresso spirituale. Ti eri allontanato da Dio, da tutto ciò che è essenziale, dal cuore, dalla compassione, e la Sua pietà ti ha ricondotto in una dimensione più dignitosa. Le tesi si sprecano. Ma i mistici, coloro che sono adusi a percepire prim’ancora che dedurre, chiosano: Dio non ha risposto perché c’eri tu! Fintantoché quest’ego fittizio, fatto di nomi, maschere e finte credenze, non lascerà spazio alla realtà, non accadrà nulla. Quindi, se hai coraggio, mettiti in disparte, rimettiti alla scienza, e nel contempo a Dio, all’essenza, all’esistenza, alla forza ri-generatrice della natura. 
 

Epilogo

Questo è un epilogo che ciascuno dovrà compilare da sé. Scopo della meditazione è dissolvere il meditante. Quando colui che medita e le sue preghiere, le sue speranze, saranno tutt’uno, si creerà lo spazio sufficiente affinché una nuova alba possa ancora risorgere. 
 

Post scriptum: cos’é la meditazione?

Consapevolezza di tutto ciò che ti circonda, di tutto quel che si presenta, di tutto quanto accade, del respiro, dei fremiti, di qualunque pensiero ricorrente.

Consapevolezza della noia che subentra quando la pazienza non ha più risorse, del silenzio interiore, dell’assoluta mancanza di significato in tutto ciò che stai facendo.

Consapevolezza del vuoto, del senza-forma. Consapevolezza senza pensieri.

La meditazione comincia ad aver successo quando riesci ad accettare il fatto che ti stai applicando in un esercizio inutile.

Il prosieguo è un processo senza fine. Oggi semini e domani – che sarà sempre adesso – raccoglierai i frutti dell’unità di corpo, mente e spirito.



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