Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Coloro che realizzano il sé entrano nella pace che apporta pieno autocontrollo
e perfetta pazienza. Essi vedono se stessi in tutti e tutti in se stessi.
Il male non può vincerli perché vincono il male, Il peccato non può consumarli,
perché hanno consumato tutti i peccati. Liberi dal male, liberi dal peccato
e dal dubbio, vivono nel regno di Brahman. Vostra maestà, questo è il vostro
regno!
(Brihadaranyaka Upanishad)
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La pace interiore è un primo passo essenziale per ottenere la pace nel
mondo. E come la si coltiva? E' molto semplice: in primo luogo rendendosi
conto che l'umanità è una sola e che gli esseri umani di tutti i paesi sono
membri della stessa famiglia.
(Dalai Lama Tenzin Ghiatso)
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Sia pace al cielo e alla terra; sia pace alle acque, alle piante e a
tutti gli esseri che respirano; sia pace agli dei e al Brahman, sia pace
a tutti gli uomini: pace e ancora pace; infine, sia pace anche a me.
(Atharva Veda)
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La felicità non può nascere dalla rabbia o dall'odio. Nessuno dice: "Oggi
sono felice perché
stamattina mi sono arrabbiato assai". Al contrario, la gente si sente a
disagio e dice: "Oggi
non sono contento perché stamattina ho perso le staffe". Tramite la gentilezza,
tanto al
livello personale, quanto a livello nazionale e internazionale, col rispetto
reciproco e la
reciproca comprensione, otterremo la pace, unitamente a una genuina soddisfazione.
(Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama)
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Sia pace in terra e negli spazi aperti! Sia pace al cielo, alle acque,
alla vegetazione ed agli alberi! Possano tutti gli dei concedermi la pace!
Possa la pace essere diffusa da questa invocazione!
(Atharva Veda)
Il presente articolo fu redatto nel mese di marzo 2003,
durante una tristissima circostanza, la guerra, avviata il 21, tra una coalizione
di paesi occidentali e l'Iraq. Il nostro accorato pensiero, al di là di
qualunque posizione ideologica, è rivolto indistintamente a tutte le vittime.
Yoga è consapevolezza che il nostro io non è limitato a questo corpo
fisico, ma comprende le innumerevoli espressioni della vita inanimata, le
sorprendenti manifestazioni di quella animata.
Come può la coscienza individuale espandersi al di là delle limitazioni
contingenti? La coscienza di sé di una persona è tanto maggiore quanto più
il suo pensiero è calmo e silente. Allorquando si è davvero consci di sé
stessi, si diviene altresì consapevoli di non essere isolati, che la vita
reale non è mai ambigua. La sua conoscenza è come un atto d'amore.
Lo Yoga è l'arte della complementarietà. La tradizione sostiene che l'umano
si aprirà al divino per riceverlo in sé. Di converso il divino riverserà
provvidenzialmente la sua essenza spirituale sull'umano per beneficiarlo
e glorificarlo. Ma è davvero così?
Umano e divino sono due lati di una stessa medaglia, l'essere. Due aspetti
reciproci e apparentemente divisi. In genere la nostra attenzione si focalizza
sull'uno o sull'altro per motivi contingenti, di necessità. Quando prevale
l'azione fisica o mentale tutto il resto appare inutile, inefficiente e
viene relegato in secondo piano. Viceversa, quando subentra la calma, il
raccoglimento interiore spontaneo, il relax, sembra che nulla potrà mai
più disturbarci, distoglierci, nemmeno l'eco del chiacchierio periferico
della mente.
In questo stato, nell'illimitato spazio del silenzio, la distanza tra una
nuvola pensiero e quella successiva sarà sempre più ampia sino a divenire
pressoché incolmabile. Quello spazio e quella distanza sono il vuoto. Essi
sono lo spirito, sia il centro della ruota che la cavità dell'anfora. Rappresentano
tutto il valore, il significato e l'utilità della vita. Ne sono l'essenza,
tuttavia è difficile contemplarli e conoscerli direttamente, in certi casi
sarebbe persino fuorviante. Per fortuna esistono delle alternative. Prima
di chiarire meglio, però, ampliamo la nostra rapida disamina.
Una breve considerazione sulla pace. Coloro che hanno seguito sin qui i
nostri pur modesti ed estemporanei suggerimenti sulla meditazione si troveranno
nella giusta condizione di spirito per comprendere appieno il senso della
pace. Di più. In un mondo martoriato, come sempre d'altronde, da guerre
e catastrofi in atto o incombenti, la più alta espressione della propria
umanità è quella di rendersi pacificatori. Agire come tali in ogni circostanza,
perché il beneficio individuale è incalcolabile, profondo, duraturo e ineffabile.
Tra i meandri dell'impermanenza l'azione che promuove la pace, sia nei piccoli
frangenti quotidiani che nelle circostanze più complessive e globali per
le quali è indispensabile superare altresì fattori d'estrema ignoranza,
tale azione genera senz'altro compassione e ci consente di meditare fermamente
sostenuti dalla certezza implicita di operare, comunque, per il meglio e
per il giusto.
Riporto un succinto richiamo del mio insegnante di meditazione.
«Ascolta, amico, dentro di te non c'è nulla che non
sia già perfetto o sublime e non esiste nessuna differenza o distanza tra
te stesso ed il tuo io interiore! Chiaro? Quello, il tuo io interiore, devi
considerarlo solo come una porta. Non esitare, di tanto in tanto dai un'occhiata
all'interno. Ma non direttamente. Sarebbe quasi inutile, pressoché inefficace.
Comincia ad osservare, due volte al giorno e per quanto tempo preferisci,
il flusso naturale del tuo respiro. Dopo un primo insignificante periodo
di ristagno apparente le tue energie sopite acquisteranno una vitalità stupefacente.
E un bel giorno, quando non ci conti più, avrai la sensazione che al tuo
cospetto si sia aperta o rivelata una nuova opportunità. In effetti non
ti servirà oltrepassare alcuna soglia virtuale, perché quando la vedrai
ti sarà sufficiente contemplarla e ci sarai già dentro, avrai prodotto da
te stesso il tuo personale nirvana.»
Quando il nostro esercizio meditativo avrà superato le fasi preliminari
e sarà divenuto un'abitudine ci capiterà inevitabilmente di sentirci più
amichevoli, comprensivi, tolleranti, in "pace" con chicchessia. Ebbene,
tale sensazione di pace, percepita nel silenzio di un appropriato raccoglimento,
è un elemento di grande interesse su cui far convergere la propria attenzione.
In genere riconosciamo e comprendiamo la nostra natura essenziale indirettamente,
tramite le sue peculiarità. Una di queste, chiaramente basilare, è la pace.
Quando l'attenzione si focalizza sulla pace, come peraltro è possibile e
auspicabile su molte altre prerogative altruiste, in modo continuo, naturale
e per un congruo, ma imprecisabile lasso di tempo, in tal caso la pace diventa
la soglia sempiterna che coniuga l'immanente al trascendente, il caduco
al perenne, il nostro piccolo, condizionato, evanescente e limitato ego
al divino, all'incommensurabile. Eppure, a ben vedere, nonostante la descrizione
di tal viaggio immaginifico, non ci saremo spostati di un solo millimetro.
Saremo qui, ora, ancora un po' delusi e arrabbiati, speranzosi e sognatori,
ma sempre pronti a procedere lungo l'antico cammino, tornare indietro, guardare
avanti, segnare il passo.
Contemplare in tranquilla e vigile considerazione la pace, senza oggetto,
è sicuramente possibile in quanto, nel caso in questione, non si tratta
della proiezione di un'idea, ma della percezione di un evento astratto,
di uno stato di coscienza interiore, realizzato e non immaginato, capace
di riflettersi all'esterno, dovunque. Ed essa assumerà il colore verde dei
prati, l'azzurro del mare o dei cieli, l'aspetto di un mandorlo in fiore
o di qualunque creatura vivente. Si tingerà coi colori dell'arcobaleno per
consentire l'alternanza armoniosa, il risorgere continuo del sole, l'affermazione
della vita. Se parlassimo dell'effluvio dei sorrisi sui volti dell'innocenza
saremmo superflui. E' meglio andare al di là delle apparenze di certi atteggiamenti
retorici, ipocriti o irridenti che di fatto celano solo la cupidigia dell'inconsapevolezza
per cogliere lo sguardo grato e sorpreso della riconoscenza amorevole.
La pace cui ci siamo riferiti è la sintesi di amore e odio, egoismo e altruismo.
Tale pace non è il contrappunto della guerra, bensì ciò che si manifesta
alla fine del conflitto interiore. Quando la realizzazione della Verità
rigenera le lacerazioni dell'ignoranza.
Come consuetudine, ecco in sintesi un breve suggerimento pratico.
«La meditazione attiene innanzitutto alla sfera del
fare, dell'agire. Non farti trarre in inganno dalla quiescenza, ovvero dalla
inattività e dalla quiete ch'essa comporta. L'arresto delle funzioni mentali
corrisponde all'arresto della mente in quanto padrone. In tal caso la mente
non sarà più un fenomeno disordinato ed anarchico, bensì uno strumento duttile
e generoso, capace di generare ordine ed energia. La calma, la tranquillità
di spirito, il distacco che deriva dalla sensazione di padronanza della
mente sono solo secondari, cioè conseguenti e inerenti allo stato meditativo.
Ne deriva che non è consigliabile star li ad attendere che una qualche grazia
ti piova dal cielo. Muoviti, cioè tenta di divenire più attento, consapevole,
sollecito. Per quanto non sia indispensabile adotta una tecnica. Oppure,
ed è lo stesso, non fare nulla, ma ad una condizione, evita di essere ripetitivo,
non agire meccanicamente, sii presente a te stesso come a tutte le tue azioni.»
La pace non è una condizione alternativa, essa è la "Via di Mezzo", equilibrio e armonia. L'amore e la compassione non sono affatto circostanze teoriche. D'altra parte gli individui crudeli sono sempre esistiti. Ciò nonostante, nel mondo contemporaneo, le moltitudini indirizzano loro continui inviti alla moderazione. Tali soggetti accoglieranno gli appelli che vengono loro rivolti? Riusciranno a ravvedersi? Essere in pace con se stessi significa anche trovare la pace con gli altri e diffonderla dovunque. In tal caso i semi delle nostre azioni non produrranno più angosce, strazi o supplizi. E persino i violenti percepiranno un accenno di luce. Non più tenebre, bensì giustizia, mai più rivalità, piuttosto generosità e meraviglia.
nick.salius
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