Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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«Molti venti diversi arrivano da ogni direzione. Alcuni sono tersi, altri
polverosi; alcuni sono caldi, altri freddi; ci sono tormente impetuose e
brezze sottili. Nello stesso modo le sensazioni sorgono nel corpo, piacevoli,
spiacevoli o neutre. Allorché il meditante le percepisce come venti - che
vengono e vanno, caldi o freddi, tersi o polverosi, tormente impetuose o
brezze sottili - egli le comprende appieno e si libera dalla loro dipendenza.
Comprendendo a fondo le sensazioni egli vedrà oltre il mondo condizionato».
Samyutta Nikaya
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La giusta meditazione non è una fuga; non ha lo scopo di fornire un nascondiglio
per una provvisoria dimenticanza. La meditazione realistica ha lo scopo
di addestrare la mente ad affrontare, capire e conquistare questo stesso
mondo in cui viviamo.
Nyanaponika Thera
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La meditazione consiste nel restare "attenti" in quello stato chiamato
"Rigpa" - lo stato naturale della mente, libero dalle elaborazioni dell'intelletto
- rimanendo al tempo stesso totalmente RILASSATI, liberi sia dalla distrazione
che dalla fissazione. Per questo si dice che la meditazione non consiste
nello sforzarsi, ma nel familiarizzarsi gradualmente con essa.
Dudjom Rinpoche
Lungo il percorso di meditazione. Riconosci la vacuità, ti accompagna
dovunque, come inseparabile amante. Girovago, peregrino, è la tua medesima
ombra, ma non ne sei consapevole.
«Grande maestro - disse Upasiva -, quando si è esenti
da attaccamenti e da brame, quando ogni cosa è stata lasciata andare e ci
si affida soltanto al vuoto, si resta permanentemente in quello stato?».
«Quando si è esenti dalla brama di piacere dei sensi e si è coscienti della
vacuità - rispose il Budhha -, si è liberi in modo supremo e ciò non cambierà.
Come una fiamma investita da un colpo di vento in un attimo si spegne, così,
la persona tutt'a un tratto è libera e nessuna parola può più essere detta.
Quando l'io, il me e il mio vengono lasciati andare e tutti i fenomeni sono
visti come vuoti, allora anche tutti i modi di descrivere questo stato ugualmente
spariscono».
Parole del buddha,
"Vacuità" - Sutta Nipata
Quando si è esenti da attaccamenti e da brame..., afferma il Buddha. Quando
si è esenti dal persistente condizionamento dell'ego..., mi permetto, umilmente,
di precisare secondo una terminologia in fondo in fondo relativamente più
attuale. Quando si è esenti dalle sovrastrutture ideologiche che tentano
di distorcere senza riguardo alcuno persino le più elementari tra le constatazioni,
il vuoto tra i picchi di due montagne, il vuoto tra il passaggio di due
nuvole, il vuoto che si genera tra le creste spumose di due prepotenti,
svettanti, onde marine.
Ovviamente non si tratta del vuoto inteso come mera passività. Oppure del
silenzio concepito come mancanza di suoni ... o più in generale come assenza
di stimoli sensoriali. Questo vuoto è una sorta di mistero su cui innumerevoli
commentatori si sono da sempre cimentati, ma senza conoscerlo, talvolta
senza nemmeno sfiorarlo. Giacché se l'avessero minimamente incontrato avrebbero
saputo che ... ma ecco il problema: se mi mettessi a parlarne apertamente
farei la figura di colui che vuol lasciar intendere d'averlo pienamente
esperito.
L'ho intravisto, mi ci sono ritrovato dentro improvvisamente. Mi è sembrato
un insieme di calma, silenzio, pace, tranquillità e riposo, congiuntamente
a rimembranza e presenza. Dapprincipio sembra un luogo presso cui poter
dimorare. Successivamente diviene come la coscienza medesima. Dapprima ci
si specchia in quell'infinito celeste. Più in là s'avverte un'integrazione
vieppiù profonda. E' il cammino, o un inizio di realizzazione dello stato
di percezione indiviso.
Come vedete nulla di fenomenale o eclatante. Ovviamente l'esperienza lascia
uno strascico, ma solo conseguenze positive. Un lieve sentore d'accondiscendenza,
una tiepida sensazione di soddisfazione, una percezione più chiara, una
mente relativamente scevra da quella sorta di dialogo persistente che attribuisce
etichette verbali ogni dove. Una mente che incomincia a sentirsi libera
dall'occorrenza quasi convulsa a giudicare.
La vacuità non è un fenomeno da ricercare, una circostanza da subire, un'evenienza
da incontrare. La vacuità è la natura più profonda di tutti i fenomeni,
la loro essenza. Supponiamo di osservare un oggetto. Quando lo si contempla
abbastanza a lungo si giunge al momento in cui l'oggetto stesso sparisce.
I motivi sono diversi. Il più importante dipende dal fatto che la mente,
la coscienza ordinaria, non è un fenomeno statico, ma un flusso. Se l'attenzione
si sofferma con insistenza su di un particolare, quello sembra dissolversi.
In sua vece subentra un'ulteriore qualità, l'assenza. Sarebbe meglio dire
che la distanza diventa così grande da lasciare l'impressione di un vuoto.
Un respiro è andato. Prima che gli subentri la controparte, il soffio ristoratore
di un'ulteriore privilegiato appannaggio, ecco una pausa. Se presti sufficiente
attenzione realizzi l'ascesa di un vuoto intrinseco. Ma non è deficienza,
quella è la somma di tutta l'energia.
Un pensiero è venuto. Appena qualche attimo prima che abbandoni l'orizzonte
dei ricordi, ecco il difetto, la repentina lacuna, un nulla tanto più vago,
quanto incerto e generico. Ma non è confusione. Attendi un po', vedrai ...
sorridere.
Una calma gioiosa ti sovviene. Avido come sempre ti ostini a trattenerla.
Ne raggeli la repentina istantanea, ma è un semplice frame che ti piacerebbe
protrarre in eterno. Quindi l'afferri, lo stringi con forza in pugno. Ma
lo soffochi e quando dischiudi le tue prensili, cupide dita, non ti rimane
altro che un'incoercibile vuoto. Osserva il palmo esangue. Pazienta ancora,
vedrai la vita rifluire silente senza sdegni o amarezze ... questo è l'amore.
Medita su ciascun aggregato. Se gli dedichi sufficiente attenzione ne coglierai
l'intrinseco, il nucleo, l'aspetto impermanente. Un po' di pazienza ancora
e ne disveli il segreto. La vacua quintessenza.
Ora rilassati, hai un'occasione per chiudere gli occhi. Immaginifiche folate
di vento investono la tua presunta aura purificando ciò che ambiziosamente
ritieni ancora di essere. Innumerevoli gocce di sferzante rugiada piovono
come lucciole. Un profluvio d'inusitata effervescente freschezza satura
il tuo loto dai mille petali. Sei così sbigottito, ma sincero, d'accogliere,
per trasmutare, l'odio di chi intende strumentalizzarti, sfruttarti e ferirti,
in amore. Ebbene, dal vacuo nulla emerge improvviso un travolgente maroso.
Hai l'impressione d'assistere ad eventi che trascendono l'ordinarietà? Non
temere, si tratta del guizzo dispensatore. Ti dona solo un po' di consapevolezza,
come un arcano specchio che ridà a ciascuno ... un po' del suo.
Grazie per la cortese attenzione
18-09-08 - nick.salius
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