
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Il bigotto cerca di stringere in mano la verità con una presa che la
uccide.
Rabindranath Tagore
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Buddha non è più Buddha quando lo inglobi nella mente: Buddha si trasforma
in una mera nozione discriminativa.
Jae Woong Kim
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Mi recherò alla Moschea dei Musulmani; entrerò nella Chiesa dei Cristiani
e mi inginocchierò dinanzi al crocefisso; entrerò nel Tempio Buddista per
trovare rifugio in Budda e nella sua Legge. Andrò nella foresta e mi siederò
in meditazione con l'Indù che ricerca la Luce che illumina ogni cuore. Non
solo farò tutto questo, ma lascerò il mio cuore aperto e disponibile per
tutto ciò che potrà avvenire in futuro.
Svami Vivekánanda
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Quando un uomo si rende conto di non essere né l'attore né il fruitore,
la perturbazione della sua mente si placa.
Ashtavakra Gita, 18:51
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Creare una nuova religione mondiale è difficile e non particolarmente
desiderabile. Tuttavia, poiché l'amore è fondamentale per tutte le religioni,
si potrebbe parlare di una religione universale dell'amore.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
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"Quello che si definisce "silenzio" nella vita spirituale, non è un mondo
muto, senza voce. Ecco perché i saggi dell'Oriente parlano della "voce del
silenzio", ed è quella voce che essi si sforzano di udire. Per colui che
sa ascoltare, il silenzio, il vero silenzio, ha una voce, perché esso è
l'espressione della vita, della pienezza della vita divina.
La voce del silenzio è la voce di Dio. Questa voce, la si può udire unicamente
dentro di sé allorché si riesce a calmare tutte le agitazioni interiori:
ribellioni, paure, cupidigie. Questa voce di Dio si confonde con quella
della nostra natura superiore: essa può esprimersi soltanto quando tutte
le passioni si sono zittite.
Omraam Mikhaël
Aïvanhov
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In natura c'è un'unità fondamentale sottostante a tutta la diversità
che vediamo attorno a noi. Le religioni sono state date all'umanità per
accelerare il processo di realizzazione di questa unità fondamentale.
Mohandas Karamchand Gandhi
Le realizzazioni interiori non creano teorie. Il linguaggio
di Dio è il silenzio. La sua voce è quella del vento ...
Mi riallaccio, in prosecuzione ideale, al mio discorso di sempre. Per
quanto le nostre strade possano, lungo il cammino, dividersi e divergere,
la meta rimane sempre la stessa, l'unificazione. Ricondursi, se mai ce ne
fossimo apparentemente allontanati, all'essenza, alla divinità. Scaturigine
inconfondibile di amore, compassione, certezza, gioia, felicità.
Certo, attraversando questa selva confusa di opinioni contorte, che è la
cultura religiosa, tali idee potrebbero apparir fuori luogo. Specialmente
quando la sofferenza provocata dall'incertezza o dalle mille difficoltà
contingenti ci sovrasta. Ma tant'è! Arrendevolezza? Amorevolezza? Gioia
di vivere? Semplicità?
Dalle considerazioni banali all'inconcludenza felice il passo è breve. Un
piccolo sguardo all'incommensurabile. Come una nenia, una melodia, un mantra
che ripete senza ripetere per poi tacere. E donarci così, semplicemente,
la misura inesorabile del silenzio di chi non c'è più, di coloro che permangono
unicamente nei nostri ricordi. Oppure di quelli che dovranno ancora ritornare
per comprendere meglio ed allietare questo splendido spettacolo, siffatta
fantastica rappresentazione.
L'unità c'è già, non bisogna inventarla o costruirla, è uno stato di
consapevolezza da cui, tuttavia,
rifuggiamo in continuazione. I nostri sforzi non dovrebbero esser tesi a
erigere o a rimuovere, ma a vedere ciò che è al di là delle proprie idiosincrasie,
degli innumerevoli condizionamenti sin qui subiti. Intendiamoci, l'educazione
è indispensabile, ma dall'educazione, dalla civilizzazione a certe distorsioni
pseudo-religiose v'è una gran distanza.
Un esempio. Che ne dite delle usanze "religiose" che inducono ad adottare
abbigliamenti specifici? Vi sembra una questione spirituale? Non ci sono
giustificazioni che tengano! Padri che deformano la mente dei figli che
a loro volta infieriscono su ... è una catena che si autorigenera. E qui
non si tratta di pensarla diversamente, ma di semplice buon senso. L'unità
si riscopre, dunque, sia come causa nel riconoscere la nostra reciproca
interdipendenza, che come effetto nell'adottare costumi ed usanze razionali.
Con tutto ciò non ho esaurito e nemmeno cominciato il discorso sull'unità,
si tratta solo di piccoli cenni.
L'unità potrebbe esser descritta come il centro "assoluto" della propria
coscienza, giammai fermo o statico, esso medesimo consapevolezza in itinere.
Tuttavia questo centro è dovunque, non è possibile collocarlo in un tempo
o luogo definiti. Lo si descrive come il senza tempo, il senza luogo, è
il qui e ora, l'eterno presente. I buddhisti dicono che la mente stessa
è il Buddha perché dove c'è chiarezza sorge subito l'amore.

Meditazione, rilassamento della mente, ma soprattutto, unione metafisica
con l'assoluto. Da un rapido ed estatico scorcio dell'immane fulgore, sino
alla sua più intima conoscenza, la percezione dei suoi inestimabili doni.
Quella bellezza donde tutto discende non tergiversa: quanto più la comprendi,
tanto più ne rimani, comunque, in disparte.
Osservi la tua mente, l'ascolti, finché non t'avvedi che hai incontrato
l'amore. Questa piccola mente, che ritenevi tua, non è altro che un umile
frammento dell'insondabile Mente Universale di cui ne riflette, comunque,
ogni splendore.
Ebbene, la parte ne racchiudeva il tutto. Ciascun elemento della realtà
contiene in sé tutti gli altri. Sicché non ti rimane di meglio che stupirti.
E ridere, di come 'si tanta beltà riesca perfino ad ammirare se stessa.
Un lampo, e il senso di separatezza scompare. Meditazione!
Infatti meditazione è soprattutto: vivere qui e ora, presenti al presente,
nuovi nel nuovo istante; porre attenzione alle proprie eventuali incombenze
senza agire distrattamente; osservare il dipanarsi dell'esistenza senza
identificarsi eccessivamente, tuttavia al contempo parteciparvi attivamente.
Gli altri sono il miglior modo per scorgere o distinguere il riflesso del
proprio sé, del nostro egoismo. Oserei dire che senza confronto non c'è
vera spiritualità. Certo è utile ritirarsi periodicamente nel silenzio,
relativamente lontani dalle continue e pressanti sollecitazioni esterne,
al riparo della quiete ristoratrice della preghiera, della contemplazione
e della meditazione. Ciò nonostante
è sempre indispensabile ritornare indietro e cimentarsi, verificare se l'eventuale
equilibrio raggiunto è stabile, oppure è ancora una parvenza, una finzione,
una recita.
Le idee sono come il suolo che calpestiamo: probabilmente sono lì da
sempre, ma fintantoché tendiamo a notare solo il profilo di monti e valli
attorno, difficilmente ci chiniamo per cogliere la forma di quel che c'è
già sotto i nostri piedi.
Le idee son davvero le nostre? Siamo veramente capaci di produrne di nuove,
oppure non facciamo altro che recepire, elaborare e riadattare quanto appreso?
Il massimo cui posso giungere è di scoprire ciò che c'è già, ma è celato
in infiniti modi possibili. Svelarlo, comprenderlo, tradurlo in termini
consoni, appropriati alla propria realtà ...
nick.salius
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