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Meditazione nel web » Steps »
Articolo 024
Un antico maestro disse: «Le montagne, i fiumi, la terra intera,
tutta la moltitudine dei fenomeni non sono altro che te stesso». Se
potessi assorbire l'essenza di questo messaggio, non ci sarebbero attività
al di fuori della meditazione: ti vestiresti in meditazione e mangeresti
in meditazione; cammineresti, ti alzeresti in piedi, ti siederesti e
ti sdraieresti in meditazione; percepiresti ed avresti cognizione in
meditazione; avvertiresti la gioia, la rabbia, la tristezza e la felicità
in meditazione. Muso (1275-1351).
Meditazione e preghiera
La compassione unisce, la religione, per lo meno nel suo modo attuale
di proporsi, divide. Così come un bisturi può essere adoperato per guarire
o ferire, così l'energia può causare sia benefici che danni. Sembra
che in tanti abbiano dimenticato come l'energia sia sempre la stessa.
E' l'uso che se ne fa a determinarne le qualità. Consideriamo la preghiera.
Essa tenta d'orientare la propria energia in una direzione ben precisa.
Invece la meditazione si limita a predisporre i soggetti ad un'attesa
paziente per rimuovere, in modo del tutto spontaneo, quegli ostacoli
che limitano il flusso della vitalità. In effetti non si tratta di approcci
spirituali opposti, bensì complementari. L'uno non esclude l'altro.
Quando prevale la gratitudine diventa quasi spontaneo formulare sentite
e riconoscenti preghiere di ringraziamento.
Quesito del 19-04-06
Name: Spok..
Subject: a chi devo rivolgere le preghiere?
Quesito
Nelle faq parlate di preghiere benevole, ma nella concezione cristiana
si è abituati a pregare Dio. Non capisco a chi bisognerebbe rivolgere
le preghiere in una meditazione che non comprende un Dio.
Risposta
Ottima domanda, sono lieto che tu l'abbia posta. Considera che i quesiti
riguardo le F.A.Q. sono stati inseriti così come pervenuti e le risposte
sono suscettibili tanto a modifiche che approfondimenti.
La F.A.Q. a cui ti riferisci è la seguente:
http://www.meditare.it/faq/qa_01.htm#preghiera
Pertanto, a chi dovremmo rivolgere le nostre fervide preghiere quando
la meditazione sembra implicare l'inesistenza di un Dio?
La contraddizione è solo apparente. La meditazione non è un rapporto
con se stessi, come qualcuno insinua o vorrebbe far credere. Taluni,
tra cui in particolare i praticanti dello Zen, definiscono talvolta
la meditazione come la ricerca del proprio volto originale. Ma cos'è,
in che consiste e a chi appartiene questo volto? Durante il processo
meditativo ci si rende ben presto conto che il suddetto volto, riferimento
simbolico ad una qual certa realtà interiore, non è il proprio e che
l'enfasi andrebbe posta soprattutto sull'aggettivo "originale". Una
sorgente di gioia e amore che non essendo "nostra" o "personale" potrebbe
coincidere con il Brahman, il Dio, l'assoluto. Tuttavia i cultori di
meditazione evitano di spiegarlo perchè il proprio essere effettivo
andrebbe sentito e non pensato.
E' un po' come la tesi dei mistici di tutti i tempi secondo cui la vera
realtà spirituale è un'esperienza e non un concetto. Ed anche se il
nostro linguaggio ci consente di trasmettere soprattutto idee, rappresentazioni
o interpretazioni di ogni vicenda e non le situazioni stesse, rimane
pur sempre la possibilità d'intuirne la pregnanza, la profondità, l'intimità
esistenziale. Non confondere il dito (la preghiera) che indica la luna
(l'essenza divina) con la luna medesima. Né, tanto meno, evita di confonderla
con il suo riflesso nello stagno dei desideri. La preghiera dovrebbe
essere un aiuto per sentire o accogliere la presenza divina implicita,
affatto diversa da ciò che è ... la vita cosiddetta ordinaria.
Tuttavia questa risposta suscita un'altra domanda. Riusciremo a percepire
tutta la realtà della vita, oppure esistono dimensioni, circostanze,
che ahimè ci sfuggono? Non si può dire. Conoscere se stessi significa
pure riconoscere e comprendere che siamo solo un'onda emersa sulla superficie
di un oceano chiamato vita. L'increspatura è momentanea, svetteremo
per qualche frazione di tempo cosmico sino a ricongiungerci con la sua
stessa natura.
Meditazione è il riconoscimento repentino della propria vera, indissolubile,
mai nata e non diveniente natura, prim'ancora che il gioco degli eventi
o la ruota della vicenda cosmica non ci riconduca comunque all'origine.
Quel vuoto assoluto da cui scaturiscono sia gli esseri che le cose.
Ciascun microcosmo ripercorre, in scala infinitesimale, il pulsare ciclico
della realtà. Miriade d'esistenze e di mondi che appaiono e scompaiono,
si alternano, ritornano ...
In definitiva, non v'è nessuna contraddizione tra meditazione e preghiera.
Infatti la meditazione può essere intesa come una preghiera silente,
senza parole, la ricerca di un'intesa diretta e più soddisfacente della
mera immaginazione, con un Dio che si percepisce, innanzitutto, in quanto
gioia, compassione, amore, ...
Riguardi
Attenzione, gli ambiti di preghiera e meditazione sono piuttosto
flessibili, quasi inafferrabili, un tantino sfumati. Ma dapprincipio
non rimescoliamoli assieme. Può capitare che dopo aver meditato ti senti
di ringraziare con una preghiera. Oppure potrebbe anche accadere che
pregando ti ritrovi in meditazione. Gli approcci sono tanti e nessuno
è migliore degli altri. Ciascuno dovrebbe trovare il proprio. Ciò che
gli si addice, lo fa star meglio e sentire più "elevato". Tuttavia il
riscontro definitivo sarà sempre, come d'altra parte hanno testimoniato
i contemplativi di qualunque religione, un'esperienza espansiva quieta,
silente, senza parole, affatto mediata dalla mente discorsiva o concettuale.
Conclusione
Mi auguro che il nostro semplice riflettere ci aiuti a cogliere sia
i risvolti più naturali che quelli meno ovvi o apparentemente enigmatici
di questa nostra pur sobria, ma costante, quotidianità esistenziale.
E ci rinnovi in modo tale da non creare più tanti ostacoli tra le diverse
o discrepanti concezioni dell'esistenza. Affinché le nostre osservazioni
colgano la qualità meditativa necessaria perché ogni azione che ne segue
si trasformi, essa medesima, in una splendida, incommensurabile preghiera.
nick.salius
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Il percorso di meditazione
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
Midi
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and is copyright © 2004 Bruce DeBoer
http://www.brucedeboer.net
§
Non sederti con la mente fissa sul vuoto. Se lo farai cadrai in un
tipo sterile di vuoto. Il vero vuoto include il sole, la luna, le stelle
e i pianeti, la terra immensa, le montagne e i fiumi, tutti gli alberi
e le erbe, la gente buona e quella cattiva, le cose buone e quelle cattive,
il paradiso e l'inferno: tutto ciò è in mezzo al vuoto.
Hui-neng (638-713)
§
Sia le istruzioni di Gesù per l'orazione, sia quelle del Buddha per
la meditazione non implicano un culto o una seduta collettiva (cioè
non prescrivono né una chiesa né una sala di meditazione, anzi, Gesù
stigmatizza esplicitamente la stupidità di gruppo che regna nelle sinagoghe
e fuori):
Vangelo secondo Matteo:
«Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando
ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti
dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta,
prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto,
ti ricompenserà. Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i
quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque
come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor
prima che gliele chiediate [...]».
Anguttara-Nikaya III, 121 e segg.:
«Il meditante si ritira nella foresta, ai piedi d'un albero, o in un
posto solitario, si siede a gambe incrociate, col corpo eretto e con
l'attenzione fissa davanti a sé. Attentamente inspira, attentamente
espira. Egli comprende: "Inspiro calmando le attività del pensiero,
espiro calmando le attività del pensiero", così egli si esercita.
"Inspiro concentrando la mente, espiro concentrando la mente", così
egli si esercita.
"Inspiro riflettendo sull'impermanenza, espiro riflettendo sull'impermanenza",
così egli si esercita.
Così quando la presenza mentale dell'inspirazione e dell'espirazione
è sviluppata e frequentemente praticata, vi sono grandi remunerazioni
e grandi vantaggi».
§
Nello spirito del Buddhismo, qualunque cosa facciate che sia accompagnata
dalla consapevolezza, dalla concentrazione e dalla visione profonda,
può essere considerata una preghiera.
Thich Nhat Hanh
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