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Meditazione nel web » Steps »
Articolo 018
Le risposte alle domande essenziali dell'uomo, offerte così profusamente
dalle tradizioni religiose più note, sono davvero fondate, risolutive
e definitive, oppure solo ipotetiche?
Tanto che si confidi nel karma, quanto nell'ennesima riproposizione
di confuse speranze su una vita futura basata sul riscatto delle proprie
attuali sofferenze, la differenza sarà ben poca. Otterremo davvero benefici
concreti o solo gli ennesimi illusori condizionamenti? Affinché la nostra
situazione migliori realmente vi sono ben poche certezze su cui poter
fare affidamento: attenzione, ricerca, consapevolezza, coraggio, libertà,
razionalità, autenticità, auto-responsabilità ...
Le speranze riposte nelle deleghe spirituali sono solo medicine illusorie.
Persino la preghiera, che invece di una funzione celebrativa di gratitudine
e ringraziamento, è adoperata come strumento d'intercessione o richiesta,
andrebbe recitata con raccoglimento, determinazione, fermezza e costanza
sino a raggiungere la concentrazione sufficiente per esplorare la profondità
spirituale di un arcipelago soggettivo ove regnano silenzio e non suppliche,
tranquillità, e la cui vera risposta è la serenità. La dimensione dove
prevale la gioia, forse l'unica a poter offrire un vero conforto consolatorio.
Idem per la meditazione: se praticata senza l'intenzione di far chiarezza,
con superficialità e non come strumento di consapevolezza, si dimostrerà
perfettamente inutile. Certo, per i più inclini potrebbe suscitare sentimenti
di devozione, ma anche se piuttosto sfumati si tratterebbe pur sempre
di coinvolgimenti e identificazioni surretizie. D'altra parte, non dimentichiamolo
mai, la meditazione è quanto di più frivolo ed inessenziale possa esistere
...
"Cosa c'è dopo la morte? (dipartita)" di Nick Salius
Le nostre serate televisive, i nostri pur magnifici libri, immagini
su immagini dense di significati occulti, palesi, ora perfino subliminali.
Poi, invece, ecco l'ennesima umile, innocente arcinota domanda:
From: Gaetano
Sent: Friday, December 12, 2003 5:17 PM
Subject: Quesito
Quesito
Ciao. Visito spesso il tuo sito e ti faccio i complimenti per la realizzazione
e la profondità di quello che scrivi. Vorrei porti una domanda, forse
un po' banale, ma che credo, prima o poi, ogni uomo se la ponga: cosa
c'è dopo la morte? Probabilmente è un dubbio anche per te ma sono curioso
di sapere come la pensi. E poi se veramente non ci sarebbe fine non
ti fa un po' paura l'infinito? O ti turba di più il fatto che un giorno
possa finire tutto? Ti ringrazio anticipatamente per la risposta.
Risposta
Domanda così bella, perchè diretta e senza tentennamenti, necessita
di risposta che pur sintetica sarà immediata, sebbene inconcludente,
astratta.
A mio avviso dopo la morte non c'è nulla, infatti la morte non esiste.
Ciò che si conclude è l'ego, la sua possessività, la sua tendenza costante
e indiscriminata al controllo, alla fruizione e al dominio, i suoi "aggrappamenti",
le sue identificazioni. L'autocoscienza che diventa consapevolezza si
espande sempre di più sino a comprendere via via ambiti sempre meno
circoscritti.
Il fatto di considerare la coscienza come prodotto del corpo fisico
o viceversa è del tutto relativo. Il momento presente, l'istante, non
distinguono quanto precede da ciò che segue, sono contemporaneità. Passato,
presente e futuro sono concetti prettamente umani dovuti alla limitazione
spazio-temporale. Colui che "trapassa" percepisce rapidamente l'impermanenza
e la caducità, ma ritrova l'essenza, il campo di coscienza universale.
Si rende conto che non esiste altro da sé. Di essere già stato da sempre
ciò che ora intravede. Si accorge che tutto è uno e che le differenze
sono funzionali a quella medesima unitarietà.
Così come non si può possedere nulla, tanto meno se stessi, altrettanto
nulla può essere smarrito o perduto. L'individualità è già, di per sé,
universalità, ma in genere non si può pretendere di comprenderlo appieno
senza le gioie e le vicissitudini di una vita vissuta all'insegna della
ricerca oppure, ed è lo stesso, dell'accettazione di ciò che è.
Per concludere direi che il punto nodale del discorso è l'espansione
della consapevolezza senza la quale non riusciremo, ora come "dopo",
a superare alcuna sofferenza. La continuità non va intesa come prosecuzione,
bensì come contiguità. Una presenza costante, l'eternità in una goccia
d'acqua. Il nostro nome non sarà più Tizio o Caio. I propri possedimenti
non si limiteranno a casa, virtù, eccetera. Non mi limiterò a rivivere
in un altro individuo, spettro o umano che sia, non in un'altra dimensione,
nell'albero o nel cielo, ma sarò pure quell'albero, quel cielo, tutti
gli esseri. Ovviamente tutto ciò dipende dalla misura in cui lo realizzo
ora che ho la fortuna di una certa autodeterminazione.
Sarà poi vero?
Grazie per avermi dato l'opportunità di risponderti. Senza la tua email
non sarei riuscito a scrivere proprio nulla. Ciao.
Replica del medesimo interlocutore.
From: Gaetano
Sent: Saturday, December 13, 2003 8:43 PM
Subject: ancora una domanda
Quesito
Ciao. Grazie per la risposta. Quello che tu hai scritto è molto bello,
ma purtroppo non mi è di facile comprensione. Sarà perchè sono ancora
giovane, ho 23 anni, e quindi mi manca la necessaria esperienza per
capire certe cose .... però ... Mi accorgo che a ben pensarci è un po'
triste dover lasciare tutto questo: non vorrei ancora essere banale,
ma non ti capita di pensare che sia "brutto" abbandonare gli amici,
la mamma e il papà, la ragazza, le partite di calcio, i sorrisi e l'allegria,
il sonno e il risveglio, le onde dell'oceano, la pioggia d'autunno,
i gabbiani che volano attorno a una barca, un gatto che si stiracchia
e sbadiglia ...
Mi dirai: eppure queste cose sono tutte fumo, dolce, ma sempre fumo
.... Mi parli di ego, impermanenza, contiguità ... e io ti rispondo:
ma allora che siamo nati a fare? Se non diamo importanza a queste cose
a che serve vivere? Il buon Dio non ci ha forse creato per godere delle
bellezze del creato?
Attendo la tua replica. Un abbraccio.
Risposta
Gaetano, pubblicherò i tuoi messaggi - omettendo l'indirizzo che non
conservo mai - tra qualche mese, secondo un ordine di precedenza.
Per quanto riguarda la meditazione vorrei che tu capissi una cosa. Le
tue stesse osservazioni sono anch'esse già meditazione. Così come l'attenzione,
la percezione del momento presente. Meditazione è vivere qui e ora senza
prefigurarsi ipotetiche evenienze future. Ciò non significa che tu non
debba programmare il tuo avvenire professionale, bensì una volta stabilito
il da farsi è inutile continuare a pensarci su. Semmai bisogna agire.
Perché temere ciò che ancora non esiste? Ogni cosa a suo tempo! D'altra
parte anche se tu lo volessi non potrebbe accadere altrimenti.
Hai paura di perdere proprio perché ami? Perdere ed acquisire, dare
e ricevere, è normale. L'unica cosa che non potremo mai perdere è noi
stessi. Ciò che talvolta dobbiamo riscoprire è la vivacità, esistere
e non sussistere, rammentare che nella vita non vi è nulla di futile.
Abbandonare gli affetti, gli svaghi, la gioia che potrebbero suscitare?
Impossibile! Se riusciremo a perscrutare, consapevolmente, il nostro
orizzonte esistenziale, saremo sia il fiume in piena che gli argini
per contenerlo. E assisteremo sin d'ora allo schiudersi progressivo
e senza fine di una personale o soggettiva dimensione spirituale. Stupiti
che l'orizzonte della meditazione si sia rivelato, ancora una volta,
gioia di vivere, assoluta ed inequivocabile certezza.
Prima o poi la ruota della vita completerà il suo giro, ma non si fermerà
definitivamente. Seppur trasformato o ricomposto tutto rinasce in un
succedersi ciclico senza inizio né fine. Ciò che si conclude sono solo
le entità fittizie, quanto di per sé non è mai realmente esistito, l'ego.
Ogni confusione infatti nasce dal confondere l'ego, una banale parvenza,
una semplice e funzionale espressione superficiale della nostra attuale
esistenza, con il tutto, noi stessi, l'essenza.
Le onde umane sono piccoli vortici di energia. Anche se l'onda esaurirà,
prima o poi, la sua inerzia e quindi la sua forma, essa non sparirà
mai. La sua essenza coinciderà di nuovo con il moto che la produsse.
Ciao e grazie per la visita.
Cimenti
Anche questa volta mi sono cimentato in una non-risposta consapevole
del fatto che il valore di tali quesiti consiste proprio nell'impossibilità
di risolverli razionalmente.
Ma attenzione, perché a questo punto piovono schiere di avidi profittatori.
O manipolatori mentali? Il fatto che una domanda non ammetta risposta
non premia o giustifica nessuna soluzione irrazionale.
La bellezza e l'armonia possono dipendere dalla calma, dal silenzio;
dal consentire alla propria energia di fluire liberamente, alternativamente
o nel contempo, verso se stessi, in direzione del mondo; dal coraggio,
mai dal mistero.
A meno che, per mistero, non s'intendano le origini del mito, l'afflato
poetico, una modalità di comunicazione sintetica, l'amore, la compassione
...
salius
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Il percorso di meditazione
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
Così
come una persona abbandona i vestiti logori e ne acquista di nuovi,
nello stesso modo, quando il corpo è sciupato, il sé, che vive dentro,
ne acquista uno nuovo.
(Bhagavad Gita 2:22)
§
Autoconvincimento
"Solo qui c'è purezza dottrinaria" - così dicono -. "Non ci sono dottrine
altrettanto pure" - così affermano. Insistendo nel dire che la dottrina
con cui si identificano è la migliore, si confermano sempre più nelle
loro convinzioni.
(Suttanipata, IV, 8)
§
Niente nasce, niente vien distrutto. Basta con il dualismo, basta
coi "mi piace" e i "non mi piace". Ogni singola cosa non è altro che
l'unica mente: quando l'avrete percepito, allora sarete saliti sul carro
dei buddha.
Huang Po, "Lo zen di Huang Po"
§
Qual è l'origine del cosmo? È il Bhrahman? Da dove veniamo? Da che
cosa prendiamo vita?Dove troveremo infine pace? Qual è il potere che
governa la dualità di piacere e dolore nella quale ci arrabattiamo?
Tempo, natura, necessità, caso, elementi, energia, intelligenza: nessuno
di questi può essere la causa prima. Essi sono effetti utili ad aiutarci
a innalzarci al di sopra di piacere e dolore.
Shvetashvatara Upanishad
§
La conoscenza o l'ignoranza, la libertà o la schiavitù, che cosa
sono? Che cos'è "io" o "mio" o "questo"? O la forma del vero sé? Io
sono sempre uno. Che mi preoccupo a fare per la libertà nella vita o
nella morte, o per il mio karma attuale?
Ashtavakra Gita 20:3-4
§
La vita non ha alcun donde, va avanti e basta. La morte non ha alcun
dove, va via e basta. E allora, com'è? Se la mente non differisce, miriadi
di cose sono una quiddità sola.
Dogen, "Zen Razionale"
§
Dal cuore umano si dipartono cento e un nervi (percorsi vitali).
Uno di essi sale al cervello, alla corona composta da mille petali.
Passando al momento della morte per questa via, si raggiunge il regno
dell'immortalità. Ma se il prana discende per altre vie, si tornerà
indietro verso una nuova nascita.
Katha Upanishad, III, 16
§
Ehi, tu, che t'aspetti risultati senza fare sforzi! Tu che sei delicato
e hai sofferto a lungo! Sei già nelle grinfie della morte e ti comporti
come se fossi immortale! Ehi, tu che soffri, stai
distruggendo te stesso!
Shantideva, "Bodhicaryavatara" VII, 13
§
Questa sola qualità, se sviluppata e perseguita, dà la sicurezza
di ottenere entrambi i generi di benefici, ossia benefici in questa
vita e benefici nella vita a venire. Quale qualità L'attenzione cosciente.
(Itivuttaka, 23)
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