Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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«Io vivo costantemente la morte. La morte è un problema per l'individuo,
ma non per la persona. Ognuno di noi, nella propria individualità, è una
goccia d'acqua. Cosa capita a questa goccia d'acqua quando, secondo una
tradizione che è transculturale, cade nel mare e sparisce come goccia? Dipende
da che cosa è: la goccia d'acqua o l'acqua della goccia? La goccia d'acqua
sparisce, ma all'acqua della goccia non succede niente. Si unisce a tutto
il mare, a tutto il divino, ma non perde la sua vera natura. Ciò che sparisce,
sono le difficoltà di comunicare, di abbracciarsi, di amarsi, che nascono
grazie all'individualismo».
(Raimon Pannikar)
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Molla il passato, molla il futuro; molla anche il presente e attraversa
il flusso dell'esistenza fino all'altra riva. Con la mente completamente
liberata non ritornerai più a nascere né a morire.
(Dhammapada 348)
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Proprio come i fiumi scorrono da est e da ovest per confluire in un solo
mare, perdendo la loro identita' di fiumi separati, cosi' tutti gli esseri
perdono la loro identita' separata quando infine s'immergono nel puro essere.
(Chandogya Upanishad)
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Nascita è un'espressione completa per questo momento. Morte è un'espressione
completa per questo momento. Sono come inverno e primavera. Voi non dite
che l'inverno è l'inizio della primavera, e nemmeno che l'estate è la fine
della primavera.
(Dogen Zenji, Genjo Koan)
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Se una persona pensa d'esser nata, non può evitare la paura della morte.
Dovrebbe indagare in prima persona se è davvero nata oppure se il Sé possa
nascere. Allora scoprirà che il Sé è sempre esistito, che il corpo che è
nato si risolve nel pensiero e che la manifestazione del pensiero è la radice
di tutta la catastrofe. Scopri da dove originano i pensieri, allora sarai
in grado di abitare nel più intimo Sé onni-presente e sarai libero dall'idea
della nascita e dalla paura della morte.
(Ramana Maharshi)
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Devi solo comprendere che nascita-e-morte sono in sé il nirvana. Non
ci sono cose da evitare come la nascita e la morte; non c'è nulla come il
nirvana da cercare. Solo quando ti renderai conto di ciò sarai libero dalla
nascita e dalla morte.
(Dogen, "La luna in una goccia di rugiada")
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Nessuno può morire. Nessuno può essere degradato per sempre. La vita
non è che un campo di gioco: per quanto rozzo possa essere il gioco, per
quanti colpi possiamo ricevere e per quanto possiamo essere battuti, lo
Spirito non ne risente. Noi siamo quell'Infinito.
(Vivekananda)
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Al momento della morte, ricordandoti di me, chiudi i portelli dei sensi
e porta l'attenzione al cuore. Allora, mentre sei assorto in meditazione,
metti a fuoco tutta l'energia verso la cima della testa. Ripetendo, in questa
condizione, il nome divino, la sillaba Om che rappresenta il Brahman immutabile,
andrai oltre il corpo e raggiungerai l'obiettivo supremo.
(Bhagavad Gita 8:12-13)
Nella meditazione, così come nella vita, non esistono ricette
precompilate. La meditazione è un'avventura, un viaggio senza fine verso
l'ignoto che richiede, innanzitutto, coraggio. Alcuni credono che la sua
meta sia l'inconoscibile, invece si tratta di un viaggio che dalla vita
riconduce alla vita.
Gautama Siddharta, detto il Buddha, avvisò chiaramente i suoi discepoli
sui pericoli delle convinzioni idolatriche, di ogni devozione basata sul
sentimento, della tendenza ad adorare deità antropomorfe o maestri umani
deificati. D'altra parte la meditazione richiede – almeno inizialmente –
la capacità e il coraggio di vivere la propria vita spirituale in solitudine.
La pratica religiosa rivolta alla celebrazione o alla commemorazione di
una ricorrenza dev'essere un evento gioioso fondato sul rispetto, la deferenza,
la riconoscenza e non sul ritualismo esoterico o sul sentimentalismo irrazionale.
Le false religioni si basano tutte, tanto sull'ambiguità del dualismo, come
ad esempio la contrapposizione psicologica tra bene e male, quanto sull'esaltazione
dei fattori emotivi. Tuttavia il contrappunto dell'emotività non è il calcolo
freddo e anonimo della razionalità, bensì la pura e semplice percezione
della nostra interiorità, della nostra anima. Ma cos'è l'interiorità, cosa
significa anima?
La mente intesa come entità separata non esiste. Essa non è un elemento
statico, anche quando sembra inattiva o immobile in realtà e in condizioni
ordinarie è operosa, dinamica, calcolatrice e sognatrice. Sembrerebbe quasi
avere una vita propria. Ma tale parvenza di autonomia dipende essenzialmente
dal fatto che in genere siamo divisi e frammentari, non siamo pienamente
consapevoli della mente nel suo complesso, di tutti i suoi aspetti, di noi
stessi. In tal senso, la mente, è determinata solo e unicamente dal flusso,
pressoché costante, dei pensieri. Quando la mente si calma e i pensieri
si dileguano subentra la percezione della nostra interiorità, dell'anima.
Ciò nondimeno, nonostante le apparenze, dentro di noi non c'è nulla, non
vi è un'anima che attende pietosamente di esser liberata e non esiste nessuna
differenza o distanza tra se stessi ed il proprio io interiore! Quello,
il nostro io interiore, è solo un ambito esistenziale.
Quando la fiamma della coscienza individuale si estinguerà continueremo
ad esistere? Ciascuno suppone di si, per lo meno se lo augura. Ci piace
credere che il nucleo essenziale della nostra personalità sia permanente,
indistruttibile? Va bene, tuttavia esso non è il sé, non l'anima e non la
mente così come comunemente s'intendono. Potremmo dire, ma solo per comprenderci
meglio, che esso è come un'idea. Le idee non sono fenomeni fittizi. Se condivise
diventano reali. La nostra interiorità è un'aggregazione di elementi eterogenei
comparabili a idee o pensieri.
L'impermanenza degli aggregati fisici è ben nota. D'altra parte non avrebbe
senso supporre altrimenti per quelli psichici. Sembrerebbe che la dissoluzione
sia inevitabile e invece ecco un soccorso imprevisto.
Di che si tratta? Definiamo con maggior chiarezza gli obbiettivi che stiamo
cercando di perseguire. La ricerca della verità, la consapevolezza della
nostra natura essenziale, di ciò che è, della vita, dei suoi aspetti più
intimi come dei risvolti estroversi. Siffatta comprensione è un processo,
taluni lo definiscono evento, che genera in primo luogo una netta sensazione
di condivisione.
La separazione psicologica convenzionale tra il nostro io e quello di tutti
gli altri e persino degli oggetti che ci circondano diventa sempre più flebile,
ogni discriminazione irrisoria. Via via che le distinzioni decadono, da
quelle ceneri ri-nasce un individuo nuovo. La definizione individuo
sarà ora solo formale. Dietro l'apparenza della persona rivivrà il suo nucleo
essenziale, le cui origini sono nel tutto, dal tutto stesso discendono e
dipendono, nel tutto si completano e con esso, sicuramente, coincidono.
Quando la sensazione di individualità diverrà meno circoscritta, espandendosi
sino a comprendere via via famiglia, amici e nemici, società, ogni forma
di vita, allora diverrà impossibile concepire la propria fine. Ciò che si
estinguerà saranno le radici della sofferenza, ovvero l'ego e le sue personalità
inappropriate, le espressioni di circostanza, le simulazioni ipocrite, le
imitazioni provvisorie, le apparenze fittizie. Quelle maschere che si sovrappongono
le une alle altre sino oscurare il volto originale, a renderlo impenetrabile
ad ogni sorgente di vita, alla luce. Se la morte sarà impossibile, la vita,
nelle sue innumerevoli e ridondanti manifestazioni avrà una sola possibilità,
rigenerarsi per divenire eterna.
Sopravviveremo a noi stessi? Si, ma solo se la propria consapevolezza si
estenderà oltre la coscienza delle limitazioni individuali relative al corpo
fisico o all'io psicologico per includere le innumerevoli manifestazioni
dell'esistenza sino a riconoscere ed accettare l'ineffabile e inequivocabile
energia che tutto sottende. Il mio insegnante di meditazione riteneva assurdo
concepire le anime, come entità indipendenti e separate.
Le anime sono essenzialmente fenomeni di consapevolezza.
Noi non siamo esseri limitati, bensì parti organiche del tutto, componenti
dell'insieme. Tuttavia la dissoluzione dell'aggregato fisico non comporterà,
subito e necessariamente, il dissolvimento dell'insieme psichico.
I frammenti della nostra attuale personalità, come le idee, non si disperderanno
vanamente. Essi saranno recepiti in un'altra forma-pensiero. Ciò non implica
l'esistenza di una pseudo-entità definita anima che si recherà di qua o
di là secondo criteri prestabiliti, o proseguirà una propria vita autonoma
e indipendente. Affermarlo, così come sostengono taluni culti religiosi,
sarebbe una supposizione priva di riscontri oggettivi. Semmai accadrà che
una parte o tutti gli elementi psichici costituenti una determinata persona
forniranno l'imput per un'altro essere vivente il quale proseguirà così,
e indubbiamente, la vita del suo predecessore.
Quando non vi sarà più ego il nostro piccolo sé (anima,
atman), coinciderà con il Sé universale (Brahman). Alla fin fine persisterà
unicamente la consapevolezza, che da parziale e contingente diverrà globale,
assoluta e illimitata. I nostri pochi e umili pensieri avranno ben poca
importanza allorquando diverremo consapevoli dei pensieri di tutti gli esseri
viventi. E l'individualità avrà un valore relativo, giacché sarà impossibile
stabilirne limiti o confini.
Anche questa volta rispetteremo la nostra modesta consuetudine. Suggeriremo
un'indicazione utile. Una volta fui redarguito per l'insofferenza dimostrata
nell'affrontare degli eventi imprevisti. Il mio maestro mi suggerì di avere
pazienza.
L'esercizio della pazienza non dev'essere un atteggiamento
passivo o indolente, ma costruttivo. Avere pazienza non significa reprimersi,
ma adoperarsi concretamente per superare l'impasse che genera nervosismo
o insofferenza. Colui che si applica al proprio esercizio di meditazione
con una tranquilla e coraggiosa determinazione iniziale vedrà ben presto
schiudersi la porta mentale che conduce alla calma e che suscita, invariabilmente,
tolleranza, equanimità, compassione. Non appena raggiunto uno stato, anche
relativo, di calma, avvalendosi delle medesime parole che la tradizione
attribuisce al Buddha: la vostra meditazione sia come l'acqua; lasciate
che tutti i pensieri e le impressioni che avete nella mente scivolino
via come l'acqua.
Sembrerebbe banale. Chissà quante volte abbiamo letto o sentito affermazioni
simili. Ora, però, c'è una differenza. E' giunto il momento di mettere in
pratica tutti i nostri buoni propositi. Non c'è un istante da perdere. Oppure,
ed è lo stesso, c'è tutto il tempo di questo mondo, tanto quanto ci piacerà
attendere o impiegarne, una vera eternità ...
nick.salius
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