Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Proprio come i fiumi scorrono dall'est e dall'ovest per confluire in
un solo mare, perdendo la loro identità di fiumi separati, così tutti gli
esseri perdono la loro identità separata quando infine si fondono nel puro
Essere.
Chandogya Upanishad
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Anticamente non c'era affatto tutto questo mondo: non c'era il cielo
o lo spazio intermedio, e neppure la terra c'era. Solo l'Assoluto, isolato,
senza inizio e senza fine, privo di un aspetto minuto o grossolano, privo
affatto d'ogni aspetto, impercepibile, sostanziato di conoscenza esisteva
come pura beatitudine.
Avyaktopanişad, 1
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Il maestro è come il cielo. Non cambia mai. Che glie ne importa del mondo
o del suo riflesso?
Che glie ne importa della ricerca, o della fine della ricerca?
Ashtavakra Gita 18:66
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Si narra che Ananda, l'addetto personale del Buddha, ebbe una volta il
desiderio di sottoporsi a un lungo periodo di digiuno. In breve s'indebolì
al punto che non poteva nemmeno sedersi per meditare. Così, infine, il Buddha
gli disse: "Ananda, niente cibo, niente corpo. Niente corpo, niente dharma.
Niente dharma, niente risveglio. Perciò ravvediti e mangia". Questa è la
logica di base degli insegnamenti buddisti e della psicologia buddista.
Possiamo realmente essere decenti e sani sul posto, non con misure estreme,
ma gestendo correttamente la nostra vita e, quindi, coltivando maitri [gentilezza
e amichevolezza verso di sé].
Chögyam Trungpa
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Desiderate sapere com'è il mio corpo? Il mio corpo è come la terra intera.
Desiderate sapere
com'è la mia mente? La mia mente è come lo spazio in sé. Desiderate sapere
com'è la mia
visione? Vedo che non c'è niente da vedere. Desiderate sapere che cosa odo?
Odo l'inaudito. Poiché sono stato vedente e udente, allora perché parlo
dell'inaudito? "Se ascoltate con gli orecchi, alla fine non riuscite a capire;
quando udrete attraverso gli occhi, solo allora comprenderete."
Ssu-hsin
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Così ho udito: "Riguardo ai fattori interni, non vedo nessun altro singolo
fattore come la giusta attenzione che sia così importante nell'addestramento
di un praticante che non abbia ancora raggiunto la meta del cuore, ma sia
intento al suo conseguimento. Il praticante lascia perdere ciò che non è
utile e sviluppa ciò che è utile. La giusta attenzione è la qualità del
praticante in addestramento: nient'altro è così importante per il raggiungimento
dell'obiettivo supremo. Il praticante, con il giusto sforzo, raggiunge la
fine dello sforzo.
Itivuttaka, I, 16
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Quanto sconfinato e libero è il cielo della consapevolezza! Quanto è
luminosa la luna piena di saggezza! in verità, c'è forse qualcosa che manca,
adesso? Il nirvana è proprio qui, davanti ai nostri occhi; questo stesso
posto è la Terra del Loto; questo stesso corpo è il Buddha.
Hakuin Zenji
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«Qual è il senso della vita? È risolvere il problema della nostra esistenza.
Anche se possediamo la natura di buddha, finora abbiamo soltanto brancolato
nel buio. Non essere ostacolati dall'ego né dalla società è, io credo la
vera libertà. Questa libertà è la realizzazione della non-paura».
Kodo Sawaki
Brahman, Tu sei Colui che assume tutte le forme, Tu sei
l'Unico! Tu sei duplice, triplice, sei l'Estensione, la Pace, la Prosperità.
Tu sei l'oggetto del sacrificio e ciò che non è oggetto di sacrificio, tu
sei il dono e ciò che non è donato, il Tutto e la parte, l'universale e
il particolare, il compiuto e ciò che è in potenza. Tu sei immanente e trascendente,
e sei il fine supremo! (Atharvasira Upanisad, III)
Ricomincio con qualche cautela. Chissà cosa cercate, cari lettori del
web. Una formula prodigiosa che risolva le ansie, le incertezze, i dubbi?
Purtroppo non esiste. Oppure, ironia della sorte, essa consiste in uno stratagemma,
una stravagante incoerenza, un'alchimia dello spirito. Ma quale spirito?
La fine dello spirito di ricerca. Se da una parte l'indagine, il predisporsi
ad esplorare, ad accogliere l'incommensurabile, il mistero, sembra comunque
indispensabile, dall'altra la sua conclusione, la fine della ricerca, diventa
l'unico modo per poterla comprendere appieno. Quindi la ricerca è inevitabile,
ma si risolverà solo allorquando colui che cerca non si sarà arreso all'evidenza
dei fatti, della vita. La nostra convinzione di essere unici ed irripetibili
è solo una falsa e illusoria credenza. Noi stessi siamo lo Spirito che ha
assunto temporaneamente le attuali fattezze corporee e le dismetterà come
un abito liso per riassumere ciò che non ha mai perso, ridiventare ciò da
cui non si è giammai discostato, l'energia primeva, la coscienza assoluta.
Messaggio ricevuto il: 10 Novembre 2004
Nome del mittente: visitatore
Oggetto: Turbato dalla fine
Quesito
... anche io ossessionato dalla fine!
A volte guardo il cielo con il massimo dell'attenzione cercando di godermelo
il più possibile, guardo i miei figli e penso quando io non ci sarò più
vicino a loro.
Scusa, se sto scrivendo tutto questo, ma nessuno mai parla di queste cose,
eppure è fondamentale per me. Ciao.
Questo quadro (omissis) rappresenta l'enigma della vita .
Risposta
Innanzitutto grazie per il messaggio. Suppongo che tu ti riferisca ad uno
degli articoli presenti in meditare.it, ma non userei il termine ossessionato.
Vivamente incuriosito sarebbe meglio.
Nell'immagine che gentilmente hai allegato alla tua email vi è un uomo ritratto
di spalle rispetto agli osservatori e che quindi si rivolge, presumibilmente,
alla propria interiorità. Tuttavia in primo piano risalta con molta evidenza
un'enigmatica donna suadente il cui bel volto è ricoperto per metà dai suoi
stessi capelli. In un certo senso l'immagine descrive un percorso interiore
di riscoperta spirituale. Se sei un uomo ti attendi di ritrovare la tua
anima le cui valenze sono, innanzitutto, qualità femminili; mentre se sei
un donna rinverrai l'animus, ovvero la controparte eterica e virile. Da
qualunque posizione si osservi il fenomeno trascendenza rintracceremo sempre
ciò che più ci manca. Ma cos'è che manca? Credi davvero si tratti di certezze,
sicurezze cui appigliarsi? No, infatti sei giunto, presumo spontaneamente,
alla conclusione che l'unica certezza è che non vi siano certezze!
Ci si chiede. E' tutto così vuoto? Dov'è finita la formidabile vita in cui
ci s'identificava sino a qualche tempo fa? Che senso hanno la carriera professionale,
il lavoro, moglie, figli, amici? E' indubbio ch'essi facciano parte di questo
strano si, ma pur sempre splendido, incomprensibile gioco. Tuttavia la vita
non è solo fenomeno esteriore. Per quanto possa sembrare circoscritta, compiuta,
delimitata, essa è intrisa d'energia, d'immensità. Intravederne solo il
lato estrinseco è fuorviante. Sicché se sei, come in effetti mi sembra,
una di quelle persone sensibili e intelligenti che in piena autonomia hanno
rivolto il proprio sguardo sino ai limiti dell'immaginazione, ebbene, forse
dovresti cominciare ad esplorare autonomamente la tua dimensione più intima
e recondita.
Siffatto aspetto della vita si realizza in molti modi che dipendono, essenzialmente,
dalle propensioni individuali. Così come c'è già chi nasce predisposto alla
scienza, alla letteratura, alla metafisica, e quindi diventa un bravo medico,
un'ingegnere, un'ottimo giornalista, oppure un individuo semplice, ma ricco
di molteplici e inesauribili virtù d'operosità e concretezza, le vie per
realizzare la spiritualità sono altrettanto straordinariamente varie. Ci
sono, ad esempio, coloro che prediligono la via del cuore, oppure quella
della chiarezza, dell'equilibrio. Corrispondono, per lo più, alle differenti
tradizioni religiose. Con questo non ti sto suggerendo di aderire incondizionatamente
ad una certa dottrina, ma ti esorto a ricercare, ad esplorare ancora, a
diventare consapevole che la ricerca medesima è il motore immobile del nostro
vero destino.
Quanto accadrà nel prosieguo, cioè dopo il compimento naturale della vita
individuale, è un'incognita che taluni hanno risolto riuscendo a intravedere
la natura – al contempo funzionale ed effimera – del loro ego. Non appena
si sono accorti di non essere solo un semplice ego, ma di comprendere altresì
la molteplicità multiforme dell'intera esistenza, hanno realizzato il sogno
di tutti i ricercatori spirituali del mondo, si sono idealmente ricongiunti
allo spirito assoluto, quello che nelle religioni di matrice orientale viene
indicato come Brahman. Quindi la loro semplice vita si è arricchita di un
ulteriore elemento di soddisfazione e bellezza. La capacità ritrovata di
condividere presenza di spirito, semplicità, solerzia e compassione per
tutte le creature viventi.
Ricevere il tuo messaggio mi ha fatto piacere perchè è stato molto stimolante
ed io utilizzo sovente queste risposte, omettendo ovviamente qualunque riferimento
agli scriventi, per arricchire rapidamente i contenuti del sito. Spero quindi
che in futuro potrò ancora risentirti. Scusa per eventuali errori dovuti
alla fretta.
Quanti tra noi – prima di approdare alla spiritualità e alla meditazione
– si sono cimentati davvero con la metafisica? Numerose distinzioni, quali
ad esempio corpo fisico ed anima, psiche e spirito, ecc., sono utili solo
ad inquadrare i problemi. Ciò che interessa il meditatore non è tanto la
fenomenologia mentale, cioè la coscienza di base, quanto il processo che
porta alla consapevolezza intesa come supercoscienza. La personalità lascia
il tempo che trova. I suoi trastulli sono infiniti e si chiamano giochi
dell'ego che suppone, presuppone, s'identifica, dibatte, ecc., perchè tenta
di perpetrare se stesso in un'interminabile ed inesauribile corsa ad ostacoli.
Ma impedimenti ed intralci non sempre sono davvero reali o funzionali. L'ego
li crea da sé per procrastinare se stesso ed eludere la trascendenza interessandosi
di questioni superflue, allontanandosi, di conseguenza, da tutto ciò che
è qui e ora. L'unico luogo o momento in cui e durante cui possa esprimersi
o esser percepita la Verità, l'essenza della divinità.
Sin qui la mia risposta. Ora, però, una rapida e immodesta conclusione.
Dalla viva incertezza di una vita frenetica vissuta all'insegna del dubbio,
alla determinazione energica e risoluta che scaturisce dal non-luogo profondo
e irriducibile della propria interiorità, il passo è breve. La distanza,
quasi un battito di ciglia. Il premio della pazienza che predomina sull'intolleranza.
Metodica? Questi ritmi non ci consento più pause decenti? Ebbene riconquisteremo
quella distanza osservando con attenzione e incrollabile cipiglio, nascita,
sviluppo, decrescita ed estinzione d'ogni futile nube, l'inconsistenza che
genera, l'oscurità che debella, la chiarezza che ne consegue. Sino a cogliere
lo spensierato, ma sensibile, distacco emotivo offerto, senz'alcuna inverosimile,
impensabile o futuribile contropartita, dalla gioia ... l'unico accadimento
che non si potrà giammai acquistare, la gratuità dell'essere.
nick.salius
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