Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
Ogni realtà è eterna, ogni essenza è così com'è: semplicemente, non cercare
fuori. Se hai una fede profondamente radicata, i buddha sono modi della
tua stessa esperienza; sia che cammini, che stia in piedi, ti sieda oppure
ti corichi, non è mai diverso da così.
Hsuan-sha
§
Una famiglia ricca invitò Ikkyu a un banchetto. Ikkyu vi giunse vestito
da mendicante. L'ospite, non riconoscendolo, lo cacciò via. Ikkyu andò a
casa, si cambiò d'abito, indossando un abito di broccato viola da cerimonia
e ritornò. Questa volta fu accolto con gran rispetto nella sala del banchetto.
Là, si tolse l'abito, lo mise sul cuscino e disse: "Voi avete invitato il
mio abito; quanto a me, mi avete cacciato poco fa". E se ne andò.
Storia zen
§
C'è, o monaci, un non nato, non diveniente, non creato, non composto.
Se ci non fosse questo non nato, non diveniente, non creato, non composto,
non si conoscerebbe il modo di emanciparsi da questo nato, diveniente, creato,
composto. Perciò, o monaci, dato c'è un non nato, non diveniente, non creato,
non composto, si conosce il modo di emanciparsi questo nato, diveniente,
creato, composto.
Udana, VIII, 3, "Nibbanasutta"
§
Tu sei sempre la stessa incommensurabile consapevolezza, illimitata e
libera, serena e imperturbata. Desidera soltanto la tua propria consapevolezza.
Ashtavakra Gita 1:17
§
Non si esalti la propria fede e si biasimi l'altrui; agendo così si onora
la propria fede e si benefica l'altrui. Agendo diversamente, si offende
la propria fede e si ingiuria l'altrui.
Ashoka 269 - 232 a.C.
§
Il Buddha Shakyamuni disse: "Non giudicare gli altri; giudica soltanto
te stesso". Quelli che ti appaiono come difetti altrui possono essere, in
realtà, proiezioni delle tue stesse afflizioni emotive.
Geshe Ngawang Dhargyey, in "Consigli di un amico spirituale"
§
Noi siamo ciò che i nostri pensieri ci hanno reso; perciò sta' attento
a ciò che pensi. Le parole sono secondarie. I pensieri vivono e vanno lontano.
Swami Vivekananda
§
Non c'è altro compito oltre al conoscere il proprio volto originale.
Questa si chiama indipendenza: lo spirito è chiaro e libero. Se dite che
c'è una certa particolare dottrina o patriarcato, sarete completamente truffati.
Guardate soltanto nel vostro cuore: c'è una chiarezza trascendentale. Semplicemente
non intrattenete avarizia e nessuna dipendenza e immediatamente raggiungerete
la certezza.
Yen-t'ou
Che cosa è meglio, fingere ed autoconvincersi di amarsi
l'un l'altro o divenire consapevoli che la vita è amore?
Ora effettueremo delle modeste precisazioni. Le prime, di carattere generale,
riguarderanno le finalità del nostro percorso. Con le seconde ne illustreremo
più chiaramente le basi essenziali. Infine esporremmo qualche cenno riguardo
la tradizione.
Seguire un percorso di meditazione non significa acquisire nuove nozioni.
Oppure abituarsi a riflettere, concentrarsi, contemplare. Non significa
nemmeno osservare i pensieri per tranquillizzare la mente, cogliere le pause
di silenzio tra un pensiero e l'altro, gli ambiti di cielo sereno oltre
i flussi e riflussi delle nubi pensiero.
Seguire un percorso di meditazione non è prepararsi a saltare nell'insondabile,
predisporsi ad accettare l'inconoscibile, bensì abituarsi a pensare autonomamente
e non a recepire e subire come automi; aprirsi al pensiero creativo, alla
vita, alla compassione.
Questo percorso di meditazione non è dissimile dalla sua mèta. Viaggio e
mèta coincidono. Di più, è il viaggio stesso a creare e ricreare la propria
meta.
Siamo dunque propensi a produrre pensiero? A tacitarlo quando inutile o
futile, tranquillizzare la mente distogliendo l'attenzione dalla routine
per rivolgerla alle varie possibilità di relax creativo?
Ovviamente c'è sempre il rischio d'identificarsi con le proprie realizzazioni,
estro, fantasia, inventiva. Quindi nulla di più utile che rimanere sempre
consapevoli delle proprie predisposizioni e preferenze.
Il titolo che è stato dato al sito, cioè "Meditazione nel Web", potrebbe
sembrare un poco enfatico. Ma in tal modo s'intendono sottolinearne gli
aspetti informativi.
La meditazione è un evento, una circostanza che nasce, sempre e comunque,
dalla consapevolezza della propria natura intrinseca in rapporto con la
realtà.
La meditazione non è un'esperienza metafisica, ma di libertà. Essa nasce
e si sviluppa con la capacità soggettiva di riconoscere le illusioni come
illusioni e le fantasie come fantasie.
Per quanto le religioni – lo ammettano esplicitamente o meno – rincorrano
sempre la dimensione della meditazione, essa non appartiene a nessuna tradizione
religiosa in particolare. Oppure, ed è lo stesso, ne è la fonte, l'origine
primeva.
Se dovessimo dare una definizione più precisa potremmo dire che la meditazione
è spiritualità in itinere, religiosità allo stato puro, che non proietta
e non separa, rifuggendo comunque dalle suggestioni populistiche e visionarie
degli speculatori dello spirito.
La meditazione non è mistero e non è al di là della ragione. I suoi esordi
sono, spesso, il silenzio di una calma soffusa che si espande, rinnova e
vivacizza le proprie capacità cognitive. Tale processo, che ha un inizio,
ma nessuna fine, è il rutilante sfavillio d'un relax spensierato e festante
che ci permette d'intuire il nocciolo fondamentale della vita. L'amore intrinseco
che tutto coglie, coinvolge e pervade, Dio, il, Brahman, l'essenza stessa
dell'universo sensibile.
La meditazione non ci prescrive come vivere la propria esistenza, ma come
comprendere a fondo noi stessi e, quindi, il mondo in cui viviamo. Il "come"
vivere sarà una conseguenza spontanea della comprensione medesima.
Un esempio. Affinché la non-violenza possa esprimersi senza impedimenti
nella nostra vita e divenire reciprocità, compassione o amore per il prossimo
e non torbida simulazione, essa deve essere il risultato di una saggezza
che si raggiunge con la libertà e non il prodotto della cieca adesione ad
una norma, ad una prescrizione.
Leggi ciò che segue ricordando che, nel caso specifico, sia quando si
parla di "Attenzione" che di "contemplazione del corpo nel corpo" si fa
riferimento all'Attenzione sulla respirazione (Anapana-sati).
"- Io proteggerò me stesso. - Con questo pensiero
debbono essere coltivate le Applicazioni dell'Attenzione. - Io proteggerò
gli altri. - Con questo pensiero debbono essere coltivate le Applicazioni
dell'Attenzione. Proteggendo sé stessi si proteggono gli altri; proteggendo
gli altri, si protegge sé stessi.
E come si proteggono gli altri proteggendo sé stessi? Per mezzo di una pratica
continuata dell'Attenzione, con il suo sviluppo meditativo e occupandosi
frequentemente di questa.
E come si protegge sé stessi proteggendo gli altri? Con la pazienza, con
la non-violenza, con la benevolenza e con la compassione". (Samyutta-Nikaya
47, 19)
L'attenzione è osservazione minuziosa delle proprie azioni nello stesso
momento in cui si compiono. Dapprincipio colui che osserva diventa tutt'uno
con le proprie azioni. La nuda attenzione produce una chiara comprensione
dei fenomeni osservati che a sua volta genera consapevolezza.
"Perciò, Ananda, siate un'isola a voi stessi. Siate
un rifugio a voi stessi. Non ricorrete voi stessi ad alcun rifugio esterno.
La verità (Dhamma) sia la vostra isola, la verità il vostro rifugio. Non
usate altro rifugio.
E come può essere fatto questo?
Così, Ananda, un monaco dimora contemplando il corpo nel corpo - contemplando
le sensazioni nelle sensazioni - contemplando la coscienza nella coscienza
- contemplando le formazioni mentali nelle formazioni mentali - comprendendo
chiaramente e attentamente, avendo superato le bramosie e gli scoraggiamenti
del mondo.
Attenzione è altresì osservazione delle proprie sensazioni, dei pensieri,
delle emozioni, astenendosi dall'esprimere giudizi in merito. Evitando accuratamente
di qualificare o classificare alcunché influenzati da pregiudizi aleatori
e da falsi preconcetti.
E coloro, Ananda, che sia ora che dopo la mia morte,
saranno un'isola a sé stessi, che non ricorreranno ad alcun rifugio esterno,
ma si terranno saldamente fermi alla verità come isola e come rifugio, -
essi, o Ananda, tra i miei monaci, raggiungeranno il culmine massimo - ma
essi dovranno essere ansiosi di apprendere". (Maha-parinibbana-sutta)
Quale verità, quella del proprio cuore, o della mente? Verità non è un termine
fittizio, surreale. Essa corrisponde ai fatti concreti della vita. A volte
può essere così profonda o poco evidente da sembrare enigmatica. In realtà
si trova appena dietro l'angolo, al crocevia tra immaginazione e realtà.
Sii più consapevole e non potrai fare a meno di diventare, nel contempo,
spontaneo, creativo, disciplinato e ordinato.
Se cerchi la divinità dentro di te stai pur certo ch'essa dimorerà fuori.
E se eserciti un autocontrollo eccessivo o repressivo, assieme alle pulsioni
distruttive emargini anche la creatività. Quindi io ritengo che la Via di
mezzo, che consiste nella ricerca dell'equilibrio e non nell'equilibrio
in senso assoluto, sia il modo migliore per concepire, costruire e vivere
un mondo più giusto ed armonioso.
nick.salius
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