
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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La vera via circola dappertutto: perché percorrerla? L'insegnamento essenziale
è tutto a portata di mano: perché sforzarsi di raggiungerlo? Per di più,
tutto lo specchio è libero dalla polvere: perché accingersi a lucidarlo?
Niente è separato da questo stesso luogo: perché mettersi in viaggio?
Dogen (1200-1253)
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Se incontri per via un maestro di scherma, puoi dargli la tua spada;
se incontri un poeta, puoi offrirgli la tua poesia. Ma quando incontri altra
gente, di' soltanto una parte di quel che intendi: non dar mai via tutto
subito.
Mu-mon (1228)
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Centomila mondi sono fiori nel cielo, una singola mente-corpo è un chiaro
di luna nell'acqua; una volta che la furbizia finisce e l'informazione s'arresta,
in quel momento non c'è posto per il pensiero.
Han-Shan Te-Ch'ing, in "Le nubi dovrebbero conoscermi, ormai"
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Lo Zen è il tuo volto originale; non c'è uno Zen speciale da studiare
oltre questo. E non c'è nemmeno niente da vedere o da sentire: la totalità
del vedere e del sentire è Zen; al di fuori dello Zen non si trova nessun
altro vedere o sentire.
Ming-pen
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Ciò che è essenziale nel buddismo si basa sulla chiarezza mentale. Se
vuoi che la tua mente sia chiara, è importante mettere da parte le opinioni.
Se non sospendi le opinioni, c'è confusione tra giusto e sbagliato; se la
mente non è chiara, realtà e illusione si mescolano. Se lasci perdere le
opinioni e chiarifichi la mente, allora realtà e illusione sono entrambe
vuote, giusto e sbagliato non sussistono più.
Hsueh-Yen
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Esiste, o monaci, un non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato.
Se non ci fosse questo non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato,
non si potrebbe scorgere via di scampo dal nato, evoluto, fatto, condizionato.
Ma poiché, invece, c'è un non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato,
si scorge una via di scampo dal nato, diventato, fatto, condizionato.
Itivuttaka, 43
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Io sono l'oceano infinito. Quando si generano i pensieri, il vento soffia
e, come onde, mille mondi sorgono. Ma quando il vento cade, il commerciante
affonda con la sua nave. Sull'oceano infinito del mio essere le onde del
pensiero nascono e muoiono. E tutti i mondi con loro.
Ashtavakra Gita 7:1-2
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Ho insegnato la legge della realtà senza fare alcuna distinzione fra
insegnamento esoterico ed exoterico. Perché, per rispetto della verità,
Ananda, non dev'esserci una cosa come il "pugno chiuso" del maestro, che
occulta certe conoscenze essenziali all'allievo.
Mahaparinibbanasutta, DN XVI,32
Voi tutti che cercate la Via, per favore adesso non sprecate
questo momento. (Adagio zen)
Cos'è un percorso spirituale? Una Via di conoscenza alternativa e più
approfondita? No, non si tratta dell'accumulo di maggior sapere, dell'assimilazione
di ulteriori o più qualificate nozioni. Un percorso spirituale è una via
di comprensione, che è azione. Non v'è distanza o differenza tra il comprendere
e l'agire. Tra l'intendere e il procedere coerentemente c'è simultaneità.
La meditazione, che non è una scelta di vita, ma il dispiegarsi e dipanarsi
consapevole della vita medesima, ci aiuta semplicemente a divenire spiritualmente
indipendenti senza il bisogno di appigliarsi a nulla che non sia amorevolezza,
giustizia, consapevolezza, compassione, verità ...
Prendendo spunto da un breve quesito tentiamo di esaminare l'argomento "percorsi
spirituali".
Messaggio ricevuto il: 23-10-2005
Nome del mittente: Adolfo
Oggetto: Come regolarsi?
Quesito
Buongiorno, complimenti e ringraziamenti per l'opportunità che offre il
sito.
Ho cominciato a leggere questo percorso e mi è sorto un dubbio: la mia domanda
è se bisogna seguire il percorso sistematicamente, cioè leggendo totalmente
quanto è contenuto in ogni pagina, oppure la lettura prima deve essere generale
e poi approfondita?
Per iniziare la meditazione si debbono rispettare dei tempi? Oppure è un
fatto soggettivo?
Un grazie di cuore.
Risposta
Gent.mo Adolfo, questo percorso non è un insegnamento sistematico, ma si
tratta di riflessioni culturali prevalentemente speculative mirate a suscitare
la giusta curiosità intellettuale per approfondire, eventualmente e successivamente,
con testi più specifici. La sperimentazione è soggettiva e la via da seguire
andrebbe individuata da sé. Fermo restando un ragionevole grado di attenzione
e discriminazione per evitare di cadere nei tranelli del "mercato spirituale".
Queste pagine sono un'occasione gratuita, com'è lo spirito del sito meditare.it,
per spingersi a ragionare autonomamente anche su temi spirituali. Infatti
non parliamo di religioni, ma più che altro di religiosità e spiritualità.
La meta di questo percorso potrebbe essere spiegata nel desiderio di prendere
per mano, nei limiti del possibile, la propria vita e tentare di divenire
così profondi da riuscire a vivere l'apparente superficialità quotidiana
come un gioco per affermarsi al meglio di quanto la natura non ci abbia
già generosamente e spontaneamente offerto o benevolmente elargito.
Termini come amore o compassione, di cui tanto spesso si abusa, indicano
circostanze che devono nascere preferibilmente dal contatto con la propria
interiorità e non a seguito di una scelta preordinata e predeterminata che
spesso suscita solo confusione ed ipocrisia. D'altra parte siamo convinti
che il miglior metodo per avvicinarsi alla "verità" sia la sincerità, sia
con se stessi che con gli altri.
Non pretendiamo di essere necessariamente nel giusto e siamo disposti a
cambiare opinione qualora le circostanze lo dimostrino utile, opportuno
o indispensabile.
Per quanto riguarda la meditazione dovresti considerare i nostri articoli
come occasioni introduttive e spunti per comprendere meglio gli argomenti
trattati, ma che di per sé non sono attualmente abbastanza esaustivi da
poterli ritenere vademecum per meditare. La meditazione non andrebbe considerata
alla stregua di una tecnica, ma di un approccio spirituale alla quotidianità.
Quindi, ben lungi dal potersi ritenere una sorta di contemplazione filosofica
o un orientamento teologico, essa indica i criteri, individuati e descritti
dai maestri spirituali più noti, ivi compresi i capostipiti delle religioni
organizzate sin qui conosciute, per consentire lo schiudersi dell'essenza
e della trascendenza in questa umile esistenza, così irrisa e sovente dileggiata,
quanto già compiuta.
I criteri della meditazione, cui accennavo, sono in prevalenza: lo spirito
positivo risvegliato da una giusta attenzione al momento presente; una presenza
di spirito vieppiù naturale quanto pratica; una disponibilità ad ascoltare,
osservare, ragionare autonomamente, apprezzare la quiete o la solitudine
interiore quanto lo slancio effervescente della nostra rumorosa società
industrializzata; la possibilità di vivere qui e ora senza attendersi null'altro
che l'istante, la congiuntura, la pienezza della circostanza attuale.
Riusciremo a vivere con gioia? Il nostro cammino richiede, comunque, dedizione.
Spero di essere stato sufficientemente esauriente. Mi scuso per eventuali
errori dovuti alla rapidità della risposta che adopererò, omettendo i tuoi
dati – che saranno comunque cancellati – per un breve e semplice prossimo
articolo.
Chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare? Siamo pellegrini nel
migliore dei mondi possibili! Piccole onde, modeste increspature di un incommensurabile
oceano di saggezza dal nome Vita che non si recano da nessuna parte, forse
solo dove le porta il vento.
Una moltitudine di persone addormentate che vivono, inebetite e piangenti
o meste, i loro dolci sogni e fuggono, fuggono da se stesse per andare incontro
al mondo ed evitare l'unico appuntamento che forse avrebbe loro giovato,
l'incontro con la propria interiorità.
Ma c'è tristezza, sofferenza, disperazione, dolore! Si, ma chi soffre? Chi
è che si dispera? Dov'è colui che si duole? Se esiste la sofferenza v'è
pure chi l'osserva, la percepisce, in un certo senso la subisce. Tuttavia
egli non è affatto questo stesso dolore, altrimenti non sarebbe stato capace
nemmeno di descriverlo. E se non è questo dolore che rimane? Il testimone,
il nucleo ... di un tutto-nulla che tace, si dispiega, si dilania, non comprende
e ancora dubita finché non s'arrende all'evidenza. Non c'è nulla da comprendere.
Si tratta solo di recitare il proprio ruolo rammentando che è pur sempre
una rappresentazione; l'espressione ed esecuzione di un canto, la melodia
della vita.
La meditazione diventa proficua quando si comprende
che per rilassarsi è necessario non scegliere. Osservare tutto ciò che si
presenta, ad esempio il respiro, ma senza scegliere. Astenersi dal privilegiare,
propendere o immaginare la felicità. Altrimenti la sofferenza sarebbe, comunque,
dietro l'angolo. In periferia si avvicendano di continuo le più svariate
circostanze, pensieri di ogni genere, ma il testimone, colui che osserva
lo svolgersi cronologico degli eventi, rimane imperturbato. Egli sa di essere
sia questo che quello, ma di fatto non s'identifica con nulla che non sia
se stesso, il proprio centro.
Quando si riesce a pazientare senza scegliere si schiude la verità del presente.
La consapevolezza dell'istante rivela l'origine atemporale e incommensurabile
di un minuscolo frammento d'eternità.
La mente diventa ciò che pensa e può creare qualsiasi cosa, qualunque
illusione, ovvero parvenza di realizzazione, ma pure difficoltà. Quindi
se si pensa o crede che la via sia difficoltosa riusciremo a intravedere
e quindi a incontrare solo difficoltà. Non è che la via divenga più ardua.
La via di per sé rimarrà sempre la stessa, ma noi ne coglieremo in prevalenza
i lati più negativi. Sarebbe come percorrere una strada accidentata e subirne
tutte le buche.
Con ciò non voglio dire che la via spirituale sia semplice, tutt'altro,
ma se riteniamo il suo percorso arduo allora lo sarà senz'altro.
nick.salius
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