
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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In questo momento, c'è qualcosa che manca? Il Nirvana è proprio qui,
ora, davanti ai nostri occhi. Questo posto è la terra del Loto. Adesso questo
corpo è il Buddha.
Hakuin
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La gente suppone erroneamente che il pensiero sia prodotto dalla testa;
in realtà è prodotto dal cuore che prima detta la conclusione, poi comanda
alla testa di fornire il ragionamento che la sosterrà.
Anthony de Mello
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«Non esistono tante verità differenti, eterne nel mondo, fuori della
coscienza. Ma poiché hanno costruito i loro ragionamenti su delle teorie,
proclamano un duplice Dhamma: "Questo è vero, questo è falso"».
Sutta Nipâta, 886
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Là, dove l'acqua, la terra, il fuoco e il vento non hanno fondamento,
dove le stelle non brillano, dove il sole non si vede, la luna non compare
e non si conosce il buio. Allorché il saggio, il brahmana, con sagacia ha
fatto quest'esperienza di prima mano, allora è libero dalla forma e dal
senza forma, dal piacere e dal dolore.
Udana, I, 10
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Se pensi d'esser libero, sei libero; se pensi d'esser limitato, sei limitato.
Perché è vero il detto: sei ciò che pensi.
Ashtavakra Gita I, 11
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La felicità non si trova con la forza di volontà e l'impegno militante,
ma è già presente nel rilassamento aperto e nel lasciar andare.
Guendune Rinpoche
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Chiesero a Tung-shan: "Se la mente normale è la via, che cos'è la mente
normale?"
Rispose: "Non raccogliere cose per la strada."
"Insegnamenti zen" a cura di Thomas Cleary
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La mente è un televisore con migliaia di canali. Scelgo un mondo tranquillo
e calmo per rinnovare sempre la mia gioia.
Thich Nhat Hanh
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Nessuno può morire. Nessuno può essere degradato per sempre. La vita
non è che un campo da gioco, per quanto sporco possa essere il gioco. Per
quanti colpi possiamo ricevere e per quanto sconfitti possiamo essere, la
nostra vera natura non ne viene mai danneggiata. Noi siamo
quell'infinito.
Vivekananda
Che s'intende per vita "oltre la vita"? Dal quesito di un
cortese visitatore che s'interroga sul mistero del culmine esistenziale,
alcune considerazioni sulla scia d'una flebile traccia. Nient'altro che
piccoli ulteriori passi verso l'evidenza ...
Contemplare l'evanescenza della vita equivale a riflettere sulla propria
caducità. La consapevolezza di siffatta precarietà ne disvela la natura
più intima. Un'osservazione puntuale condotta senza tentennamenti constata,
innanzitutto, la sofferenza, le cui cause basilari sono indubbiamente
le smanie egoistiche, gli appigli, le identificazioni.
L'ego che di volta in volta si sente tediato, maltrattato, incalzato, ferito,
talora persino vessato, cincischia, simula indifferenza, sobrietà. Si trasforma,
suo malgrado, in una dispositivo insincero e convenzionalista che per non
cadere nell'oblio e non essere dimenticato è disposto a qualunque sacrificio.
Spesso e volentieri è stimolato da pulsioni egemoniche, tenta di predominare.
Ma la "conoscenza", che non è necessariamente "sapere", bensì "comprensione",
è la chiave di volta per capire le cause della sofferenza, ossia le distorsioni
– spirituali – dell'ego. Siffatta conoscenza, preludio di buonsenso e discernimento,
sopraggiunge unicamente nel proprio presente. Il suo solo albeggiare dipana
l'intrico d'ogni matassa, trasforma l'incubo del tramonto nel suo imprescindibile
complemento, la saggezza di una nuova aurora.
L'attimo fuggente ci coglie sempre impreparati. Sicché riceverlo dignitosamente
diventa un compito quasi impossibile. Ma cos'è l'attimo fuggente, un istante
specifico, o la nostalgia d'una rimembranza? Quando ce ne avvediamo, oppure
tentiamo di carpirlo, è già trascorso.
Messaggio ricevuto il: 10-11-06
Nome del mittente: Andrea
Oggetto: rinnovamento
Quesito
Ciao, ogni tanto rileggo i tuoi articoli per ravvivare le mie idee sul mondo
della meditazione, perché nelle tue parole ritrovo l'essenza e la semplicità
dei metodi che inevitabilmente, col passare del tempo, tendo a elaborare
e complicare inutilmente.
Oggi, però, ho trovato quei brani riguardanti la morte. La scomparsa di
persone care è un fatto talmente sconvolgente che non riesco ancora a trovare
la prospettiva mentale giusta per mantenere un certo distacco. Ok, non si
muore e non si nasce, ma in fondo in fondo, che uno di noi sia ateo, cristiano,
o buddista, quell'essere umano non lo si rivedrà più; i suoi discorsi, la
sua voce, la sua gioia – almeno apparente – o il sorriso, rimarranno per
sempre nel passato, mentre "qui e ora" mancheranno, e molto. Come ci si
può separare da tutto ciò?
Se ho ben compreso l'ottica buddista, fino a quando una persona non raggiunge
il nirvana, avvinto dai desideri, rimane coinvolto nel ciclo di successive
e consequenziali rinascite. Bene, ciò significa che anche noi rivivremo
inconsciamente nel corpo di un'altra persona – come, ad esempio, nel caso
dei Lama tibetani – o questa situazione è riservata solo ai maestri che
hanno il compito di guidare ancora verso la Verità?
E nel caso il defunto si sia suicidato? Trattandosi di un desiderio sicuramente
negativo, come si ripercuote dopo il trapasso?
Per ultima una domanda un po' sciocca, ma ispirata da un commento provocatorio
di un conoscente: se l'intento buddista di condurre l'umanità all'illuminazione
infrangendo il ciclo del Samsara dovesse concretizzarsi, alla fine non ci
sarebbero più rinascite! Troppa logica? Una risposta alla Sant'Agostino
mi avrebbe fatto sicuramente comodo! :-)
Grazie ancora per le tue opinioni. Cari saluti, Andrea.
Risposta
Ciao Andrea, leggendo le tue considerazioni mi sono sentito sinceramente
rinfrancato. Anch'io mi sono posto gli stessi quesiti tentando di darmi
risposte che, di volta in volta, mi sembrassero vagamente soddisfacenti,
o coerenti, magari credibili, poi con una parvenza di razionalità, per ritornare
infine alla stessa domanda da cui ero partito.
Secondo un luogo comune oramai piuttosto diffuso, quando non si riesce a
trarsi d'impaccio si afferma che la risposta è implicita alla domanda. Come
ci si può distaccare dalle sofferenze psicologiche nel qui e ora? Qui e
ora, la dimensione dell'eterno presente, non è un semplice concetto intellettuale,
ma una sorta di realizzazione spirituale che si consegue o riscopre, secondo
le proprie propensioni, con la preghiera come con la meditazione. Naturalmente
non penso che queste pratiche debbano essere necessariamente formali. Ho
conosciuto, ad esempio, individui che si dedicavano così gioiosamente ai
loro impegni d'aver trasformato un quasi banale lavoro in un'esclusiva e
peculiare meditazione.
Hic et Nunc, Qui e Ora, è forse l'attimo fuggente? L'intuizione fugace d'una
possibile o ricorrente opportunità esistenziale? No, è uno stato d'animo
riconoscibile da calma, ma non quiescenza – silenzio che scaturisce da un'interiorità
tranquilla come dal frenetico mondo circostante – le cui prime avvisaglie
si riconoscono, per lo più, in una disposizione genericamente concentrata
e al contempo disponibile e aperta. Un'inclinazione pronta ad espandersi
gradualmente in tutte le dimensioni della vita ordinaria. Non si tratta,
quindi, di un distacco, ma di rinnovata fiducia, in se stessi, nella vita,
o se lo credi in Dio.
Qui e ora condividerai senz'altro i dispiaceri e le gioie comuni a tutte
le persone, ma li vivrai come colui che osservando un paesaggio dalla finestra
della propria stanza non ne dimentica la cornice, il riquadro che circoscrive
il telaio dell'infisso, al di là del quale il mondo reale rimane sempre
identico a se stesso. Comprenderai come in effetti siano principalmente
le nostre proiezioni a renderlo, di volta in volta, più o meno spiacevole,
accettabile, plausibile, fantastico ...
Rielaboriamo il tuo quesito concernente la sofferenza
causata dal distacco. La domanda, potrebbe esser formulata altrimenti: come
si fa a vivere un rapporto evoluto? Come funziona una più alta forma d'innamoramento?
Dov'è il confine tra coinvolgimento e distacco? E' veramente possibile amare
una persona senza sentirne il desiderio? Con un distacco tale da essere
disposto potenzialmente a perderla in ogni momento?
Accenno una risposta. E' come respirare. Tu non puoi inspirare in eterno.
Prima o poi dovrai espirare e reiterare il processo. Quindi ci si avvicina,
ci si ama e poi allontana. Talvolta per poche ore, tal'altra per anni o
persino vite.
In un certo senso mi piacerebbe tranquillizzarti. L'impermanenza che hai
testé menzionato non implica necessariamente l'inesistenza di un eventuale
stato animico. Solo che anch'esso sarebbe comunque un aggregato contingente
e limitato. Forse, posticipare, concedersi un'ulteriore dilazione prima
di comprendere, o accettare ... che non v'è nulla da comprendere se non
la propria riluttanza a cavalcare l'onda della conoscenza. A lasciarsi trasportare
sino a capire che quell'onda siamo noi. Ma che la cresta spumeggiante sarà
comunque riassorbita in ciò ch'è sempre stata, ma aveva, piuttosto ingenuamente,
forse dimenticato.
La vita è rigenerazione continua, sempre e solo
rinnovamento. Chi si ferma è perduto. Abbandonare il gioco deliberatamente
equivale ad allontanarsene senza averne ricevuto alcun beneficio. Chi non
riesce a condurre gioiosamente quest'incantevole quotidianità, chi
sentendosi piegato o sottomesso diviene rinunciatario prim'ancora di esplorare
in pieno le potenzialità che la natura o Dio gli hanno offerto, è già sconfitto.
Come potrà sperare di risolvere la propria insoddisfazione in futuro se
non è stato capace di adattarsi, innanzitutto, a questa stessa semplice
e favorevole esistenza? Certo, i pericoli di essere fuorviati da falsi miti
o ingannevoli credenze ideologiche persistono sempre. Ma chi non realizza
il chiarore dell'incommensurabile ora si addormenterà senza nemmeno riuscire
ad accorgersi che oltre la vita c'è solo e ancora vita!
Grazie per la visita ed il messaggio.
Per conseguire o raggiungere quella che viene definita sospensione della
mente si segue un determinato processo. In pratiche le otto fasi dello Yoga
che hanno una certa affinità con l'ottuplice cammino buddhista.
Il risultato pratico è un conseguimento graduale, la progressiva consapevolezza
della propria natura essenziale. Da questa
consapevolezza deriva, attenzione
perché questa è la domanda che in molti si pongono, un distacco via via
più accentuato dalle problematiche esistenziali, le quali, però, non vengono
negate o relegate. Accade, semplicemente, di non sentirsi più identificati
o emotivamente coinvolti come prima.
Si studia, si lavora, si pagano le tasse, ma la distanza tra noi e siffatti
avvenimenti diventa elastica. Si perviene, cioè, ad un nuovo imprevisto
equilibrio. Quindi ci si rallegra del poco quanto del molto e tutta la vita
diventa una magnifica poesia senza parole, una silente musica priva di note.
Ci troviamo al cospetto di un disegno che non riusciamo a comprendere.
Tuttavia non è il caso di parlare di misteri inintelligibili, ma solo di
circostanze che ancora, sia per ignoranza scientifica che inconsapevolezza,
non riusciamo a comprendere.
Si potrebbe, pure, osservare che le presunte leggi universali scoperte dagli
umani non sono altro che la nostra interpretazione di ciò che è, condizionata
dalle facoltà percettive ed interpretative di cui disponiamo. Invece, generalizzare
equivale a mistificare. Mentre propagandare verità relative e spacciarle
come assolute è
mentire. Tranne il caso, ovviamente, di poeti, mistici o affini.
Il suggerimento meditativo che sottende alle riflessioni testé formulate
è il seguente: quando gli impegni te lo consentono fermati
un po', dimora nel non-sapere .... l'esistenza si prenderà comunque cura
di te. Forse non lo sta già facendo? Ciò ti avvicinerà a intuire
l'adesso, l'istante senza tempo, che di per sé non può essere afferrato
volontariamente, ma predisporsi a viverlo. Non precludiamo ogni porta. Lasciamo
aperte, per lo meno, quelle interiori, o dall'alto ...
Grazie a tutti per la cortese attenzione.
05-05-07 - nick.salius
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