
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Come una scimmia che corre per la foresta s'afferra a un ramo e lo lascia
andare per afferrarne un altro, così nello stesso modo ciò che chiamiamo
"mente" e "mentalità" e "coscienza" sorge come una cosa e cessa come un'altra
cosa, giorno e notte.
Samyutta Nikaya
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Che egli si muova o stia fermo, che stia seduto oppure si giaccia, quando
raccoglie in sé lo spirito, egli procede verso la pace.
Itivuttaka, 86
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Non appigliarti alla tua stessa comprensione. Anche se capisci qualcosa,
dovresti chiederti se possa esserci qualcosa che ancora non hai risolto
del tutto, o se possa esserci un altro significato, ancora più profondo.
Dogen
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Il Brahman crea il gioco della vita frantumandosi in parti, che subiscono
la trasformazione e l'estinzione. Tuttavia, in quanto Brahman, mentre interpreta
tutti i ruoli richiesti dal gioco, rimane ugualmente sempre esente dal gioco
ed intatto.
Abhinavagupta
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Luminosa è questa mente, brillante e lucida, ma è tinta dalle passioni
che la visitano. Questo è ciò che gli ignoranti in verità non comprendono
e così non coltivano la mente. Luminosa è questa mente, brillante e lucida,
ed è libera dalle passioni che la visitano. Questo è ciò che i nobili seguaci
in verità comprendono; perciò coltivano la mente.
Anguttara Nikaya
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Se l'occhio non dorme mai, tutti i sogni cesseranno naturalmente. Se
la mente non fa distinzioni, le diecimila cose sono come sono: una singola
essenza. Capire il mistero di quest'unica essenza è essere liberati da tutti
gli appigli. Quando tutte le cose sono viste equanimemente, si raggiunge
l'esssenza del sé senza tempo. Non ci sono confronti o analogie possibili
per questo stato non causato e privo di relazioni.
Seng-Tsan
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Pensa soltanto agli alberi, che lasciano che gli uccelli facciano i nidi
e volino via, senza alcuna intenzione di chiamarli quando vengono e nessun
desiderio che tornino quando volano via. Se i cuori delle persone potessero
essere come gli alberi, non sarebbero lontani dalla legge della realtà.
Langya Jiao
Se desideri conoscere il regno della buddità, devi rendere
la tua mente chiara come lo spazio vuoto. Lascia andare il pensiero falso
e ripetitivo, facendo in modo che la tua mente non ne sia ostacolata dovunque
si possa volgere. Il regno della buddità non è un certo mondo esterno in
cui c'è un buddha formale; è il regno della saggezza di un saggio auto-risvegliato.
Ta-hui (1088-1163)
Cos'è la natura buddhica? E' la natura essenziale, che non è "nostra",
ma appartiene agli esseri senzienti in quanto tali. C'è chi l'ignora, chi
l'intuisce, poi la percepisce e infine chi la realizza, cioè ne fa esperienza.
Se pensi che la natura buddhica sia dentro di te, allora sarà fuori; se
credi che sia un Dio esterno cui possa rivolgerti, allora sarà dentro. In
effetti la natura buddhica è qui e ora, ma ben oltre la dimensione temporale.
Come, ad esempio, nella svolta tra un respiro e l'altro e nel silenzio che
ne consegue.
Un momento, così facendo non ho descritto altro che il Brahman, la natura
ultima, l'assoluto. La natura ultima? E se la natura ultima stesse anch'essa
crescendo, cioè trasformandosi, sviluppandosi, evolvendosi? L'Uno non è
statico, è un flusso dinamico. L'Uno è la sommatoria di ciò che è, pertanto
ha sia scopi che non-scopi ....
La natura ultima non è altro che un modo d'indicare l'inconcepibile, ma
in quanto tale non è misurabile, e non essendo misurabile non si può descrivere
come un'entità esatta. Forse è come il concetto d'infinito, cui ci si può
approssimare, ma non commisurare.
Qual'é dunque il rapporto tra la meditazione e il riconoscimento della propria
natura buddhica?
La meditazione si situa ad un livello diverso, non si
tratta di un grado di comprensione, ma di accettazione della vita, istante
per istante, di ciò che è; e non secondo quello che si vorrebbe che fosse;
o si presume, o si deduce, o si stabilisce a priori ....
E proprio questo il problema di coloro che tentano di sminuirla, denigrarla,
ecc. Si può parlare come meglio si crede di non-dualità, assoluto, permanenza,
impermanenza, ma sono tutte speculazioni del pensiero.
Al contrario la meditazione comincia laddove il pensiero
si tranquillizza spontaneamente per lasciare intravedere, al di là dei fiori
del bene e del male, la bellezza di equanimità e compassione; per riuscire
a scorgere l'essenzialità della propria luminosa peculiarità inerente, la
natura buddhica.
Per quanto possiamo credere o illuderci di progredire in realtà non ci
siamo mossi nemmeno di un millimetro. D'altra parte, dov'è che si dovrebbe
andare, cos'è che bisognerebbe raggiungere e com'è che dovremmo diventare
se non essere consapevoli che non v'è luogo o trasformazione, né tanto meno
certezza esterna al di fuori del mitico tempio interiore?
Ma questi, a sua volta, non è un luogo che può essere raggiunto o visitato
chiudendo gli occhi, perscrutando se stessi con un inutile quanto vago approccio
introspettivo.
Un modo è osservare il respiro. Pazientare che si calmi da sé in modo da
coglier le pause di pensiero, l'implicita quiete, il silenzio. E con ciò?
Il buio è pesto, le voci tacciono, l'usuale tramestio è lontano, di gran
lunga attenuato. Ma un'aurora di luce soffusa è in procinto di sorgere.
La quiete diventa percezione armonica. Aprirai gli occhi e tornerai alle
consuete incombenze, tuttavia un frammento di quella bellezza senza volto,
che dona solo e nulla chiede in cambio, ti accompagnerà trasmettendoti la
sua melodia senza suono.
Con enfasi poetica potremmo dire che non hai meditato, ma hai dormito il
sonno degli angeli.
Qui e ora,
in questa sola vita,
possiamo risvegliare
la nostra mente implicita
all'ascolto di colui che parla,
alla visione di colui che osserva.
La vita non è affatto prospettiva univoca, ma
qualunque sia il punto di partenza,
il viaggio sarà sempre in circolo
e la meta sarà sempre
la fine di ciò che sembra "se stessi", il proprio ego
e l'inizio dell'altro.
E non c'è nemmeno un oltre se stessi. In senso spirituale non v'è nulla
da conquistare. Nella realtà dei fatti, cioè di quanto avviene con la preghiera
e la meditazione, bisognerebbe apprendere come riuscire a rilassarsi per
diventare ricettivi e rendere permanente il proprio rilassamento e quel
particolare tipo di ricettività.
Naturalmente ciò non significa astenersi, non far nulla. Per rilassarsi
bisogna prima aver lavorato duramente, aver anche studiato, serve passione,
partecipazione. Ma rammentando sempre che si tratta solo ed esclusivamente
di fasi transitorie.
Mi spiego meglio. Preghiera e meditazione sono finalizzate soprattutto a
favorire uno stato mentale condiscendente, di riguardo e accettazione, tanto
verso se stessi, quanto nei confronti della vita.
Una delle differenze tra Buddhismo e religioni monoteistiche sta quindi
sul come diventare più buoni, amorevoli, caritatevoli, compassionevoli.
Il Buddha disse che se presti attenzione e non sei distratto diventi via
via sempre più consapevole. Disse pure che la consapevolezza è come una
freccia a due punte. Quanto più sei attento e sollecito verso gli altri
allora tanto più riuscirai a scorgere la tua vera luminosità interiore,
la natura buddhica. D'altra parte Cristo sollecitò a vegliare. Che differenza
c'è?
La chiara luce della natura buddhica è un'energia cosmica che crea il campo
di coscienza universale.
La natura buddhica, ovvero la dimensione dell'eterno presente, è sia immanente
che trascendente, sia personale che impersonale. Taluni ne considerano un
solo aspetto, quello paterno (o materno), comprensivo e bonario chiamandolo
Dio.
Servirà poi a qualcosa questa insolita, singolare esposizione? Mentre
"siedo", per cercare di scoprirlo, vedo piovere dall'alto nugoli di risposte.
Assensi taciti, aspri dinieghi, sentenze strane quanto inverosimili. Tuttavia
la soluzione vera è una non-risposta. Come lo schiudersi d'un improbabile
loto che offre e ritira se stesso in un gioco che si fonda sulla perenne
alternanza tra apparire ed essere.
nick.salius
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