Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Non sederti con la mente fissa sul vuoto. Se lo farai cadrai in un tipo
sterile di vuoto. Il vero vuoto include il sole, la luna, le stelle e i
pianeti, la terra immensa, le montagne e i fiumi, tutti gli alberi e le
erbe, la gente buona e quella cattiva, le cose buone e quelle cattive, il
paradiso e l'inferno: tutto ciò è in mezzo al vuoto.
Hui-neng (638-713)
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Sia le istruzioni di Gesù per l'orazione, sia quelle del Buddha per la
meditazione non implicano un culto o una seduta collettiva (cioè non prescrivono
né una chiesa né una sala di meditazione, anzi, Gesù stigmatizza esplicitamente
la stupidità di gruppo che regna nelle sinagoghe e fuori):
Vangelo secondo Matteo:
«Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando
ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli
uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece,
quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre
tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire
ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre
vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate [...]».
Anguttara-Nikaya III, 121 e segg.:
«Il meditante si ritira nella foresta, ai piedi d'un albero, o in un posto
solitario, si siede a gambe incrociate, col corpo eretto e con l'attenzione
fissa davanti a sé. Attentamente inspira, attentamente espira. Egli comprende:
"Inspiro calmando le attività del pensiero, espiro calmando le attività
del pensiero", così egli si esercita.
"Inspiro concentrando la mente, espiro concentrando la mente", così egli
si esercita.
"Inspiro riflettendo sull'impermanenza, espiro riflettendo sull'impermanenza",
così egli si esercita.
Così quando la presenza mentale dell'inspirazione e dell'espirazione è sviluppata
e frequentemente praticata, vi sono grandi remunerazioni e grandi vantaggi».
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Nello spirito del Buddhismo, qualunque cosa facciate che sia accompagnata
dalla consapevolezza, dalla concentrazione e dalla visione profonda, può
essere considerata una preghiera.
Thich Nhat Hanh
Un antico maestro disse: «Le montagne, i fiumi, la terra
intera, tutta la moltitudine dei fenomeni non sono altro che te stesso».
Se potessi assorbire l'essenza di questo messaggio, non ci sarebbero attività
al di fuori della meditazione: ti vestiresti in meditazione e mangeresti
in meditazione; cammineresti, ti alzeresti in piedi, ti siederesti e ti
sdraieresti in meditazione; percepiresti ed avresti cognizione in meditazione;
avvertiresti la gioia, la rabbia, la tristezza e la felicità in meditazione.
Muso (1275-1351).
La compassione unisce, la religione, per lo meno nel suo modo attuale
di proporsi, divide. Così come un bisturi può essere adoperato per guarire
o ferire, così l'energia può causare sia benefici che danni. Sembra che
in tanti abbiano dimenticato come l'energia sia sempre la stessa. E' l'uso
che se ne fa a determinarne le qualità. Consideriamo la preghiera. Essa
tenta d'orientare la propria energia in una direzione ben precisa. Invece
la meditazione si limita a predisporre i soggetti ad un'attesa paziente
per rimuovere, in modo del tutto spontaneo, quegli ostacoli che limitano
il flusso della vitalità. In effetti non si tratta di approcci spirituali
opposti, bensì complementari. L'uno non esclude l'altro. Quando prevale
la gratitudine diventa quasi spontaneo formulare sentite e riconoscenti
preghiere di ringraziamento.
Messaggio ricevuto il: 19-04-06
Nome del mittente: Spok ...
Oggetto: a chi devo rivolgere le preghiere?
Quesito
Nelle f.a.q. parlate di preghiere benevole,
ma nella concezione cristiana si è abituati a pregare Dio. Non capisco a
chi bisognerebbe rivolgere le preghiere in una meditazione che non comprende
un Dio.

Ottima domanda, sono lieto che tu l'abbia posta. Considera che i quesiti
riguardo le F.A.Q. sono stati inseriti così come pervenuti e le risposte
sono suscettibili tanto a modifiche che approfondimenti.
La F.A.Q. a cui ti riferisci è la seguente:
http://www.meditare.it/faq/qa_01.htm#preghiera
Pertanto, a chi dovremmo rivolgere le nostre fervide preghiere quando la
meditazione sembra implicare l'inesistenza di un Dio?
La contraddizione è solo apparente. La
meditazione non è un rapporto
con se stessi, come qualcuno insinua o vorrebbe far credere. Taluni, tra
cui in particolare i praticanti dello Zen, definiscono talvolta la meditazione
come la ricerca del proprio volto originale. Ma cos'è, in che consiste e
a chi appartiene questo volto? Durante il processo meditativo ci si rende
ben presto conto che il suddetto volto, riferimento simbolico ad una qual
certa realtà interiore, non è il proprio e che l'enfasi andrebbe posta soprattutto
sull'aggettivo "originale". Una sorgente di gioia e amore che non essendo
"nostra" o "personale" potrebbe coincidere con il Brahman, il Dio, l'assoluto.
Tuttavia i cultori di meditazione evitano di spiegarlo perché il proprio
essere effettivo andrebbe sentito e non pensato.
E' un po' come la tesi dei mistici di tutti i tempi secondo cui la vera
realtà spirituale è un'esperienza e non un concetto. Ed anche se il nostro
linguaggio ci consente di trasmettere soprattutto idee, rappresentazioni
o interpretazioni di ogni vicenda e non le situazioni stesse, rimane pur
sempre la possibilità d'intuirne la pregnanza, la profondità, l'intimità
esistenziale. Non confondere il dito – la preghiera – che indica la luna
– l'essenza divina – con la luna medesima. Né, tanto meno, evita di confonderla
con il suo riflesso nello stagno dei desideri. La preghiera dovrebbe essere
un aiuto per sentire o accogliere la presenza divina implicita, affatto
diversa da ciò che è ... la vita cosiddetta ordinaria.
Tuttavia questa risposta suscita un'altra domanda. Riusciremo a percepire
tutta la realtà della vita, oppure esistono dimensioni, circostanze, che
ahimè ci sfuggono? Non si può dire. Conoscere se stessi significa pure riconoscere
e comprendere che siamo solo un'onda emersa sulla superficie di un oceano
chiamato vita. L'increspatura è momentanea, svetteremo per qualche frazione
di tempo cosmico sino a ricongiungerci con la sua stessa natura.
Meditazione è il riconoscimento repentino della propria vera, indissolubile,
mai nata e non diveniente natura, prim'ancora che il gioco degli eventi
o la ruota della vicenda cosmica non ci riconduca comunque all'origine.
Quel vuoto assoluto da cui scaturiscono sia gli esseri che le cose. Ciascun
microcosmo ripercorre, in scala infinitesimale, il pulsare ciclico della
realtà. Miriade d'esistenze e di mondi che appaiono e scompaiono, si alternano,
ritornano ...
In definitiva, non v'è nessuna contraddizione tra meditazione
e preghiera. Infatti la meditazione può essere intesa come una preghiera
silente, senza parole, la ricerca di un'intesa diretta e più soddisfacente
della mera immaginazione, con un Dio che si percepisce, innanzitutto, in
quanto gioia, compassione, amore, ...
Attenzione, gli ambiti di preghiera e meditazione sono piuttosto flessibili,
quasi inafferrabili, un tantino sfumati. Ma dapprincipio non rimescoliamoli
assieme. Può capitare che dopo aver meditato ti senti di ringraziare con
una preghiera. Oppure potrebbe anche accadere che pregando ti ritrovi in
meditazione. Gli approcci sono tanti e nessuno è migliore degli altri. Ciascuno
dovrebbe trovare il proprio. Ciò che gli si addice, lo fa star meglio e
sentire più "elevato". Tuttavia il riscontro definitivo sarà sempre, come
d'altra parte hanno testimoniato i contemplativi di qualunque religione,
un'esperienza espansiva, quieta, silente, senza parole, affatto mediata
dalla mente discorsiva o concettuale.
Mi auguro che il nostro semplice riflettere ci aiuti a cogliere sia i
risvolti più naturali che quelli meno ovvi o apparentemente enigmatici di
questa nostra pur sobria, ma costante, quotidianità esistenziale. E ci rinnovi
in modo tale da non creare più tanti ostacoli tra le diverse o discrepanti
concezioni dell'esistenza. Affinché le nostre osservazioni colgano la qualità
meditativa necessaria perché ogni azione che ne segue si trasformi, essa
medesima, in una splendida, incommensurabile preghiera.
nick.salius
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